Alcide Cerato, l’ultima volata di un uomo che ha vissuto di ciclismo e di impresa
Dal professionismo alla scoperta di grandi talenti, fino alla costruzione di una delle più importanti realtà funerarie italiane: il ricordo di Alcide Cerato, uomo di ciclismo, impresa e innovazione.
Barbara Ruscitti 24/08/2026 0
Si è spento a 87 anni Alcide Cerato. Professionista negli anni Sessanta, dirigente, scopritore di talenti e grande appassionato delle due ruote. Nel settore funerario costruì San Siro, una delle imprese più conosciute d'Italia. TanMagazine lo ricorda anche per la capacità, non comune in quegli anni, di guardare con interesse alle idee innovative che stavano cambiando il comparto.
Ci sono uomini per i quali una passione non rappresenta semplicemente una parentesi della vita. Diventa piuttosto il filo che tiene insieme tutto il resto.
Per Alcide Cerato, scomparso all'età di 87 anni, quel filo è stato il ciclismo.
Prima corridore, poi dirigente, scopritore di talenti e punto di riferimento per tanti giovani, Cerato ha attraversato oltre mezzo secolo di ciclismo italiano senza perdere quel legame profondo con la bicicletta che aveva caratterizzato la sua giovinezza.
Dalla Molteni alle grandi classiche
Nato a Legnaro l'11 febbraio 1939, Cerato arrivò al professionismo nel 1961 con la Molteni.
Erano anni straordinari per il ciclismo italiano, fatto di strade molto diverse da quelle di oggi, di grandi classiche, di fughe interminabili e di corridori capaci di costruire il proprio nome chilometro dopo chilometro.
Cerato partecipò a due edizioni del Giro d'Italia, nel 1962 e nel 1963.
Proprio il 1962 fu una delle stagioni più importanti della sua carriera: arrivò terzo al Giro di Lombardia, alle spalle di Jo de Roo e Livio Trapè, secondo al Giro del Trentino e alla Coppa Placci e quarto al Trofeo Baracchi.
Poi, nel 1964, una caduta contribuì a interrompere prematuramente la sua carriera agonistica.
Per molti sarebbe stata la fine di una storia.
Per Cerato fu semplicemente l'inizio di un'altra.
Quando smise di correre cominciò a costruire corridori
Il suo rapporto con il ciclismo continuò infatti sotto un'altra forma.
Con la Nuova Baggio San Siro, Cerato diventò uno di quegli uomini capaci di osservare un giovane atleta e intravedere quello che ancora gli altri non riuscivano a vedere.
Dalla sua esperienza passarono corridori destinati a lasciare il segno nel ciclismo italiano.
Tra questi Moreno Argentin, Pierangelo Bincoletto, Maurizio Bidinost e Stefano Allocchio.
Cerato non si limitava a finanziare una squadra.
La viveva.
Seguiva i ragazzi, pretendeva disciplina, osservava il loro carattere oltre alle capacità atletiche e cercava di trasformare il talento in professionismo.
Fu questo probabilmente uno dei contributi più importanti che diede al ciclismo: dopo aver corso, aiutò altri a diventare corridori.
Nel corso degli anni arrivarono anche gli incarichi istituzionali, fino alla presidenza del Consiglio del Ciclismo Professionistico.
La bicicletta, insomma, non uscì mai realmente dalla sua vita.
Il corridore che diventò imprenditore
Parallelamente allo sport, Alcide Cerato dimostrò di possedere un'altra qualità: una spiccata capacità imprenditoriale.
Nel 1965 fondò a Milano l'Impresa San Siro.
Da quella realtà costruita nel dopoguerra economico italiano sarebbe nata, nel corso degli anni, una delle aziende più conosciute e strutturate del settore funerario nazionale.
Cerato seppe far crescere la propria impresa, darle organizzazione, immagine e solidità e, soprattutto, seppe comprendere che anche il mondo funerario era destinato a cambiare.
Ed è proprio questo un aspetto della sua storia che TanMagazine vuole ricordare.
La capacità di riconoscere le idee prima che diventassero normalità
Chi ha vissuto il settore funerario italiano negli anni in cui cominciavano a essere proposti nuovi modelli di servizio ricorda bene quanto fosse difficile parlare di innovazione.
Concetti che oggi fanno parte normalmente del nostro settore, allora apparivano a molti troppo lontani dalla tradizione italiana.
Cerato aveva invece la curiosità dell'imprenditore.
Osservava, ascoltava e cercava di capire dove sarebbe andato il mercato.
È in quel contesto che si colloca anche il rapporto professionale con Andrea Fantozzi, Fondatore dell'I.N.I.T. Istituto Nazionale Italiano Tanatoprassi e di Assotan Associazione italiana tanatoprassi e oggi anche Direttore di TanMagazine, che già allora stava lavorando in Italia a un nuovo progetto di Casa Funeraria, insieme a una più ampia concezione dell'innovazione dei servizi funerari.
Cerato fu tra gli imprenditori che per primi seppero guardare con interesse e riconoscere il valore di quel progetto, quando parlare in Italia di strutture specificamente pensate per l'accoglienza del defunto e delle famiglie significava confrontarsi con un modello ancora profondamente innovativo.
È un ricordo che oggi assume un significato particolare.
Non quello di stabilire primati o alimentare confronti, ma quello di riconoscere una qualità che apparteneva a Cerato: saper ascoltare un'idea nuova e comprenderne le potenzialità prima che quella stessa idea diventasse patrimonio comune del settore.
Negli anni successivi le strade e le esperienze imprenditoriali avrebbero naturalmente seguito percorsi differenti.
Ma quel confronto appartiene alla memoria di una stagione importante della funeraria italiana, quando molte delle trasformazioni che oggi consideriamo normali erano ancora soltanto progetti, intuizioni e, soprattutto, scommesse.
Due mondi, lo stesso carattere
Forse ciclismo e impresa non erano poi così lontani per Alcide Cerato.
In entrambi occorre capire quando attaccare.
Occorre resistere quando arrivano le difficoltà.
Occorre saper scegliere le persone.
E soprattutto bisogna avere la capacità di guardare qualche chilometro più avanti degli altri.
Cerato lo fece nello sport, prima correndo e poi aiutando giovani talenti a costruire il proprio futuro.
Lo fece nell'impresa, trasformando San Siro in un nome importante della funeraria italiana.
E continuò a farlo mantenendo per tutta la vita quel legame con il ciclismo che probabilmente racconta Alcide Cerato meglio di qualsiasi definizione.
L'ultima volata
Oggi il ciclismo perde un uomo che ne ha conosciuto quasi ogni dimensione: atleta, dirigente, talent scout, organizzatore e appassionato.
Il settore funerario saluta invece un imprenditore che ha costruito una realtà importante e che ha attraversato decenni di trasformazioni del comparto.
Per noi di TanMagazine rimane anche il ricordo di un uomo che, in anni nei quali innovare nella funeraria italiana significava spesso andare controcorrente, seppe riconoscere il valore delle idee nuove e confrontarsi con chi cercava di costruire un modo diverso di concepire il servizio funerario.
Ma se dovessimo scegliere una sola immagine per ricordare Alcide Cerato, probabilmente non sarebbe quella di un ufficio.
Sarebbe una bicicletta.
Perché l'imprenditore costruì una grande azienda, ma il ciclista, in fondo, non smise mai di pedalare.
TanMagazine esprime il proprio cordoglio alla famiglia Cerato e a tutti coloro che hanno condiviso con lui una vita straordinariamente lunga di sport, impresa e passione.
Potrebbero interessarti anche...
Andrea Pastore 13/10/2024
Il Regolamento di Polizia Mortuaria: un quadro in evoluzione
Il Regolamento di Polizia Mortuaria, introdotto con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 10 settembre 1990, rappresenta un punto di riferimento fondamentale nell'ambito della gestione dei defunti in Italia. Questo complesso di norme, costantemente aggiornato in base alle evoluzioni sociali, sanitarie e tecnologiche, definisce le procedure da seguire in caso di decesso, dalla constatazione medica alla sepoltura, passando per il trasporto e la conservazione delle salme.
L'importanza di un quadro normativo aggiornato
Il settore funerario è profondamente legato alle tradizioni culturali e religiose di un paese, ma allo stesso tempo è soggetto a rapidi cambiamenti. L'allungamento della vita media, l'evoluzione delle pratiche mediche, l'emergenza sanitaria globale e le nuove esigenze della società civile richiedono un continuo adeguamento del Regolamento di Polizia Mortuaria.
Quali potrebbero essere i prossimi aggiornamenti?
Sulla base delle tendenze attuali e delle sfide future, è possibile ipotizzare alcune possibili evoluzioni del Regolamento:
- Digitalizzazione dei processi: L'introduzione di strumenti digitali per la gestione delle pratiche funerarie potrebbe semplificare le procedure, ridurre i tempi e garantire una maggiore trasparenza. Si potrebbe pensare a un'anagrafe dei defunti digitalizzata, alla dematerializzazione dei certificati e alla possibilità di effettuare alcune operazioni online.
- Valorizzazione della volontà anticipata: Sempre più persone desiderano esprimere le proprie volontà in merito alle proprie esequie. Una revisione del regolamento potrebbe prevedere una maggiore tutela della volontà anticipata, facilitando la sua espressione e garantendone il rispetto.
- Sostenibilità ambientale: Il tema della sostenibilità ambientale sta diventando sempre più centrale in tutti i settori. Anche il settore funerario potrebbe essere interessato da un processo di ecologizzazione, con l'incentivazione di pratiche più rispettose dell'ambiente, come la cremazione o la sepoltura naturale.
- Tutela dei diritti dei familiari: Il decesso di un congiunto rappresenta un momento molto delicato per i familiari. Il regolamento potrebbe essere aggiornato per garantire una maggiore assistenza e tutela dei loro diritti, sia dal punto di vista emotivo che pratico.
Conclusioni
Il Regolamento di Polizia Mortuaria è uno strumento dinamico, che si adatta ai cambiamenti della società. I prossimi anni potrebbero portare a significative novità in questo ambito, con l'obiettivo di garantire un servizio sempre più efficiente, trasparente e rispettoso delle esigenze di tutti.
Chiara Ricciarelli 15/10/2020
CASE FUNERARIE E TANATOPRASSI.
COME CAMBIA IL RITO FUNEBRE E LA CONCEZIONE DELL’ EVENTO MORTE. L’ IMPORTANZA DELLA TANATOPRASSI NELLE CASE FUNERARIE PER “UMANIZZARLA”.
Il culto della morte, e dei morti, è, fin dall’ alba dei tempi, un elemento caratterizzante della
cultura dei popoli. La concezione del rito funebre è nel tempo stata oggetto di modifiche
nella pratica e nell’ immaginario collettivo. In questo articolo, TanMagazine vuole
ripercorrerne brevemente l’ excursus fino ai giorni nostri, e sintetizzare il fenomeno sempre
più incalzante delle case funerarie e della tanatoprassi come atti rivoluzionari sia per il rito
che per la veglia funebre.
Il culto della morte, e dei morti, è, fin dall’ alba dei tempi, un
elemento caratterizzante della cultura dei popoli, nella storia;
tuttavia, le tradizioni e gli usi legati alla morte e al suo rito funebre
sono variati incredibilmente a seconda dell’ età storica, del luogo,
della fede religiosa, e, non da ultimo, a seconda delle estreme
volontà del deceduto e dei suoi cari.
Durante il percorso della storia e dei popoli, il rito funebre ha
assunto caratteristiche e connotati diversi, fino a giungere ai giorni
d’ oggi, in questa nostra società moderna, dove se, non altro, esiste
una maggior consapevolezza razionale all’idea stessa della morte.
La morte, in quanto limite supremo all’agire umano, su questa terra.
Nonostante questa nostra maggior consapevolezza, la morte e l’
idea che l’ accompagna, sembrano essere ancora un tabù, nei fatti,
un argomento“scottante” o comunque, forse, indigesto, oppure, ad
ogni modo, e sempre, un tema che si cerca di evitare.
Eppure, purtroppo, l’ evento morte è un doloroso accadimento che
tutti ci dobbiamo trovare, prima o poi, ad affrontare; pertanto l’
obiettivo ultimo di questa nostra società, dovrebbe essere quello di
cercare di umanizzare il più possibile una tematica che continua a
farci così paura.
Vero è, ad ogni modo, che è proprio tramite il rito funebre che,
anche oggi, si riesce a condividere l’ evento morte, e a convivere
forse con questa idea che incute ancora così timore.
Se il culto della morte è frutto della cultura e della tradizione dei
popoli, e il rito funebre contribuisce in un certo senso ad aumentare
la tolleranza umana verso il doloroso evento del trapasso, quali
sono le tendenze, nel prossimo futuro, in questo senso?
E’ in un contesto come questo, che per far fronte ad un’ idea di
morte che continua a far paura, si è inserito, piano piano,
lentamente, il concetto di “Casa Funeraria”.
Il rito funebre, nella nostra tradizione italiana, si svolge, infatti,
storicamente, in questo modo. Ovviamente, prima che le esequie
del caro defunto vengano sepolte, o cremate, esse vengono
riposte in un luogo per dargli l’ ultimo addio ed accompagnarlo alla
vita ultraterrena.
Nel nostro paese, di solito, fino ad ora, l’ ultimo saluto, l’ addio
estremo al proprio caro defunto è offerto o all’interno delle mura
domestiche o nelle strutture sanitarie, all’ interno degli obitori degli
ospedali.
Nel primo caso, spesso, i cari del defunto, continueranno a vivere in
quell’ abitazione, seguitando, dopo la sua morte, ad avere un
ricordo spiacevole dell’ evento. Nel secondo caso, gli obitori sono
spesso “freddi”, sia nelle strutture che nell’ idealità: luoghi
profondamente inidonei a garantire la necessaria intimità e
riservatezza e a poter esprimere, a pieno, nella propria sensibilità,
tutte le emozioni e i sentimenti che inevitabilmente i congiunti e le
famiglie del caro scomparso, devono affrontare.
In entrambi i casi, comunque, si tratta di un rito spesso inadeguato
a rappresentare a pieno le volontà e i desideri, le volontà di
raccoglimento delle famiglie, che hanno bisogno di tempo per
ricongiungersi col caro scomparso, per pregare, per ricordarlo e per
accompagnarlo, nel caso siano credenti, nel suo viaggio verso l’
aldilà.
Spesso il rito funebre viene eseguito senza particolari emozioni, in
tutta velocità, per poter permettere di svolgere il funerale
rapidamente, per ovvie questioni igieniche della salma, che fra l’
altro, provata dal trapasso e in molti casi dalla sofferenza, si
presenta agli occhi delle famiglie, ovviamente, non in perfette
condizioni, anche da un punto di vista puramente “sensoriale”.
E’ in un contesto come questo che il fenomeno delle Case
Funerarie e della Tantatoprassi si inseriscono.
La Casa Funeraria si configura quindi come luogo idoneo e
adeguato, in cui la salma del caro congiunto scomparso può
essere custodita, in tutta tranquillità e sicurezza. L’ atmosfera è
giusta e rilassata, quella di tranquillità, raccoglimento, serenità e
possibilità di preghiera.
L’ idea ha preso, in origine, avvio molto tempo fa ormai, negli USA e
in Inghilterra. Tuttavia, questo fenomeno - nonostante le sopracitate
paure e i timori per l’ evento morte e per i suoi tabù che di fatto,
continuano ad essere presenti nella nostra cultura e nella nostra
mentalità -, piano piano si è fatto spazio anche nel nostro paese,
soprattutto in tempi recenti e nel Settentrione, cercando di cambiare
un po’ questa concezione, e contribuendo piano piano alla
creazione di un concetto di rito funebre completamente diverso da
quello che è sempre stato.
Con la Casa Funeraria, la concezione del rito funebre è tesa
progressivamente a modernizzarsi, scacciando o provando ad
allontanare in qualche modo paure e tristezze, o, comunque,
alleggerendone il carico e il doloroso e straziante impatto emotivo.
La Casa Funeraria è un luogo accogliente e tranquillo, nel quale si
possono creare le condizioni per vivere l’ evento morte e per dare l’
ultimo addio al caro scomparso, in silenzio, raccoglimento,
meditazione, tranquillità, offrendo la possibilità di un vero e proprio
luogo di memoria.
La Casa Funeraria offre spazi idonei, adeguati, puliti, rispondendo a
dovuti e precisi canoni igienici e strutturali e consentendo di
ampliare la veglia funebre per più giorni, rispetto ad adesso, dove
tutto deve essere fatto (per forza di cose) velocemente.
In questo contesto, è doveroso ricordare che il ruolo della disciplina
della Tanatoprassi è, all’ interno della Casa Funeraria, tutt’ altro che
accessorio, ma anzi, indispensabile per riuscire a sposare bene l’
obiettivo ultimo di ridare dignità alla morte.
Le tecniche di Tanatoprassi, ossia quell'insieme di tutte le cure
rivolte alla salma prima delle esequie, in termini di igiene, di
conservazione e di presentazione estetica, sono essenziali, infatti,
al corretto funzionamento di una Casa Funeraria.
Nelle ore immediatamente successive alla morte, infatti, il corpo del
dipartito subisce naturalmente una repentina trasformazione, con
la fuoriuscita di liquidi organici e la presenza di vapori nauseanti,
che lo rendono, se non trattato, ai limiti della decenza e della
presentabilità davanti agli occhi delle proprie famiglie e dei propri
cari. Questo può contribuire a rendere la veglia funebre traumatica:
l’ obiettivo della Tanatoprassi è proprio quello di conservare il corpo
il più a lungo possibile, farlo in condizioni igieniche e di sicurezza e
trattare la salma in modo da renderla, esteticamente, il più possibile
vicina a rappresentare un’ immagine serena del defunto,
umanizzando l’ evento morte, e cancellandone o alleggerendone i
segni inevitabili della sua sofferenza.
Ecco perché le Case Funerarie, senza la pratica della Tanatoprassi,
non svolgono completamente la loro funzione, e noi di
TanMagazine ci auguriamo che sia proprio in questa direzione che
si svolgano le prossime tendenze, per cambiare in modo radicale e
rivoluzionare il concetto della morte e il rito funebre, in condizioni di
maggiore igiene, sicurezza, tranquillità, raccoglimento, che il
defunto merita.
Per riportare davvero il povero “caro scomparso” ad essere
“protagonista”, con estrema dignità, anche di questa fase inevitabile
della propria esistenza, quella che è il fine vita.
Valter Manzone 05/10/2021
Professione e competenze
La regolamentazione delle professioni come la tanatoprassi dovrebbero seguire principi specifici. In particolare nella definizione delle norme di pratica professionale.
Il mondo Funerario è seriamente soggetto a interventi normativi, e la nuova regolamentazione dovrebbe essere motivata dall’esigenza di proteggere le famiglie dalle conseguenze di servizi di scarsa qualità qualora esistano problemi di informazione asimmetrica. Per esempio, può essere molto difficile per una persona comune individuare – e quindi evitare – un tanatoprattore incompetente. Poiché essere serviti da un tanatoprattore poco capace può avere conseguenze potenzialmente molto sgradevoli, è preferibile regolamentare l’accesso alla professione tanatopratica per impedire agli incapaci di operare sul mercato.
Naturalmente, limitare l’accesso a un mercato come quello della tanatoprassi ha necessariamente un costo: rispetto a uno non regolamentato, vi opererà un minor numero di professionisti e di conseguenza i prezzi saranno più elevati. Non c’è dubbio che preservare o migliorare la qualità dei servizi (tanatopratici) offerti a un sistema funerario che si trova in un momento storico come quello che stiamo attraversando con la nascita e diffusione delle Case Funerarie su tutto il territorio sia desiderabile o forse necessario.
Nonostante la ragionevolezza del principio oggi il settore funebre italiano manca sul problema più serio: nella maggior parte dei casi si osservano persone del settore o impresari funebri partecipare a corsi di 3/5 giorni senza alcun esercizio pratico su casi reali, quando per una buona formazione accorerebbero almeno 100 casi reali a partecipante. No invece gli impresari italiani a fine dei 3/5 giorni portano a casa un attestato che subito appendono dietro la loro scrivania e si sentono tanatoprattori super professionisti. Tutto questo assolutamente non garantisce il miglioramento della qualità dei servizi rivolti alla salma oggi sempre più presenti.
Questi risultati sul comportamento delle imprese funebri italiane deve necessariamente portarci a concludere che si debba Regolamentare l’accesso alla professione sulla cura della salma. Infatti, è del tutto evidente che in alcuni casi le conseguenze di un cattivo servizio sono talmente disastrose da giustificare largamente una forma di regolamentazione dell’accesso alla formazione sulla cura delle salme.
In realtà il punto cruciale riguarda il livello minimo di conoscenze (di vario tipo, comportamentali incluse) necessario per esercitare la professione del tanatoprattore.
Il tanatoprattore professionista iscritto all’Ordine Nazionale Tanatoprattori O.N.T. avrà dei requisiti professionali che saranno oggetto di verifiche periodiche perche si mantenga l’appartenenza all’ordine o alla professione.
L’Ordine è composto da quasi 30 professionisti.
Attraverso un numero verde è possibile richiedere un iscritto all’Albo, richiedere la sua scheda personale con la descrizione delle esperienze effettuate e trovare i suoi contatti.
La ricerca a breve potrà essere effettuata anche online per cognome o numero di matricola oppure in base alle esperienze professionali e ai principali ruoli svolti. Questo secondo criterio è valido solo per i professionisti che hanno compilato il proprio profilo professionale attraverso l’area iscritti.
I professionisti preparati e competenti hanno l’esigenza di essere tutelati dalla concorrenza non qualificata di professionisti improvvisati, offrendo al mercato la verifica oggettiva delle competenze realmente possedute.
I clienti, per affidarsi ad un professionista, hanno necessità di disporre di una forma di “garanzia preventiva” per ottenere prestazioni adeguate alle loro esigenze ed essere salvaguardati dal rischio di affrontare inconvenienti o incorrere, nella peggiore delle ipotesi, nel danno.