Attestati formazione sulla cura delle salme farlocchi? Ecco come scoprire se sono considerati validi!

Sandra Bergamelli 11/03/2021 0

Il rilascio degli attestati per corsi di formazione professionali destinati alla cura delle salme sono molto importanti quando si tratta di lavoro.

Una formazione degna di questo nome deve avere come unico obiettivo l’acquisizione di competenze. Tuttavia, anche se seguire lezioni interessanti è sempre bello (un po’ come seguire lezioni noiose si trasforma in un’impresa a dir poco impegnativa), senza una certificazione la loro validità è pari a zero.

Infatti, in tema di documentazione in ambito di Tanatoprassi e igiene funeraria, per gli attestati dei corsi di formazione la validità è tutto.

Ma quali sono i requisiti che un attestato di formazione dovrebbe avere? Insomma, come capire se davvero gli attestati di formazione sono validi? Ad esempio, chi può rilasciare attestati di formazione sulla Tanatoprassi?

Scopriamo di più sul rilascio di attestati per corsi di formazione sulla tanatoprassi validi o farlocchi in questo articolo. Analizziamo i vari aspetti implicati e impariamo come smascherare eventuali tentativi di raggiro. Sulla formazione non si scherza!

 

 

Attestati di formazione validi o farlocchi: come riconoscerli

Frequentare corsi senza attestati di formazione validi non porta a nulla.

Compreso questo dogma, con il nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria di prossima uscita dove  è stato possibile porre basi più solide in materia di formazione nel campo della tanatoprassi. È stata fatta maggiore chiarezza su un ambito che, prima, presentava non poche ambiguità.

Tuttavia, se da un lato sono state colmate grosse lacune, dall’altro la formazione nel campo della cura dei defunti ha generato un business che è stato preso di mira da molti. Così sono nate società fittizie ed enti bilaterali che forniscono corsi con relativi attestati di formazione senza validità alcuna.

Questo mercato, purtroppo, è cresciuto nel tempo, ha illuso tante persone e aziende e ha portato alle “vittime” del raggiro una perdita di denaro, oltre al rischio di sanzioni per il fatto di non aver rispettato gli obblighi in materia previsti dalla Legge.

A favore di questa situazione e del diffondersi di attestati di formazione farlocchi, inoltre, c’è anche la cosiddetta garanzia d’impunità, in quanto vengono controllate solo il 5% del totale delle realtà aziendali che si occupano di formazione. Di conseguenza, i reati effettivamente scoperti sono solo una piccolissima parte, e si va dalla falsifica dei registri alla contraffazione alla truffa, fino all’associazione a delinquere.

Ma come fare per riconoscere corsi e relativi attestati di formazione sulla tanatoprassi validi? Innanzitutto è fondamentale individuare un buon Istituto di formazione su questa disciplina, scegliendo ad esempio tra i centri riconosciuti e accreditati.

Vediamo di seguito quali sono i requisiti base di un attestato di formazione riconosciuto dalla legge.

·       Requisiti di un attestato di formazione

La validità degli attestati dei corsi di formazione è determinata da una serie di elementi imprescindibili. Questi requisiti sono:

  • Prima cosa che esista una Legge che riconosca quella specifica figura professionale
  • Presenza di dati relativi all’ente che organizza e gestisce il corso di formazione professionale
  • Presenza della dicitura riportante la normativa di riferimento.
  • Indicazione di tutti i dati corretti relativi al partecipante al corso di formazione professionale
  • Indicazione della tipologia di corso e del settore di appartenenza
  • Numero di ore di corso sia pratiche che teoriche effettivamente frequentate
  • Periodo di frequenza del corso di formazione
  • Presenza delle firme del rappresentante dell’ente formatore e del corsista

 

Chi può rilasciare attestati di formazione sulla Tanatoprassi?

Oltre ai dati sopracitati come requisiti di un attestato di formazione nel campo della tanatoprassi, un punto importante è quello che vede protagoniste le realtà che erogano i corsi. E allora, chi può rilasciare gli attestati di formazione sulla tanatoprassi?

Per verificare che gli attestati di formazione siano validi, infatti, occorrerebbe accertarsi che il corso di formazione sia riconosciuto dalla Pubblica Amministrazione.

In questo senso, è possibile svolgere corsi validi e riconosciuti solo dopo che lo stato abbia riconosciuto la disciplina della tanatoprassi e  la figura del tanatoprattore sul territorio nazionale.

·       Attestati per corsi di formazione di tanatoestetica senza validità

Le proposte di rilascio di attestati per corsi di formazione per la tanatoestetica o tanatoprassi poco trasparenti o addirittura illegali sono purtroppo moltissime.

In questo senso, una realtà da tenere particolarmente in considerazione è quella che vede protagonisti i corsi di formazione online. Quel che è bene sapere, infatti, è che non tutti i corsi possono essere svolti tramite modalità e-learning, nonostante si trovino proposte di ogni genere che danno accesso a certificazioni e attestati per corsi di formazione senza alcuna validità.

Un altro caso è quello di realtà che promuovono il rilascio di attestati per corsi di formazione a pagamento, senza proporre nemmeno la frequenza del corso. Naturalmente, anche in questo caso si tratta di certificazioni senza alcun tipo di validità.

 L’attestato è il documento che certifica l’acquisizione delle competenze apprese durante il corso di formazione e dev’essere presentato in caso di controlli delle autorità competenti.

I riconoscimenti sono nati per creare le categorie professionali.
Il riconoscimento di un corso però, non è un indice di validità del corso stesso.

Gli unici riconoscimenti che hanno valore legale sono (ovviamente) quelli che derivano da un ente pubblico.
Classicamente sono:

  • Corso di specializzazione riconosciuto dal MIUR
  • Corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione

Esistono anche riconoscimenti di enti privati (solitamente sono associazioni), ma non hanno ovviamente nessun valore legale. Più semplicemente chi ritiene di dare un peso a questo o quell'ente privato lo fa, chi ritiene di non farlo, non lo fa.
Gli enti privati decidono in piena libertà sia i corsi che intendono "riconoscere", sia i parametri utilizzati per il riconoscimento stesso.

 

Il riconoscimento legalmente valido avviene quando vi è l'esigenza di creare una nuova figura professionale, e quindi si devono determinare le competenze minime che quella figura professionale deve avere.
In questi casi tutti i corsi che riguardano il formare quella figura devono, di fatto, essere riconosciuti dall'ente pubblico preposto.

 
Riassumendo:
Il riconoscimento legale è importante quando si ha necessità di acquisire un titolo (cosa ben diversa dalle competenze), mentre se si sta cercando un corso allo scopo di acquisire delle competenze, si deve prestare particolare attenzione ai programmi, ai docenti, alla spendibilità sul mercato del lavoro di quelle competenze, ecc..
A questo scopo può essere molto utile un confronto diretto con l'ente organizzatore (ponendo tutta una serie di quesiti che servano a comprendere il tipo di corso in relazione alla nostra esigenza formativo-professionale) e possibilmente con quanti abbiano frequentato il corso o lo stiano frequentando.

 

Per concludere, è quindi fondamentale informarsi sempre bene prima di iniziare un corso, per avere la certezza che si tratti di una realtà affidabile e riconosciuta, in grado di rilasciare attestati di formazione validi.

 

 

 

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Andrea Fantozzi 17/09/2020

Tanatoprattore: una professione multidisciplinare

Dal 17 luglio 2013 anche l’Italia dispone dei suoi primi Tanatoprattori. Grazie al primo corso di Tanatoprassi  effettuato dall’I.N.I.T. con il sostegno della cattedra di medicina legale dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata diretta dal direttore, Prof Giovanni Arcudi.

Lentamente, ma inesorabilmente, la tanatoprassi si sta facendo strada anche in Italia dove si riscontra una maggiore presa di coscienza su questa nuova ed emergente disciplina. Ne consegue che i nostri servizi sono sempre maggiormente richiesti. Per questo, l’Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi ha deciso di iniziare a Roma un secondo corso di tanatoprassi sempre con la collaborazione dell'Università.

La collaborazione con l’Università sancisce i nostri corsi con quell’ufficialità che non può mancare in una disciplina che necessita di un’accurata preparazione sia sul piano teorico che pratico. Un livello di preparazione che non si può raggiungere con corsetti di 10 giorni come alcuni vogliono far credere.

La figura del Tanatoprattore è multidisciplinare in quanto la materia contempla varie discipline: chimica, anatomia e anche concetti di psicologia nei confronti delle famiglie. Ricordiamo in proposito che il tanatoprattore, pur lavorando sul corpo dei morti, svolge la sua attività a beneficio dei vivi.

Il programma del corso dell’I.N.I.T. è stato accuratamente studiato e preparato sulla base degli attuali programmi tutt’oggi in vigore in alcuni paesi europei ed anglosassoni come la Francia e l’Inghilterra dove la tanatoprassi viene regolarmente studiata e praticata da moltissimi anni. Corsi che richiedono uno studio in profondità sia a livello pratico che teorico.

Il corso è a numero chiuso e ha una durata di due anni, ma qualora i candidati non abbiano raggiunto il numero massimo di cure per poter accedere agli esami finali, si dilungherà fino al raggiungimento del numero minimo di cure stabilito dal programma.

I requisiti richiesti per frequentare il corso di Tanatoprattore sono un diploma di scuola superiore e soprattutto una buona predisposizione alla materia.

L’obbiettivo dell’I.N.I.T. è quello di formare e immettere nel mondo del lavoro un’equipe di Tanatoprattori professionisti, qualificati e riconosciuti  ufficialmente dalle autorità italiane per poter coprire le richieste del nostro paese, crescere insieme e diffondere questa disciplina che tende a rafforzare la coesione familiare e quella sociale in un mondo che scivola pericolosamente verso l’isolamento e l’individualismo.

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Redazione Tan Magazine 17/09/2020

Jean-Nicolas Gannal, ideatore della tanatoprassi moderna

Personaggio eccentrico e controverso, Jean-Nicolas Gannal (1791-1852) ha dato il suo nome al metodo Gannal, considerato il metodo alla base della tanatoprassi moderna. Come molto spesso accade, la fama di cui gode Gannal nel campo della tanatoprassi, è in parte usurpata in quanto il procedimento di conservazione dei corpi per via d’iniezione vascolare era già stato attuato dal medico italiano Giuseppe Tranchina qualche anno prima di Gannal, e addirittura un secolo prima

dall’anatomista olandese Frederik Ruysch che con il suo liquor balsamicum è considerato il primo ad avere utilizzato l’iniezione arteriosa per la conservazione dei cadaveri.

Le parti anatomiche e i corpi conservati da Ruysch suscitarono un notevole interesse tanto che, a quasi un secolo dalla sua morte, Giacomo Leopardi scrisse un’ opera intitolata Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.

Sembra che, attraverso le sue mummie, Ruysch volesse trasmettere il messaggio che lui – e solo lui – fosse in grado di sfidare la morte rendendo l’aspetto di un morto simile a quello di un dormiente. Enfatizzò sempre la naturalezza delle forme e la flessibilità dei corpi diversi da quelli vivi solo per la mancanza di movimento. Era convinto che nessuno sarebbe stato in grado di raggiungere il suo livello di perfezione. Per questo non volle divulgare il suo metodo. Mantenendo il segreto sarebbe potuto rimanere l’unico valido intermediario tra il mondo dei vivi e la morte. Il metodo non sopravvisse quindi all’autore.

Tornando a scrivere di Gannal va altresì ricordato che l’americano Holmes, che gode di fama ancora maggiore rispetto allo stesso Gannal, specie negli Stati Uniti dove l’embalming nel senso moderno del termine è diventata ormai routine, trasse il suo metodo dalla traduzione in inglese di Histoire des Embaumements scritto da Gannal nel 1838 e tradotto in inglese nel 1840.

Fino al XIX° secolo i metodi di conservazione dei corpi erano molto invasivi, con asportazione di alcuni organi e tagli sulla muscolatura per fare penetrare polveri, aromi e altre sostanze.

Una rivista del 1842 descrive così il metodo Gannal: “Grazie al procedimento inventato dal sig. Gannal nulla è più come prima. Una piccola incisione sulla parte laterale del collo per introdurre il liquore di conservazione, tramite una pompa; poi, all’esterno, tessuti bagnati con liquori aromatici; due ore di tempo ed è tutto finito … non serve nemmeno spogliare il corpo che deve essere imbalsamato … il corpo di un bambino trattato con questo metodo è stato esposto per tre mesi nell’obitorio di Parigi … Un condannato, imbalsamato dal sig. Gannal è stato esposto a Londra per due anni agli occhi del pubblico … è auspicabile che il procedimento del sig. Gannal diventi popolare e questo sarà possibile grazie al prezzo contenuto di questo trattamento …

Su Gannal si sono scritte tante cose. Ad esempio che avesse sperimentato il suo metodo per rimpatriare i corpi di alcuni soldati morti nella battaglia della Berezina durante la campagna di Russia di Napoleone. Questo appare molto improbabile in quanto lo stesso Gannal fu fatto prigioniero dai russi alla Berezina. E’ invece vero che, come addetto ai reparti sanitari, partecipò a numerose campagne napoleoniche, fu fatto sette volte prigioniero e riuscì sempre ad evadere. Sopravvisse a Waterloo.

Tornato a Parigi lavora come chimico al laboratorio di chimica del Politecnico di Parigi prima e a quello dell’Accademia delle scienze, dopo.

E’ protagonista di diverse invenzioni: cere industriali, collanti, inchiostri, gelatine da sotto-prodotti animali che conserva con procedimenti chimici.

Fa ricerche sulla conservazione dei cadaveri per i laboratori di anatomia. Nel 1837, l’accademia delle scienze lo invita a fare delle prove sul metodo di conservazione dei corpi dell’italiano Tranchina per via di iniezione arteriosa di acido arsenico. Dà parere negativo insistendo sui pericoli, per la salute pubblica, rappresentati dall’arsenico. Facendo così finta di dimenticare che anche il suo liquido di conservazione, brevettato nello stesso anno 1837 contiene arsenico.

Ma quando nel 1845 l’Accademia di Medicina di Parigi fa un confronto tra il metodo Gannal e il metodo Sucquet, viene rivelata la presenza di arsenico nel liquido di Gannal che proprio per questo viene screditato. Il suo liquido è soppiantato da quello del suo concorrente, l’imbalsamatore J.P. Sucquet, a base di cloruro di zinco. Nonostante le critiche del mondo accademico e scientifico, grazie alla traduzione in inglese del suo libro, Gannal è noto in America ed è studiando il suo metodo e il suo liquido che Thomas Holmes svilupperà il proprio fluido togliendo la componente d’arsenico. Il metodo di Holmes conoscerà un notevole successo con la guerra di secessione. Holmes dichiarerà di aver praticato personalmente 4028 trattamenti. Al prezzo di 100 dollari per intervento, Holmes tornò nella sua natia Brooklyn da uomo ricco. Successo e ricchezza dovute in gran parte ad un eccentrico inventore parigino di nome Jean-Nicolas Gannal.

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Andrea Fantozzi 17/09/2020

La sepoltura celeste

LA SEPOLTURA CELESTE

(ATTENZIONE IMMAGINI FORTI, NON GUARDARE SE FACILMENTE IMPRESSIONABILI)

La sepoltura celeste (anche conosciuta come "funerale celeste") è un antico rito funerario tibetano, ancora oggi largamente praticato. Il rito prevede che il corpo del defunto venga scuoiato, smembrato con un'ascia ed esposto agli avvoltoi per cibarsene. In Tibet la pratica è nota come JATHOR, che vuol dire fare l'elemosina agli uccelli. Negli anni '60-'70 la Cina ha vietato questa pratica, che è tornata ad essere legale dagli anni '80.

IL RITUALE
Il tomden, il maestro buddhista del cerimoniale, scuoia il cadavere dalla testa ai piedi, lasciando al contatto dell'aria le interiora e le ossa. Gli avvoltoi cominciano a volteggiare sopra il luogo del rituale, attirati dal fumo del ginepro e dall'odore della carne. Il tomden chiama gli avvoltoi usando l'espressione Shey, Shey ("Cibatevi, cibatevi"). Gli uccelli, attirati dalla carne, discendono così dal cielo e si nutrono del corpo dell'uomo morto. Le ossa e il cervello poi vengono frantumati con un martello di pietra e mescolati con farina d'orzo. Il tomden richiama ancora gli avvoltoi, che ridiscendono per mangiare gli ultimi resti.

SCOPO E SIGNIFICATO
La sepoltura celeste rappresenta la morte come episodio del tutto naturale, parte dell'eterno ciclo delle rinascite. Secondo la cultura buddhista, il corpo è un semplice involucro che permette di compiere il viaggio della vita. Dopo la morte generalmente i lama svolgono la pratica del Phowa il "trasferimento della coscienza", in presenza della persona morta, lo spirito abbandona il corpo che di conseguenza rimane vuoto e non ha alcuna necessità di essere conservato. Lasciare il proprio corpo in pasto agli avvoltoi è un atto finale di generosità da parte del defunto nei confronti del mondo della natura che crea un legame con il ciclo della vita e facendo questo il defunto ripaga i suoi 'debiti karmici' con gli altri esseri. Gli avvoltoi infatti sono uccelli che si cibano solo di animali morti e inoltre sono venerati e considerati dai tibetani una manifestazione delle ḍākinī, gli equivalenti tibetani degli angeli (ḍākinī, in tibetano khandroma che significa "colei che percorre lo spazio").

MOTIVAZIONI PRATICHE
Benché abbia un significato religioso, questo tipo di sepoltura risponde ad esigenze pratiche: in gran parte del Tibet, a causa delle grandi altitudini, il terreno è principalmente roccioso e spesso ghiacciato, rendendo difficile lo scavo di fosse. Inoltre, trovandosi la maggioranza del Tibet al di sopra della linea degli alberi, la scarsità di legname rende poco praticabile la cremazione.
Dal punto di vista pratico questo tipo di funerale è il miglior sistema ecologico per lo smaltimento dei cadaveri considerate le condizioni locali di cui sopra. Dal punto di vista ecologico, la miglior soluzione è comunque l'interramento (perché più lento), la peggiore essendo l'incenerimento (cremazione) che provoca anche la formazione di diossina.

ATTENZIONE IMMAGINI FORTI, NON GUARDARE SE FACILMENTE IMPRESSIONABILI

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