Coronavirus e settore funerario

come cambia la morte e il suo trattamento.

Chiara Ricciarelli 17/09/2020 0

Il nuovo flagello epidemico di proporzioni ormai globali sta minando tutto il sistema, compreso il settore funerario. I numeri del Coronavirus sono impressionanti: al 24 marzo, in Italia, ci sono 69.176 contagiati (5.249 persone in più rispetto al giorno precedente, per una crescita dell’8,2%), dei quali 6820 sono deceduti, (+743). Per effetto delle disposizioni messe a punto dal Governo per prevenire il contagio da Covid-19, oggi, è vietata la celebrazione dei funerali in chiesa e sono chiuse le case funerarie e le sale di commiato. Resta ammessa soltanto la cremazione e la benedizione della salma è concessa soltanto al cimitero in forma privata.

Il Coronavirus sta mutando molti aspetti del trapasso: a cambiare è la capacità di gestione dei bisogni spirituali ed emotivi dei familiari che non possono assistere al funerale del caro scomparso. Vengono a mancare i sentimenti di compassione umana. L’elaborazione del doloroso evento, per una famiglia, in questi tempi di emergenza, è davvero difficile. Le stesse pratiche di tanatoprassi e tanatoestetica, importanti per ridare dignità alla morte e per restituire un aspetto quanto migliore possibile alla salma, non sono possibili. L’ aspetto “umano” del decesso viene inevitabilmente a perdere forza e vigore.

Purtroppo, il Coronavirus si sta diffondendo drammaticamente e sta creando non poche difficoltà da gestire. Ma dietro le quinte di questa emergenza, ci sono gli operatori: sono tante le figure che hanno a che fare con questa sorta di “filiera dell’ evento morte”, anche se nessuno ne parla.

Una volta dichiarato, infatti, da parte del medico, il decesso di un paziente, i portantini trasportano la salma dal reparto ospedaliero alla camera mortuaria. Qui, i necrofori gestiscono la salma all'interno dell'obitorio: luogo spesso sotterraneo ed angusto, dove può essere pericolosa un’ alta carica virale. Successivamente, gli operatori funebri depongono la salma in un cofano, chiudono ermeticamente la bara e si occupano, quando questo è possibile, del funerale.

Nel frattempo, le salme vengono portate in luoghi dove resteranno finché non saranno trasferite definitivamente al cimitero o al forno crematorio, ma questo è un processo lungo, ingessato dalla  lenta burocrazia. L’ ufficio di Stato Civile Comunale deve infatti procedere al controllo della correttezza formale di tutta la documentazione, prodotta dalla struttura nella quale il decesso è avvenuto. E al giorno, in media, possono esserci anche oltre 100 pratiche da seguire.

Laddove la salma sarà cremata, poi, la documentazione da produrre ed esibire sarà ancora ulteriore. Le Regioni del Nord, quelle più colpite dall’emergenza, come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, sono al collasso. A Bergamo, città fra le più afflitte, non c’è nemmeno più tempo per i funerali, e tragicamente, neanche più spazio. Eclatante, è, in questo senso, il corteo funebre di camion militari, usati per trasportare le troppe salme delle vittime in altre Regioni.

Posto che un forno crematorio riesca a cremare circa 15 salme al giorno, il tempo necessario per poter “smaltire” i centinaia di corpi in attesa, diventa tragicamente lungo. Alle istituzioni, gli operatori chiedono a gran voce un provvedimento specifico, misure straordinarie per gestire l' emergenza: una semplificazione della burocrazia, con limitazione o eliminazione di determinate prescrizioni debilitanti e penalizzanti per alcuni impianti e alcune parti del settore. 

É importante che tutte le istituzioni regionali modifichino le disposizioni in materia funeraria mettendo a punto particolari misure di protocollo che indichino la procedura per il trattamento di salme e adaveri. Alcune, come la Lombardia e il Lazio, per citare un esempio, hanno provveduto a dare alcune indicazioni in merito. Utilitalia, recentemente, ha diffuso, al riguardo, alcune regole da seguire. Le salme devono essere ricomposte all'interno di una duplice cassa, il cadavere non va spogliato dei suoi abiti ed è necessario avvolgerlo in un lenzuolo imbevuto di disinfettante, che funga da barriera igienizzante.

Prima della chiusura della bara, in modo ermetico poiché è fatto divieto di compiere operazioni a cassa aperta, va posta particolare attenzione agli oggetti potenzialmente contaminati dal virus, come letto e comodini. È importante anche, durante la manipolazione del cadavere, evitare di venire a contatto con fuoriuscite di aria dai polmoni, gas e materiali biologici fluidi: il virus ha elevata sopravvivenza in ambiente esterno e forte potere infettante, per questo è necessaria una disinfezione anche dopo.

È questo che spaventa maggiormente gli operatori funebri, che chiedono tutela. Ovviamente, occorre la massima prudenza: mascherine, guanti di lattice, grembiuli, prodotti igienizzanti. Materiale però che sta cominciando a scarseggiare, prova ne sono le tante segnalazioni, - soprattutto dalla Regione Campania, che però rimane una delle poche che ancora non ha attuato il protocollo -, che in questi giorni stanno giungendo da parte delle imprese funebri, costrette a lavorare oramai senza essere provviste di alcun dispositivo di protezione, per effetto della loro scarsa reperibilità su tutto il territorio nazionale. La norma in tema di trattamento delle salme stabilisce, poi, che il rito funebre può essere anche vietato, in caso di diffusione della malattia. E, laddove si svolge, nella prassi, la benedizione del prete spesso è necessariamente frettolosa, il feretro non può essere toccato e il segno delle condoglianze si traduce in un inchino. Per semplificare al massimo lo snellimento burocratico, si fa indicazione agli operatori funebri di usare tablet, telefonini, pc affinché possano agilmente e velocemente trasmettere in via telematica le documentazioni di morte. Infine, l’ eventuale esumazione di una persona deceduta per malattia infettiva non potrà compiersi se non dopo almeno due anni dalla relativa inumazione.

Non possiamo allora non sottolineare che le conseguenze del Coronavirus sul settore funerario sono allarmanti: troppe vittime fra i nostri cittadini e un lavoro senza sosta tra gli operatori del settore, nel tentativo, anche, di restituire, per quanto sia difficile, compassione ed umanità ai tragici eventi.

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Andrea Fantozzi 17/09/2020

INIMITABILE FLUYTAN "UNA SCOPERTA UTILE AL SETTORE SANITARIO E QUELLO FUNERARIO"

UN GRAN PASSO AVANTI NASCE FLUYTAN

FISSATIVO ALTERNATIVO ALLA FORMALINA

 

 

Introduzione - Formalina è uno dei fissativi più comunemente usati nella conservazione della materia organica in generale, avvolte previa diluzione in acqua e/o in alcoli o altro.

La nocività della sostanza per la salute umana è oramai assodata e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC), a partire dal 2004, l’ha inserita nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per la specie umana.

A tal riguardo nasce l’esigenza di non utilizzare più tale fissativo a scopo di conservazione delle salme e dei campioni del cadavere nei vari settori. In questo lavoro è stata sperimentata una soluzione fissativa alternativa alla Formalina: il Fluytan .

Gli obiettivi di questa sperimentazione sono stati quelli di stabilire la validità del Fluytan nel risultare valido come alternativa alla formalina e di valutare le capacità di conservazione per periodi di tempo medio-lunghi.

Materiali e metodi - Sono stati esaminati 50 individui appartenenti ai gruppi

Animale vertebrato (36 rispettivamente) reperiti senza vita, mediante raccolta su aree montane dove erano presenti abbondanti comunità di faina, cinghiale, cornacchia, topo, scoiattolo etc.

Animale invertebrato (14 rispettivamente) reperiti senza vita, mediante raccolta su strade montane nel periodo primaverile.

In particolare gli organismi animali impiegati durante la sperimentazione sono stati: Scoiattolo, piccolo cinghiale, topi, faina, serpente, lucertola, vipera, coniglio e maiale. Tali organismi sono stati conservati con il Fluytan diluito a diverse concentrazioni con alcol isobutilico e glicerina, e valutati secondo una scadenza temporale (180-365 giorni)

Inoltre altri test preliminari, condotti su tessuti, organi isolati e cadaveri umani, hanno dimostrato l’efficacia conservativa della formulazione per oltre sei mesi.

Le parti trattate hanno conservato nel tempo, a temperatura ambiente, forma, volume e colore indicando l’assenza di fenomeni putrefattivi.

Il fissativo Fluytan garantisce, rispetto alla Formalina, una migliore preservazione degli acidi nucleici: ciò consente un più ampio range di indagini di “molecular profiling” anche su materiale d’archivio, ottenuto senza particolari precauzioni, permettendo ricerche su ampie casistiche nonché l’utilizzo immediato di eventuali nuovi marcatori molecolari utili ai fini clinici

 

L’ alcol utilizzato nella formulazione, l’alcol isobutilico, è anch’esso caratterizzato da una bassa tossicità animale (LD50 nel ratto: orale 2460 mg/kg – cutanea 4200 mg/kg – inalatoria LC50/4h 24 mg/l) ed è classificato poco pericoloso per le acque classe I (WGK1).

Inoltre, la formulazione allo studio, a differenza della formaldeide (formalina) non sembra interferire con le indagini medico legali, in particolare con quelle tossicologiche, in quanto non altera le molecole esogene eventualmente presenti nei tessuti e nei fluidi biologici e non interferisce con la determinazione dell’alcol etilico.

Questa proprietà permette la utilizzabilità dei tessuti a scopo giudiziario anche dopo l’eventuale tanatoprassi ed in caso di esumazione.

L’altra sostanza utilizzata nella formulazione è il glicerolo è un composto organico nella cui struttura sono presenti tre gruppi -OH. Il glicerolo è un componente dei lipidi e dei fosfolipidi o glicolipidi, dai quali viene ottenuto per idrolisi o trans esterificazione.

Vantaggi di Fluytan

. Tossicità nulla

. Non è necessario dopo l’applicazione nessun altro metodo di conservazione

. Elimina la lividità cadaverica

. Applicazione sopra cutanea

. Applicazione sottocutanea

. Applicazione vascolare

. Applicazione ad immersione

. Elimina la Formalina

Il fissativo alternativo Fluytan può quindi entrare nella routine delle varie attività, soprattutto considerando i notevoli vantaggi sotto il profilo della sicurezza degli ambienti di lavoro.

 

 

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Chiara Ricciarelli 03/12/2020

La tanatoprassi ha bisogno di una Legge!!

LA TANATOPRASSI E LA SUA LEGITTIMAZIONE.

Siamo ancora in “terra di nessuno”.

 

A che punto siamo con la legittimazione istituzionale della pratica della

TANATOPRASSI in Italia? Questa disciplina ha ottenuto un

riconoscimento formale da parte del Governo o delle Istituzioni?

Facciamo chiarezza in questo articolo.

La tanatoprassi – è un dato di fatto –, oggi è una disciplina che si muove

ancora in “terra di nessuno”.

Nonostante i tentativi di Assotan e INIT di legittimare la materia, il punto è

che c'è ancora stagnazione di idee e di pratiche, nostro malgrado.

Infatti, nel corso di questi anni, con le nostre associazioni, ci siamo adoperati

per formare professionalmente operatori di tanatoprassi qualificati.

Il corso di tanatoprassi svolto da INIT dal 2010 al 2013, con la

collaborazione dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e con l’Egida

del Ministero della Sanità, si è tenuto con successo – con un ciclo di

formazione pratica su casi reali di 100 operazioni per ogni partecipante al

corso – ed ha visto diplomarsi i primi 5 tanatoprattori specializzati italiani.

Queste figure professionali, oggi riescono, con documentazione alla mano e

con domanda della famiglia del defunto scomparso ad ottenere, seppur a

fatica, l' autorizzazione ad operare come tanatoprattori. E questo accade in

tutta l' Italia, da Bolzano a Palermo.

Gli operatori infatti, mettendosi in contatto con le autorità sanitarie,

ottengono l' autorizzazione ad operare, firmando tutte le carte necessarie.

Ma questo accade perché le autorità sanitarie si informano circa il nostro

Istituto e la sua autorevolezza nel settore. In certi casi, la materia della

tanatoprassi è totalmente sconosciuta e dire che le difficoltà sono poche è

dire, francamente, una menzogna.

Ultimamente, gli operatori della tanatoprassi, sono stati presi maggiormente

in considerazione dal nostro Sistema Sanitario, ottenendo piano piano, l'

autorizzazione ad operare.

E questo è, se vogliamo, un timido segnale in avanti, se pensiamo che in

alcuni casi, le operazioni condotte erano ancor più farraginose.

I trattamenti, di quella che veniva definita imbalsamazione (ma che

imbalsamazione non era), venivano eseguiti, nei fatti, da operatori e tecnici

delle sale obitorio, o da necrofori, che facevano le veci del medico che

invece avrebbe dovuto, secondo il Regolamento della Polizia Mortuaria e i

dettami ospedalieri, eseguire l' operazione. O addirittura, venivano praticate

tecniche, che definire di tanatoprassi e tanatoestetica sarebbe quasi eresia,

con modalità ben lontane dalle regole.

Oggi la realtà è un po’ cambiata. Quella che allora veniva definita come

 

imbalsamazione, ossia la pratica e la tecnica di conservazione che viene

effettuata iniettando liquido conservante nelle arterie, è – per chiamarla con

il proprio esatto nome –, tanatoprassi.

La tanatoprassi si identifica, nello specifico, come conservazione

temporanea.

L' imbalsamazione, invece è ben altro. Si tratta infatti di una pratica

definitiva, il cui intervento esecutivo può andare dai 20 ai 30 giorni. Una

pratica davvero assai costosa, conseguentemente alla quale, ad ogni modo,

ogni anno la salma andrebbe ritoccata e revisionata.

Ma ciò che deve essere in questa sede sottolineato è che si rivela

obbligatoriamente necessaria, all' interno del nostro ordinamento, una legge

al riguardo.

Nel 2017, era stato presentato un Disegno di Legge "Disciplina delle attività

funerarie", il cui iter si era fermato al Senato in corso di esame di

commissione. Anche il successivo DDL FOSCOLO, di cui abbiamo già

parlato, è una disposizione ferma al vaglio delle Camere che, nella sua

stagnazione, non riesce ancora ad essere emanata definitivamente.

Per capire meglio di cosa parliamo, l' articolo 1 del Disegno di Legge n. 1611

"Disciplina delle attività funerarie", definisce i trattamenti di tanatoprassi

come consentiti “qualora il defunto sia destinato a cremazione o a

tumulazione stagna in loculo.” Essi “possono essere eseguiti da operatori

abilitati solo successivamente all'accertamento di morte e al prescritto

periodo di osservazione. Qualora il defunto sia destinato a inumazione o a

tumulazione aerata in loculo, sono consentiti i trattamenti di tanatocosmesi”.

L' articolo 2 del Predetto DDL, invece, esprime i requisiti per espletare la

pratica, recitando testualmente: “Con decreto del Presidente del Consiglio

dei ministri, su proposta del Ministro della salute, previa intesa in sede di

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province

autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro sei mesi dalla data di

entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i requisiti minimi per la

pratica della tanatoprassi, valevoli su tutto il territorio nazionale, in base ai

seguenti criteri: a) individuazione del profilo professionale dell'operatore di

tanatoprassi; b) indicazione dei luoghi idonei all'effettuazione dei trattamenti

di tanatoprassi; c) definizione delle metodiche e delle sostanze da utilizzare

nei trattamenti di tanatoprassi, anche in riferimento alla loro compatibilità con

le diverse pratiche funebri e con i diversi sistemi di sepoltura e prevedendo

le garanzie atte ad assicurare che le suddette metodiche e sostanze non

pregiudichino la salute dell'operatore.”

In tutti i modi, quindi, la tanatoprassi è, oggi più che mai, una disciplina che

ha estrema necessità di un riconoscimento.

Il tanatoprattore deve essere autorizzato in maniera formale da un' autorità

sanitaria e da istituzioni che ne riconoscano, definitivamente, la legittimità.

 

Si avverte fermo e presente l' assoluto obbligo, per l' operatore di

tanatoprassi, di intervenire con tutte le carte necessarie, ossia: la domanda

della famiglia dello scomparso di effettuare tale tecnica conservativa, la

copia del documento di un familiare in cui si è firmato il consenso ad

operare, il modulo che autorizza il tanatoprattore firmato dall' ASL del

territorio competente, la certificazione della qualifica professionale di

tanatoprattore ed infine, una copertura assicurativa e civile che copra

eventuali danni causati nell' ambiente di lavoro.

Tutta la documentazione deve essere firmata dall' autorità sanitaria che

autorizza l intervento, mentre il tanatoprattore rilascia il certificato di eseguita

cura di tanatoprassi.

Ad oggi, tuttavia, il tanatoprattore gode di un riconoscimento soltanto

“ipotetico” da parte della società e delle istituzioni, mentre c'è un bisogno

urgente di una legittimazione istituzionale da parte dello Stato, nonché di

una supervisione da parte delle autorità competenti.

Tale professionalità la si dovrebbe evincere dalla partecipazione e dall'

iscrizione del tanatoprattore ad un albo professionale, che si occupa di

controllare e monitorare i requisiti e le competenze.

Oggi invece, non esiste né una legge né tantomeno un Albo Professionale, a

livello nazionale. A dire il vero, esiste soltanto il nostro, quello interno all'

INIT, ma, come è logico capire, non è sufficiente: non esiste, ad oggi, una

legge in vigore, che autorizzi il tanatoprattore ad operare e che riconosca, in

modo istituzionale, la disciplina della tanatoprassi.

La tanatoprassi, infatti, è una cosa seria e anche il corso che qualifica l'

operatore al suo esercizio, deve avere assoluto riconoscimento da parte

dello Stato e delle autorità sanitarie.

E' infatti fondamentale scegliere, per l' espletamento di queste tecniche e

pratiche, i tanatoprattori iscritti ad un ordine, in questo caso, all' ONT, Ordine

Nazionale Tanatoprattori, la cui unica realtà esistente per il momento, è

soltanto la nostra, al fine di garantirsi dei professionisti assoluti.

Non sono nuove infatti le notizie degli scandali di pseudo corsi di formazione

di pochi giorni, dove semplici operazioni di trucco sulle salme vengono fatte

passare per tanatoprassi, gettando fango invece su chi opera in maniera

seria e professionale.

E' per questa ragione che ci sentiamo di batterci per questo scopo: i corsi

devono essere assolutamente seri, professionali, ed erogati da autorità

competenti ed autorevoli, come INIT, e, soprattutto si avverte, impellente, la

necessità che la figura del tanatoprattore ottenga un riconoscimento

effettivo, da parte delle Istituzioni e del Governo, per l' esercizio legittimo

della sua professionalità.

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Sandra Bergamelli 17/09/2020

L'Accademia della Crusca ha ammesso la parola tanatoprassi nell'uso comune e corretta della lingua italiana

Noi umani abbiamo, da sempre, il compito di dare i nomi alle cose. È un compito aperto, perché la realtà cambia continuamente e di conseguenza anche la lingua ha bisogno di parole nuove per descriverla. Se, però, è vero che ognuno di noi può diventare onomaturgo, inventore di parole, altrettanto vero che non tutte le parole create finiscono nei vocabolari.

Tra le stranezze che caratterizzano l’Italia ne esiste una che in qualche modo collega il mondo delle imprese con quello della cultura. Eppure fino ad oggi, è stata data una limitata visibilità alle imprese che investono in servizi che modificano la cultura, anche se questo contribuisce alla ricchezza culturale del paese, e secondo diversi esperti, dovrebbe contribuire sempre di più, visto che, in anni di mutamento delle strutture funerarie il settore potrebbe crescere proprio puntando sulla valorizzazione dell’immenso patrimonio dei servizi moderni. In quest’ottica riveste particolare importanza una iniziativa avviata da ASSOTAN Associazione Italiana di Tanatoprassi, e I.N.I.T. L’Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi. l’inserimento della parola “tanatoprassi” nella lingua italiana. Questo vocabolo è entrato a far parte ufficialmente, del nostro patrimonio linguistico. Ogni lingua scritta e parlata da sempre è stata per l’uomo espressione della propria cultura. L’iniziativa, oltre a significare l’evoluzione dei costumi e della mentalità di un popolo, premia quelle imprese che hanno superato gerarchie funzionali, e hanno introdotto nell’azienda moderne professioni particolarmente innovative e interessanti anche se in netta minoranza rispetto a quelle tradizionali, e vuole offrire nuove soluzioni in termini di comunicazione legata a servizi e cultura.

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