ECAC5: la nuova edizione del Codice Europeo contro il Cancro richiama l’attenzione sulla prevenzione nei luoghi di lavoro
Nicolas Tiburzi 04/12/2025 0
La quinta versione del Codice Europeo contro il Cancro (ECAC5), pubblicata da IARC/OMS e dall’Unione Europea, aggiorna le indicazioni basate su evidenze scientifiche per ridurre il rischio oncologico nella popolazione. Tra i vari temi affrontati, il documento mette in luce anche un aspetto spesso sottovalutato: la protezione dei lavoratori dall’esposizione a sostanze cancerogene.
Nel capitolo dedicato ai rischi professionali, il Codice richiama alcuni punti chiave per migliorare la sicurezza:
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rispettare pienamente i limiti europei di esposizione a cancerogeni;
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promuovere il coinvolgimento attivo di imprese, lavoratori e rappresentanze sociali nelle azioni di prevenzione;
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integrare la sicurezza nei processi produttivi e nelle procedure di appalto;
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investire in formazione continua per favorire comportamenti e procedure corrette.
Il messaggio è chiaro: la prevenzione richiede una gestione solida, basata su dati, responsabilità condivise e un’organizzazione che consideri la sicurezza parte integrante della qualità del lavoro.
In Eirenè Srl Società Benefit, proprietaria del marchio Fluytan, operiamo proprio in quest’ottica. Le nostre soluzioni sono pensate per limitare il più possibile l’esposizione del personale funerario e sanitario ad agenti potenzialmente dannosi. Il fissatore FLUYTAN, sviluppato per la conservazione delle salme e per i processi diagnostici e istopatologici, nasce dall’esigenza di offrire strumenti che migliorino la tutela degli operatori e siano coerenti con gli orientamenti scientifici e internazionali più aggiornati.
- ECAC5 ribadisce un concetto fondamentale: proteggere chi lavora significa prevenire, e la prevenzione è una componente decisiva nella lotta contro il cancro. Le imprese del settore hanno un ruolo concreto nel favorire questo cambiamento.
- Il Codice dialoga non solo con i singoli cittadini, ma anche con organizzazioni e decisori pubblici, invitandoli a creare condizioni strutturali che rendano possibile una prevenzione reale e duratura.
Chi desidera approfondire può consultare la nuova edizione completa del Codice, che tratta anche temi come alimentazione, movimento, screening oncologici, radon, qualità dell’aria e rischi legati a infezioni.
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Barbara Ruscitti 10/06/2024
Cosa dice il Ministero della salute sulla Formalina?
Che cosa è
La formaldeide è un composto organico in fase di vapore, caratterizzato da un odore pungente. Oltre a essere un prodotto della combustione (fumo di tabacco e altre fonti di combustione), è anche emesso da resine urea-formaldeide usate per l'isolamento (cosiddette UFFI) e da resine usate per truciolato e compensato di legno, per tappezzerie, moquette, tendaggi e altri tessili sottoposti a trattamenti antipiega e per altro materiale da arredamento. Nelle abitazioni i livelli sono generalmente compresi tra 0,01 e 0,05 mg/m³. Anche per questo composto i livelli indoor sono generalmente superiori rispetto a quelli outdoor.
Negli ambienti indoor, i livelli sono generalmente compresi tra 10 e 50 μg/m³. Le maggiori concentrazioni si possono osservare in case prefabbricate, dopo interventi edilizi e in locali con recente posa di mobili in truciolato, parquet o moquette.
Effetti sulla salute
La formaldeide causa irritazione oculare, nasale e a carico della gola, starnuti, tosse, affaticamento e eritema cutaneo; soggetti suscettibili o immunologicamente sensibilizzati alla formaldeide possono avere reazioni avverse anche a concentrazioni inferiori. Le concentrazioni di formaldeide rilevate nelle abitazioni possono essere dell'ordine di quelle che provocano irritazione delle vie aeree e delle mucose, particolarmente dopo interventi edilizi o installazioni di nuovi mobili o arredi. La formaldeide è fortemente sospettata di essere uno degli agenti maggiormente implicati nella Sindrome dell’edificio malato (Sick Building Syndrome), tanto da essere utilizzata come unità di riferimento per esprimere la contaminazione di un ambiente indoor da una miscela di sostanze non risolvibili. Nel 2004, la formaldeide è stata indicata dallo IARC tra i composti del gruppo I (cancerogeni certi). Essendo un agente con probabile azione cancerogena, è raccomandabile un livello di concentrazione il più basso possibile. L’OMS ha fissato un valore guida pari a 0,1 mg/m³ (media su 30 minuti).
#### Misure per ridurre l’esposizione
- Eliminare o limitare, dove possibile, l’impiego di materiali contenenti formaldeide (tappezzerie, moquette, mobili in truciolato, ecc.).
- Utilizzare prodotti a basso contenuto di formaldeide; ad esempio, prodotti a base di legno truciolare a minor emissione che contengono resine fenoliche, non a base di urea-formaldeide.
- Aumentare la ventilazione, particolarmente dopo aver introdotto nuove fonti di formaldeide nell'ambiente confinato.
- Utilizzare dispositivi di condizionamento dell’aria o deumidificatori per mantenere moderata la temperatura e ridurre i livelli di umidità, poiché il rilascio di formaldeide è tanto più elevato quanto più alte sono la temperatura e l'umidità.
Normativa
Nella Circolare del Ministero della Sanità n. 57 del 22 giugno 1983, “Usi della formaldeide - Rischi connessi alle possibili modalità d’impiego”, viene riportato un limite massimo di esposizione di 0,1 ppm (124 μg/m³) negli ambienti di vita e di soggiorno in via sperimentale e provvisoria. Questo orientamento è stato confermato nel decreto del 10 ottobre 2008, “Disposizioni atte a regolamentare l’emissione di aldeide formica da pannelli a base di legno e manufatti con essi realizzati in ambienti di vita e soggiorno”. Per quanto riguarda le metodiche da utilizzare per le misurazioni delle concentrazioni, il decreto del 2008 riporta i riferimenti dei metodi UNI, ovvero: UNI EN 717-1:2004, Pannelli a base di legno. Determinazione del rilascio di formaldeide con il metodo di camera; UNI EN 717-2:1996, corretta nel 2004, Pannelli a base di legno. Determinazione del rilascio di formaldeide con il metodo dell’analisi dei gas.
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti normativi, è possibile consultare il sito del Ministero della Salute (www.salute.gov.it).
Sandra Bergamelli 30/09/2021
Il laboratorio della morte
Negli ultimi anni, l’elevata tossicità e cancerogenicità della Formaldeide è stata riconosciuta a livello mondiale dal punto di vista sia scientifico sia normativo. I numerosi esempi di questo riconoscimento, e della seguente restrizione normativa all’uso della formaldeide, includono: negli Stati Uniti (a livello federale) – la Formaldehyde Emission Standards for Composite Wood Products, il Toxic Substances Control Act, il Resource Conservation and Recovery Act, il Clean Water Act, e il Clean Air Act; in Canada – il Canadian Environmental Protection Act, e il Hazardous Products Act; in Brasile – la Resolução nº 37 del 03/06/2008. In altri paesi (ad esempio in Cina e in Giappone) sono stati introdotti valori limite di concentrazione di formaldeide nell’aria.
Nell’Unione europea, la Direttiva 2004/37/CE, il Regolamento 2006/1907/CE e il Regolamento 2008/1272/CE hanno riconosciuto la cancerogenicità della formaldeide e ne hanno vietato l’uso, la produzione e la commercializzazione a partire dall’agosto 2017. Più recentemente, la Risoluzione del Parlamento Europeo del 27 marzo 2019 ha raccomandato agli Stati membri di ridurre al minimo l’esposizione alla formaldeide. La Direttiva UE 983/2019 ha ribadito la classificazione della formaldeide come sostanza cancerogena e ha riconosciuto la sua natura di allergene da contatto per la pelle. Il sistema normativo UE prevede tuttavia un sistema di autorizzazione alla produzione e al commercio di Formaldeide, ove assolutamente necessario. La Direttiva UE 983/2019 ha difatti riconosciuto che, posto il suo alto grado di accuratezza diagnostica, la Formaldeide è ancora utilizzata di routine nel settore sanitario in tutta l’Unione sulla base di questo sistema di autorizzazione. Infatti – al momento, e non considerando Fluytan – non esiste un’alternativa valida (accettata dalla comunità scientifica) alla Formaldeide per preservare campioni di cellule o tessuti. Per il settore sanitario, la Direttiva 983/2019 ha inoltre introdotto un periodo transitorio di cinque anni durante il quale è aumentato il valore limite consentito di Formaldeide nei luoghi di lavoro (concentrazione nell’aria).
E’ tuttavia importante sottolineare che a livello normativo (almeno nell’UE) sussiste l’obbligo giuridico sia per il settore pubblico sia per i produttori, importatori e utilizzatori di formaldeide di cercare alternative alla Formalina (si veda ad esempio il Regolamento 1907/2006, articolo 55: “tutti i fabbricanti, importatori e utilizzatori a valle che richiedono autorizzazioni analizzano la disponibilità di alternative e ne considerano i rischi ed esaminano la fattibilità tecnica ed economica di una sostituzione”.) Da un punto di vista giuridico, siamo attualmente in una fase “transitoria”, in cui l’uso della Formaldeide è tollerato, e soggetto ad autorizzazione derogativa, solo in virtù dell’assenza di validi sostituti. La formaldeide viene utilizzata nell’impossibilità di una prevenzione primaria: ovvero l’eliminazione dei rischi con l’utilizzo di diverse sostanze.
Di conseguenza, in particolare nel sistema sanitario e funerario, migliaia di lavoratori (es. infermieri, tecnici, medici, patologi, tanatoprattori) sono ancora esposti alla Formaldeide con possibili effetti negativi sulla salute. Fino ad ora, il punto di equilibrio tra la diagnostica (cioè la salute del paziente) e gli interessi di protezione del lavoratore si basa sulla riduzione dei rischi secondo il principio del “(rischio) più basso ragionevolmente ottenibile”. Il rischio derivante dall’esposizione deve essere ridotto implementando delle specifiche misure tecniche, organizzative e procedurali (es. cappe chimiche, procedure di sicurezza, ecc.). L’uso della Formaldeide comporta pertanto un pesante onere economico e giuridico per il datore di lavoro e / o per i medici del lavoro coinvolti. E’ difatti in aumento il numero di cause legali per responsabilità del datore di lavoro relative a malattie professionali legate all’uso di Formaldeide (si veda, ad esempio, negli Stati Uniti: il cosiddetto “Lumber Liquidators Scandal” e la causa intentata contro la FDA da Women’s Voices e l’Environmental Working Group.
La sostituzione della formalina (composto tossico e cancerogeno) è raccomandata per ragioni di salute dei lavoratori e tutela dell’ambiente ed è richiesta dalla vigente Normativa Europea.
Barbara Ruscitti 24/01/2025
L’importanza di Costruire le Case Funerarie Lontano da Ospedali e Strutture Sanitarie: Riflessioni su Vita, Morte e la Cultura dei Luoghi
La società moderna è sempre più consapevole dell'importanza di progettare spazi pubblici e privati in modo da rispettare la funzione culturale ed emotiva di ciascun luogo. In questo contesto, il tema della collocazione delle case funerarie – strutture dedicate alla gestione delle salme e all’accoglienza dei parenti dei defunti – assume un’importanza cruciale. È indispensabile, infatti, che tali strutture siano progettate e costruite lontano da ospedali, case di cura e strutture sanitarie. La ragione di questa separazione risiede non solo in motivazioni logistiche, ma soprattutto nel rispetto di una differenza culturale profonda tra luoghi destinati alla vita e luoghi associati alla morte.
La Cultura dei Luoghi: Ospedali come Simboli della Vita
Gli ospedali sono luoghi che, nonostante accolgano anche momenti difficili, rappresentano per eccellenza la speranza e la cura. Sono ambienti dove si combatte per la vita, dove si attende una guarigione e dove la medicina si impegna per alleviare la sofferenza. Sono anche luoghi di nascita, di nuova vita e di ricongiungimento con la salute.
L’idea di affiancare una casa funeraria a una struttura sanitaria mina questa percezione culturale. Inserire un simbolo di morte accanto a un simbolo di vita rischia di generare un cortocircuito emotivo e valoriale. Gli ospedali devono rimanere spazi in cui i pazienti, i familiari e il personale sanitario possano concentrarsi esclusivamente sul percorso di guarigione o sulla gestione delle situazioni critiche. Introdurre un luogo che richiama il lutto e la perdita potrebbe compromettere questa energia positiva e aumentare il carico emotivo di chi frequenta tali strutture.
Il Clown in Ospedale: Un Simbolo di Vita e Speranza
Negli ospedali, è fondamentale introdurre elementi che promuovano la speranza e il sollievo emotivo. Ne è un esempio l’arte della clownterapia, che attraverso la leggerezza e il sorriso riesce a portare conforto a pazienti di ogni età, in particolare ai bambini. La figura del clown, con la sua capacità di comunicare empatia e gioia, rappresenta l’antitesi culturale della casa funeraria. L’ospedale, anziché essere affiancato da simboli di lutto, dovrebbe essere arricchito da iniziative che ne rafforzino il ruolo di spazio dedicato alla vita e al benessere.
La Casa Funeraria: Un Luogo di Riflessione e Commiato
La casa funeraria, al contrario, è un luogo che deve essere pensato come spazio di raccoglimento e memoria. È il luogo dove i familiari possono elaborare il lutto e dare l’ultimo saluto alla persona cara. La sua funzione è strettamente legata alla dimensione del commiato, che richiede calma, rispetto e un distacco simbolico dalla frenesia della vita quotidiana.
Costruire una casa funeraria accanto a un ospedale non solo confonde i significati culturali associati ai due luoghi, ma rischia anche di interferire con il processo di elaborazione del lutto stesso. I familiari che frequentano una casa funeraria hanno bisogno di trovarsi in un contesto separato dalla quotidianità ospedaliera, in un luogo che consenta loro di concentrarsi sul ricordo e sull’intimità del momento.
Motivazioni Logistiche e Urbanistiche
Oltre agli aspetti culturali, ci sono anche motivazioni pratiche che rendono inopportuna la costruzione di case funerarie accanto agli ospedali.
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Sovraccarico del traffico locale: La vicinanza a un ospedale, che è già di per sé un centro di elevata affluenza, può creare problemi di congestione del traffico e ostacolare l’accesso ai servizi sanitari.
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Rischio di interferenze emotive: La coesistenza di una casa funeraria e di un ospedale può creare disagio nei pazienti e nei familiari, che potrebbero sentirsi oppressi dalla presenza costante del simbolo della morte.
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Incompatibilità ambientale: Gli standard di sicurezza e igiene richiesti per una casa funeraria, soprattutto per quanto riguarda la conservazione delle salme, possono non essere compatibili con la natura degli ambienti sanitari circostanti.
Un Approccio Culturale e Pianificatorio
La progettazione degli spazi urbani non può prescindere dall’impatto psicologico che tali luoghi hanno sulla comunità. È necessario adottare un approccio consapevole, che rispetti la funzione simbolica e pratica di ciascun luogo. Gli ospedali devono rimanere spazi di speranza, cura e guarigione, mentre le case funerarie devono essere collocate in contesti che permettano di preservare il rispetto e la solennità del commiato.
Separare i luoghi della vita da quelli della morte non è solo una questione logistica, ma soprattutto un atto di rispetto verso le emozioni e le esigenze delle persone. Gli ospedali devono essere ambienti che alimentano la speranza e la vita, dove i pazienti possono concentrarsi sulla guarigione e dove i professionisti sanitari lavorano per salvare vite.
Le case funerarie, invece, devono essere concepite come spazi dedicati alla riflessione, alla memoria e al saluto, lontani dalla frenesia e dall’energia degli ospedali. Solo attraverso questa chiara distinzione è possibile costruire una società che rispetti il valore della vita, il significato del lutto e il bisogno di equilibrio tra speranza e ricordo.