Fluytan nella tanatoprassi contemporanea: superamento del drenaggio ematico e innovazione nei protocolli conservativi
“Verso una tanatoprassi semplificata: efficienza operativa e sostenibilità senza drenaggio”
Barbara Ruscitti 11/04/2026 0
Abstract
L’introduzione di fluidi conservanti di nuova generazione ha determinato un’evoluzione significativa nelle pratiche di tanatoprassi. Il presente contributo analizza l’impatto del Fluytan sui protocolli operativi, con particolare riferimento all’eliminazione del drenaggio ematico e all’adozione di tecniche di iniezione arteriosa mono o multipunto. Tale innovazione comporta rilevanti benefici in termini di semplificazione procedurale, riduzione del rischio biologico e sostenibilità ambientale.
1. Introduzione
La tanatoprassi moderna si configura come un insieme di procedure medico-tecniche finalizzate alla conservazione temporanea della salma e al ripristino di un aspetto naturale, idoneo all’esposizione.
I protocolli tradizionali prevedono:
-
accesso arterioso e venoso
-
drenaggio del sangue e dei liquidi endogeni
-
sostituzione con soluzioni conservanti a base aldeidica
Tale approccio, consolidato nella pratica, presenta tuttavia criticità operative e ambientali, in particolare legate alla gestione dei reflui biologici.
2. Limiti dei protocolli convenzionali
L’approccio classico, derivato dalla scuola anglosassone di embalming, si basa su un principio di sostituzione ematica. Questo implica:
-
drenaggio attivo del sangue tramite sistema venoso
-
gestione di volumi variabili di liquidi biologici
-
necessità di smaltimento secondo normativa sui rifiuti sanitari
Le principali criticità includono:
2.1 Rischio biologico
Manipolazione diretta di fluidi potenzialmente infetti, con esposizione per l’operatore.
2.2 Complessità tecnica
Richiede doppio accesso vascolare e controllo simultaneo di iniezione e drenaggio.
2.3 Impatto ambientale
Produzione di rifiuti liquidi biologici con obbligo di trattamento e smaltimento.
3. Caratteristiche del Fluytan
Il Fluytan si inserisce nel panorama dei fluidi conservanti innovativi con proprietà distintive:
-
assenza di formaldeide
-
profilo atossico e non cancerogeno
-
elevata capacità biocida
-
compatibilità con i tessuti e mantenimento dell’elasticità
Dal punto di vista chimico-funzionale, il prodotto agisce senza necessità di sostituzione completa del comparto ematico, ma attraverso un’azione di stabilizzazione e sanificazione intravascolare e tissutale.
4. Nuovo paradigma operativo
4.1 Superamento del drenaggio ematico
L’elemento di maggiore discontinuità è rappresentato dalla non necessità del drenaggio del sangue.
Il protocollo con Fluytan prevede:
-
accesso arterioso (singolo o multiplo)
-
iniezione controllata del fluido
-
diffusione intravascolare e permeazione nei tessuti
Non viene effettuata evacuazione attiva del sangue.
4.2 Tecnica di iniezione
L’iniezione può essere realizzata secondo due modalità:
Mono punto
-
accesso arterioso principale
-
diffusione sistemica per via emodinamica residua
Multipunto
-
accessi selettivi distrettuali
-
maggiore controllo della distribuzione nei casi complessi
Entrambe le tecniche risultano efficaci in assenza di drenaggio, grazie alle caratteristiche di diffusione del fluido.
5. Implicazioni operative
5.1 Semplificazione procedurale
-
eliminazione del circuito di drenaggio
-
riduzione delle fasi operative
-
minore dipendenza da strumentazione complessa
5.2 Riduzione del rischio per l’operatore
-
assenza di manipolazione di liquidi biologici
-
riduzione dell’esposizione a patogeni
-
miglioramento delle condizioni di lavoro
5.3 Eliminazione del problema dello smaltimento
Uno degli aspetti più rilevanti è la totale eliminazione dei reflui ematici.
Conseguenze:
-
assenza di rifiuti liquidi biologici
-
riduzione degli oneri normativi
-
maggiore sostenibilità ambientale del trattamento
6. Risultati conservativi e tanatoestetici
L’applicazione del Fluytan consente di ottenere:
-
conservazione temporanea efficace (fino a 10–15 giorni)
-
mantenimento della colorazione naturale
-
buona elasticità dei tessuti
-
contenimento dei fenomeni odorigeni
Il risultato si colloca nell’ambito della cosiddetta conservazione a basso impatto invasivo, con elevato rispetto dell’integrità corporea.
7. Discussione
Il passaggio da un modello basato sulla sostituzione ematica a uno fondato sulla stabilizzazione intravascolare senza drenaggio rappresenta un cambiamento strutturale nella disciplina.
Si osserva una transizione:
-
da un approccio meccanico → a uno chimico-funzionale
-
da una procedura invasiva → a una minimamente invasiva
-
da un sistema produttore di rifiuti → a un sistema sostenibile
Tale evoluzione potrebbe influenzare:
-
la formazione degli operatori
-
la standardizzazione dei protocolli
-
l’adeguamento normativo futuro
8. Conclusioni
L’impiego del Fluytan introduce un modello operativo innovativo nella tanatoprassi contemporanea, caratterizzato dal superamento del drenaggio ematico e dall’adozione di tecniche di iniezione arteriosa semplificate.
I benefici principali includono:
-
ottimizzazione dei tempi e delle procedure
-
incremento della sicurezza biologica
-
eliminazione delle problematiche di smaltimento
Questa innovazione configura un vero e proprio cambio di paradigma, destinato a ridefinire gli standard operativi del settore.
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Relativamente alle tasse che coniuge e figli stretti devono corrispondere all’Agenzia delle Entrate per la successione è opportuno dire che esistono delle franchigie e aliquote. Cosa significa? Ciascun familiare, quando eredita dei beni immobiliari o diritti reali sui beni, deve pagare una tassa su tali beni che si calcola secondo una certa percentuale. Questa è appunto l’aliquota. Tuttavia, il calcolo interessa quella parte che eccede un determinato importo. In questo caso si parla appunto della franchigia che è la soglia entro la quale gli eredi sono esenti da tassazione.
Nel caso del coniuge e figli, i valori di questi due parametri che il Legislatore stabilisce sono i seguenti: la franchigia è pari ad 1 milione di euro, mentre l’aliquota corrisponde al 4% della parte eccedente la franchigia. Poniamo che il coniuge e i figli ereditino ad esempio una casa ma il suo valore catastale non supera la soglia che abbiamo visto. In questo caso essi non pagheranno l’imposta di successione relativamente alla propria quota di eredità perché il valore catastale della casa non supera il milione di euro. Se lo avesse superato, allora si sarebbe applicata l’aliquota del 4% a cui si aggiungono imposta catastale e ipotecaria.
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Autopsie pericolose: I cadaveri sono ancora pieni di virus
I malati di Covid-19 restano infettivi anche per un certo lasso di tempo dopo la morte.
Patologi e altri specialisti devono bardarsi di tutto punto e prendere precauzioni per non contrarre il virus.
Chiunque è contagioso prima di morire, lo è anche appena dopo il decesso». Parole di Aurel Perren, direttore dell'istituto di patologia all'Università di Berna. Quanto tempo lo rimanga e però tuttora uno dei tanti punti interrogativi attorno al Covid-19. Per questo motivo anche i patologi, per eseguire l'autopsia, devono bardarsi di tutto punto. «Indossiamo mascherine FFFP3, occhiali di sicurezza, guanti e tute protettive. Proprio come i dottori che eseguono i tamponi a potenziali malati in ospedale.
Le stesse precauzioni sulla sicurezza vengono prese anche dall'istituto di patologia a Basilea. Nell'ospedale universitario renano si è anche cambiato un po' il metodo per effettuare le autopsie. «Non estraiamo più gli organi dai cadaveri per esaminarli. L'osservazione, a eccezione per i polmoni, viene fatta nel corpo», precisa a 20 Minuten Alexander Tzankov, capo del dipartimento d'istopatologia e autopsia presso l'Università renana.
Questo metodo di autopsia "interno" ha lo scopo di limitare al minimo il contatto con i fluidi corporei e il sangue di un paziente infetto. «Queste secrezioni rappresentano per i patologi il maggior rischio d'infezione». Anche Tzankov non sa esattamente quanto questo virus resti in vita in un cadavere. Poi fa l'esempio dell'Epatite C: «L'agente patogeno che trasmette l'infezione inizia a indebolirsi dopo tre ore dalla morte e ha una carica virale pari a zero dopo 24 ore».
Il lavoro dei patologi basilesi è stato però ripagato e ha contribuito ad acquisire conoscenze importanti nella lotta al coronavirus. Il team condotto da Tzankov ha infatti dimostrato che tutte le dodici vittime di Covid-19 analizzate - due donne e 10 uomini tra i 56 e 96 anni - soffrivano d'ipertensione. Undici su dodici (unica eccezione una donna) erano ancora altamente infettivi quando è sopraggiunto il decesso. «I loro corpi erano ancora pieni di virus», conclude Tzankov.
Il cadavere di chi è morto per il Covid-19 resta contagioso?
Il corpo di chi è morto a causa del Covid-19 continua a trasportare e a diffondere il virus? Questa è una nuova (e inquietante) ipotesi sviluppata in un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Forensic and Legal Medicine.
“occhi possibile porta d’ingresso”
Dalle osservazioni raccolte in questo studio, riportate anche su Maxi-Sciences.com, sembrerebbe che un medico forense e un’infermiera di Bangkok, in Thailandia, abbiano contratto la malattia da pazienti deceduti.
«È improbabile che i professionisti forensi possano entrare in contatto con pazienti infetti ma lo è molto meno entrare in contatto con campioni biologici e cadaveri», si legge nell’articolo, rimarcando che i due sono gli unici casi positivi tra il personale sanitario su 272 riscontrati nel Paese a partire dal 20 marzo.
In poche parole, secondo lo studio, la probabilità che il medico e l’infermiere abbiano contratto il Covid-19 al di fuori della struttura professionale è bassa e, quindi, lo scenario più probabile tra quelli considerati è che la contaminazione sia avvenuta a causa delle secrezioni provenienti da un corpo contaminato dal Covid-19.
Allerta dai medici inglesi sul Covid-19, emersa complicanza nei bambini
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In assenza di una sufficiente esperienza medica con questa nuova malattia, sarà necessario attendere nuovi studi e nuovi dati per avere certezze sulla trasmissione del virus post mortem. Nel frattempo, si raccomanda ai professionisti forensi di indossare i dispositivi di protezione (tute, guanti, occhiali, maschera).