FUNERALI LOW COST: LA TRUFFA E' DIETRO L' ANGOLO!

Redazione TanMagazine 17/05/2021 0

 

Si può davvero pensare di optare per un funerale low cost ed avere un servizio di qualità? Oggigiorno il fenomeno delle imprese funebri che propongono funerali low cost ed all inclusive a prezzi ben al di sotto della media, sui 900 – 1200 euro, sta prendendo sempre più piede all' interno del settore funerario. Ma cosa si cela dietro a questi prezzi ridicoli?

 

Quanto costa un funerale in Italia, oggi? Il costo della cerimonia che accompagna l' estremo commiato al defunto è sicuramente variabile ed è in funzione del servizio che si vuole organizzare: ecco che, se ipotizzare un minimo di prezzo dal quale poter partire è piuttosto semplice, il limite massimo da raggiungere è ovviamente soggettivo, ma, considerata l' attuale tendenza delle famiglie a tenere sempre più sott'occhio il portafoglio, il tetto non sarà altissimo.

Al contrario, invece e piuttosto, più verosimilmente sarà una corsa al ribasso. Ma bisogna fare attenzione al servizio e alla qualità!

Attualmente, il prezzo medio di un funerale completo, da parte di aziende serie e professionali, può essere ascritto in un range che va dai 2000 euro circa (o anche qualcosina meno, in caso di un servizio economico) ai 3000 e passa, ma si possono raggiungere anche i 4 - 5mila euro per funerali più prestigiosi e di lusso, considerando anche che - oltre alle pratiche burocratiche, alla cassa e ai suoi accessori, al carro e al trasporto e alle tradizionali attività che l' impresa funebre svolge -, ci sono da pagare le tasse e i costi del cimitero e dei loculi, a patto che non si opti per la cremazione della salma.

Se è un dato di fatto che il rito funebre sia un servizio - anche nel caso del più essenziale -, non propriamente fra quelli più a buon mercato, altrettanto vero è, comunque, che nel prezzo rientra la serietà dell' azienda, la professionalità, la competenza, l' esperienza nel settore e il rispetto delle normative. Ma non sempre, purtroppo, è così.

Infatti non è certo una novità che oggi si assista, anche non di rado, da parte di alcuni impresari del settore, alla messa in atto di tentativi che possono essere definiti di vero e proprio declassamento del servizio funebre, proponendo funerali low cost ed all inclusive a prezzi che si aggirano sui 900 – 1200 euro.

Tuttavia, coloro che offrono funerali a prezzi bassissimi, rispetto alla media generale, vogliono sì fare certamente numero o meglio “cassa” ma senza badare al servizio e all' eccellenza, cercando letteralmente di rubare i funerali alle aziende che in realtà investono e mantengono alta la qualità, la competenza e professionalità.

La proposta di prezzi scandalosi si riflette in scelte che, tra l' altro, non rispettano minimamente le norme ministeriali e la stessa Agenzia delle Entrate è intervenuta più volte sulla questione, scaturendo controlli ed indagini in casi specifici: laddove un funerale scende sotto i 2000 euro circa, di sicuro c'è qualcosa che non va!

 

Queste sono imprese che, senza luoghi comuni, cercano proprio di rovinare e di screditare il settore, e in molti casi non emettono nemmeno regolare fattura.

 

I legni usati poi sono spesso di scarsa qualità, il cui spessore è ben al di sotto alle normative ministeriali e di quelle del Regolamento di Polizia mortuaria, e le cui caratteristiche non sono certamente in regola.

 

Le bare vengono costruite all' interno di squallidi garage, per far fronte all' immediata richiesta e all' urgenza del bisogno, in un momento, peraltro, in cui i parenti e i familiari, addolorati e rattrististi dalla perdita, sono psicologicamente più labili, manifestando maggiore debolezza e manipolabilità, e prendendo per buona anche una soluzione come quella, la quale oltre a fare fronte in tempi rapidi alla propria richiesta, sembra anche alquanto allettante dal punto di vista economico.

 

Tuttavia, tutto questo si svolge non solo a discapito di quelle aziende solide e professionali che, con tenacia, mirano ad offrire ancora un servizio di qualità, ma anche a danno della famiglia che, non sapendo, acquista una cassa che all' impresa sarà costata sì e no forse un centinaio d' euro - costruita con modalità e  materiali non a norma -, provocando problemi anche all' interno dei cimiteri, dove queste bare, col tempo, non riescono certamente nemmeno a contenere i gas e i liquami che la salma inevitabilmente sprigiona.

 

Attenzione quindi perché si sa… regalare, non regala niente nessuno!!! Infatti, le truffe sono sempre dietro l' angolo.

Si va dal caso in cui a Roma, qualche tempo fa, si promettevano, telefonicamente, a vecchietti ingenui e ignari del losco tranello, funerali low cost, in occasione del loro proprio futuro funerale - un pacchetto all inclusive con tanto di bara e vestizione compresa, con pagamento dell' anticipo e consegna a domicilio, al momento della dipartita -, e poi successivamente, ritirato l’acconto, o il saldo, della presunta impresa funebre non era rimasta nemmeno l' ombra; a quello, sempre di qualche anno fa, (quantomeno questa volta il funerale era stato svolto!) di un' agenzia nel padovano che aveva ricorso a questa scontistica, proponendo funerali a partire da 1450 euro, quando una signora, affidatasi all' azienda dopo la morte del marito, si è vista lievitare il conto fino a 3900 euro, per “presunti servizi aggiuntivi al prezzo base” - così si era giustificata infatti l' impresa (nel caso, il peso di 155 di chili del defunto, che non rientrava nella cassa standard, inclusa nell' offerta a basso budget, l' uscita serale e il maggior numero di personale impiegato).

Ma questo non è certo l' unico caso in cui la promessa per cui con un prezzo ridicolo si possa avere un “funerale completo” viene regolarmente mandata a quel paese, perché invece che “tutto compreso”, costosi servizi aggiuntivi, peraltro di dubbia qualità, ed accessori non compresi nel pacchetto iniziale, vanno sempre inevitabilmente ad alzare la parcella.

Non sono certo nuovi, poi, i casi di sciacallaggio. C'è chi blocca i parenti del defunto in ospedale per tentare di vendergli i loro servizi a prezzi vergognosi, e chi si arma di manifesti e cartelloni pubblicitari a mezzo stampa.

Così, si può ricordare il caso, qualche anno addietro, di un' impresa di pompe funebri nel fiorentino che aveva divulgato in bella mostra manifesti che pubblicizzavano "funerali completi a 990 euro": una promozione che era utilizzata solo per attirare clienti ma che si era rivelata non veritiera, presupponendo, in quella situazione, anche l' intervento dell' Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap)", che ne ordinò la rimozione, sotto richiesta della Presidente Regionale della Federazione Comparto Funerario Italiano della Toscana; la quale era intervenuta a precisare, essa stessa, che era impossibile che delle imprese funebri regolari - soddisfacendo tutti i requisiti previsti dalla normativa, con personale assunto regolarmente-, potessero proporre prezzi così bassi.

Cosa bisogna fare quindi per non incorrere in simili tranelli ed essere sicuri di scegliere un’impresa funeraria seria e professionale?

Un servizio funebre completo ha senz' altro molte componenti e molti costi. Pertanto, prima di tutto, è indispensabile che ci sia la massima trasparenza tra operatori e clienti: ossia che coloro che sono colpiti da un lutto, in un momento di così particolare fragilità, possano avere i servizi richiesti, nei tempi concordati e senza sorprese sui costi. E seconda cosa, è fondamentale puntare sulla professionalità di imprese competenti e con una solida esperienza nel settore.

E se si vuole risparmiare sul funerale, certamente lo si può fare, scegliendo un servizio essenziale, ma attenzione alla qualità!

Legni come il mogano o il rovere sono legni più pregiati, e costosi. Dunque prediligere legni come l' abete, il pino o il ciliegio permette senza dubbio di stare più contenuti coi costi: inoltre, anche optare per finiture economiche ed essenziali consente di risparmiare.

Ma attenzione: la cassa proposta, anche se economica, deve essere comunque di buona fattura.

Secondariamente, il trasporto, dove scegliere un modesto furgoncino vetrato è ben diverso da un carro funebre lussuosissimo, e i fiori - a cui qualcuno spesso rinuncia in favore delle opere di bene” -, ma che, se si vogliono comunque, devono essere sempre freschi e ben presentati. Per finire non è possibile lesinare nemmeno sul personale, che deve essere sempre disponibile e competente, ben organizzato e di buona presenza durante il servizio.

 

Fare attenzione a queste variabili è importante, ricordando sempre dunque che, nel settore funebre, ma questo vale anche come regola generale, laddove il prezzo di un servizio è troppo basso quasi sicuramente si trova la fregatura!!

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Chiara Ricciarelli 17/09/2020

Coronavirus e settore funerario

Il nuovo flagello epidemico di proporzioni ormai globali sta minando tutto il sistema, compreso il settore funerario. I numeri del Coronavirus sono impressionanti: al 24 marzo, in Italia, ci sono 69.176 contagiati (5.249 persone in più rispetto al giorno precedente, per una crescita dell’8,2%), dei quali 6820 sono deceduti, (+743). Per effetto delle disposizioni messe a punto dal Governo per prevenire il contagio da Covid-19, oggi, è vietata la celebrazione dei funerali in chiesa e sono chiuse le case funerarie e le sale di commiato. Resta ammessa soltanto la cremazione e la benedizione della salma è concessa soltanto al cimitero in forma privata.

Il Coronavirus sta mutando molti aspetti del trapasso: a cambiare è la capacità di gestione dei bisogni spirituali ed emotivi dei familiari che non possono assistere al funerale del caro scomparso. Vengono a mancare i sentimenti di compassione umana. L’elaborazione del doloroso evento, per una famiglia, in questi tempi di emergenza, è davvero difficile. Le stesse pratiche di tanatoprassi e tanatoestetica, importanti per ridare dignità alla morte e per restituire un aspetto quanto migliore possibile alla salma, non sono possibili. L’ aspetto “umano” del decesso viene inevitabilmente a perdere forza e vigore.

Purtroppo, il Coronavirus si sta diffondendo drammaticamente e sta creando non poche difficoltà da gestire. Ma dietro le quinte di questa emergenza, ci sono gli operatori: sono tante le figure che hanno a che fare con questa sorta di “filiera dell’ evento morte”, anche se nessuno ne parla.

Una volta dichiarato, infatti, da parte del medico, il decesso di un paziente, i portantini trasportano la salma dal reparto ospedaliero alla camera mortuaria. Qui, i necrofori gestiscono la salma all'interno dell'obitorio: luogo spesso sotterraneo ed angusto, dove può essere pericolosa un’ alta carica virale. Successivamente, gli operatori funebri depongono la salma in un cofano, chiudono ermeticamente la bara e si occupano, quando questo è possibile, del funerale.

Nel frattempo, le salme vengono portate in luoghi dove resteranno finché non saranno trasferite definitivamente al cimitero o al forno crematorio, ma questo è un processo lungo, ingessato dalla  lenta burocrazia. L’ ufficio di Stato Civile Comunale deve infatti procedere al controllo della correttezza formale di tutta la documentazione, prodotta dalla struttura nella quale il decesso è avvenuto. E al giorno, in media, possono esserci anche oltre 100 pratiche da seguire.

Laddove la salma sarà cremata, poi, la documentazione da produrre ed esibire sarà ancora ulteriore. Le Regioni del Nord, quelle più colpite dall’emergenza, come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, sono al collasso. A Bergamo, città fra le più afflitte, non c’è nemmeno più tempo per i funerali, e tragicamente, neanche più spazio. Eclatante, è, in questo senso, il corteo funebre di camion militari, usati per trasportare le troppe salme delle vittime in altre Regioni.

Posto che un forno crematorio riesca a cremare circa 15 salme al giorno, il tempo necessario per poter “smaltire” i centinaia di corpi in attesa, diventa tragicamente lungo. Alle istituzioni, gli operatori chiedono a gran voce un provvedimento specifico, misure straordinarie per gestire l' emergenza: una semplificazione della burocrazia, con limitazione o eliminazione di determinate prescrizioni debilitanti e penalizzanti per alcuni impianti e alcune parti del settore. 

É importante che tutte le istituzioni regionali modifichino le disposizioni in materia funeraria mettendo a punto particolari misure di protocollo che indichino la procedura per il trattamento di salme e adaveri. Alcune, come la Lombardia e il Lazio, per citare un esempio, hanno provveduto a dare alcune indicazioni in merito. Utilitalia, recentemente, ha diffuso, al riguardo, alcune regole da seguire. Le salme devono essere ricomposte all'interno di una duplice cassa, il cadavere non va spogliato dei suoi abiti ed è necessario avvolgerlo in un lenzuolo imbevuto di disinfettante, che funga da barriera igienizzante.

Prima della chiusura della bara, in modo ermetico poiché è fatto divieto di compiere operazioni a cassa aperta, va posta particolare attenzione agli oggetti potenzialmente contaminati dal virus, come letto e comodini. È importante anche, durante la manipolazione del cadavere, evitare di venire a contatto con fuoriuscite di aria dai polmoni, gas e materiali biologici fluidi: il virus ha elevata sopravvivenza in ambiente esterno e forte potere infettante, per questo è necessaria una disinfezione anche dopo.

È questo che spaventa maggiormente gli operatori funebri, che chiedono tutela. Ovviamente, occorre la massima prudenza: mascherine, guanti di lattice, grembiuli, prodotti igienizzanti. Materiale però che sta cominciando a scarseggiare, prova ne sono le tante segnalazioni, - soprattutto dalla Regione Campania, che però rimane una delle poche che ancora non ha attuato il protocollo -, che in questi giorni stanno giungendo da parte delle imprese funebri, costrette a lavorare oramai senza essere provviste di alcun dispositivo di protezione, per effetto della loro scarsa reperibilità su tutto il territorio nazionale. La norma in tema di trattamento delle salme stabilisce, poi, che il rito funebre può essere anche vietato, in caso di diffusione della malattia. E, laddove si svolge, nella prassi, la benedizione del prete spesso è necessariamente frettolosa, il feretro non può essere toccato e il segno delle condoglianze si traduce in un inchino. Per semplificare al massimo lo snellimento burocratico, si fa indicazione agli operatori funebri di usare tablet, telefonini, pc affinché possano agilmente e velocemente trasmettere in via telematica le documentazioni di morte. Infine, l’ eventuale esumazione di una persona deceduta per malattia infettiva non potrà compiersi se non dopo almeno due anni dalla relativa inumazione.

Non possiamo allora non sottolineare che le conseguenze del Coronavirus sul settore funerario sono allarmanti: troppe vittime fra i nostri cittadini e un lavoro senza sosta tra gli operatori del settore, nel tentativo, anche, di restituire, per quanto sia difficile, compassione ed umanità ai tragici eventi.

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Andrea Pastore 13/06/2021

La Tanatoprassi nei trasporti delle salme in Italia e all’estero

Il problema del trasporto sicuro delle salme  sia che avvenga all'interno della stessa Regione o tra luoghi diversi, per esempio da una regione ad un’altra, o da uno Stato ad un altro è oggetto di particolare attenzione perché se non eseguito correttamente può comportare notevoli disagi e rischi per gli operatori  e per tutti gli addetti al trasporto.

 

 

Per i trasporti internazionali delle salme diversi Consolati e sempre piu compagnie aeree  pretendono che tutti i trasporti di cadaveri devono garantire la massima garanzia sotto il profilo igienico sanitario e richiedono che venga eseguita una cura di conservazione sull’intero corpo del defunto, il tutto dovrà essere accompagnato dai relativi documenti che vanno riposti in una busta impermeabile di plastica che va collocata all'interno del sacco che avvolge la cassa. 

 

Oggi l’unico trattamento conservativo,  specificamente contemplato dall’attuale Regolamento di polizia mortuaria è l’iniezione nell’addome del cadavere di 500 c.c. di formalina,  ma in prospettiva dell’attesa riforma che introdurrà, anche in Italia, nuovi  interventi  di conservazione come la tanatoprassi che già oggi viene praticata ottenendo regolari autorizzazioni dalle Autorità Sanitarie Territoriali dai tanatoprattori dell’I.N.I.T. Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi in tutto il territorio nazionale si stanno garantendo trasporti nazionale ed internazionali nel totale rispetto delle norme igienico sanitarie.

Riguardo la formalina un vasto fronte, composto da esperti ed addetti ai lavori, si mostra apertamente contro l’uso della formaldeide per i trattamenti conservativi disposti dai regolamenti sanitari, soprattutto riguardo la salvaguardia degli operatori che si occupano della conservazione ma anche gli addetti al trasporto delle salme.

Guardiamo la normativa  in questione, prima affrontare l’argomento in questione.

L’art. 32 del vigente regolamento di polizia mortuaria prescrive alcuni comportamenti igienici, da osservarsi nel trasporto dei cadaveri.

Nei mesi primaverili o estivi, infatti, sino ai primi giorni dell’autunno, quando il rischio di giornate calde è ancora presente, per le salme destinate al trasporto da comune ad altro comune, oppure in partenza verso l’estero o, ancora, provenienti da un paese straniero, le norme nazionali di polizia mortuaria impongono di praticare sul cadavere l’iniezione antiputrefattiva , che altro non è che l’introduzione nelle cavità addominali di 500 c.c. di formalina, dopo che sia trascorso il periodo d’osservazione e non vi sia più dubbio alcuno sull’accertamento di morte effettiva (Art. 8 DPR n. 285/1990).

Tale trattamento antiputrefattivo sarà eseguito anche in caso la destinazione finale del feretro sia raggiunta dopo 24 ore di tempo, oppure quando siano già trascorse 48 ore dal decesso, prima del trasferimento dello stesso nel cimitero.

E’utile far notare che l’iniezione antiputrefattiva iniettata solo nell’addome agisce solo in quella parte e tutto il resto del corpo prosegue la sua fisiologica decomposizione. Da notare che nel regolamento: l’articolo 30, dedicato interamente alle modalità in cui il trasporto funebre debba esser svolto precisa, come la doppia cassa (cofano di legno con vasca zincata, chiusa con saldatura a tenuta stagna per il trasporto da comune a comune sia da ritenersi obbligatoria solo per i tragitti che superino i 100 Kilometri.

Nell’ipotesi di un trasporto funebre che si svolga, in un giorno di caldo estivo, verso una meta, distante meno di 100 kilometri, il rivestimento zincato della cassa non sarebbe dunque necessario ed i gas della decomposizione,  accellerata dalle alte temperature, verrebbero contrastati solo dall’azione di una cura di conservazione dell’intero corpo ossia una cura di tanatoprassi..

Chiediamoci  quale potrebbe esser la conseguenza se le cure di conservazione delle salme  non venissero praticate.

Una regola assai conosciuta in ambito medico-legale istituisce una precisa relazione tra ambiente esterno e processi degenerativi della materia organica.

Secondo quest’equazione l’esposizione di un cadavere agli agenti atmosferici, in una sola ora d’estate, corrisponde all’abbandono dello stesso all’aggressione ossidativa dell’aria e dei suoi batteri nell’arco di un’intera settimana in inverno.

Non è quindi sbagliato immaginare che, nel tempo necessario a percorrere i 100 Km scarsi fissati dalla legge, potrebbe già essere iniziata la fase della decomposizione cadaverica enfisematosa, con la conseguente produzione di una notevole quantità di gas e liquidi.

Quando venisse a mancare la cura di tanatoprassi nei trasporti oltre i 100 km  i processi putrefattivi potrebbero soprattutto d’estate compromettere la ermeticità,  che la lamiera zincata, per definizione impermeabile a liquidi e gas, potrebbe garantire, i nauseabondi composti liquidi e gas, sprigionati dal cadavere, sarebbero completamente liberi di fuoriuscire dalla cassa e diffondersi nell’ambiente circostante con grave pregiudizio per l’incolumità stessa degli addetti ai lavori e per i dolenti.

Sulla base di queste informazioni, da più parti nel mondo sanitario, si auspica il divieto di praticare l’iniezione antiputrefattiva classica, proprio perché le cure di tanatoprassi,  sarebbero in grado di risolvere il problema e arrestare per diverso tempo i processi putrefattivi della salma, assicurando condizioni di massima igiene durante il trasporto della salma , la veglia funebre e la celebrazione delle esequie.

Riguardo all’uso del prodotto da utilizzare la formalina è ormai bandita da molti paesi nel mondo per la sua tossicità e pericolosità sia per gli operatori che per le famiglie e l’ambiente. In tutti i trattamenti rivolti alla conservazione della salma oggi gli operatori del settore cercano nuovi prodotti per sostituire la formalina e lavorare senza rischi per la salute.

Oggi in Italia grazie al brevetto Europeo Fluytan (www.fluytan.it) un affidabile fluido di conservazione, gli operatori del settore riescono a garantire conservazioni delle salme per i trasporti internazionali anche per oltre 60 giorni. Sono numerose le testimonianze di interventi eseguiti con il Fluytan con risultati a dir poco fenomenali. Eppure nei paesi anglosassoni ed anche in Francia, dove risiedono le più prestigiose scuole di tanatoprassi,  gli addetti ai lavori  di questa disciplina continuano a consigliare l’uso di una soluzione, anche se molto annacquata, di formalina da iniettare nei vasi sanguigni dei cadaveri .

In occasione di trasporto salma internazionale la cura di tanatoprassi potrebbe esser ingiunta, in quanto diversi stati (il Canada, Australia, Inghilterra, e altri) per accogliere il rimpatrio di un cadavere pretendono che lo stesso sia stato sottoposto ad attenti trattamenti conservativi.

Proviamo ad immaginare un’ipotesi molto realistica..

Nel mese di luglio, con temperature oltre i 30 gradi centigradi, un’impresa è incaricata di un trasporto funebre di notevole distanza, anche se rimane, in ogni caso, entro i confini nazionali.

Se sulla salma non viene eseguita una corretta cura di tanatoprassi o, per motivi ideologici, o semplicemente economici, la famiglia non la richiede, gli addetti al trasporto dovranno rassegnarsi alla poco piacevole idea di viaggiare magari per un’intera giornata, in compagnia di un feretro, già, dopo poche ore dal suo confezionamento, fradicio di liquami e rigonfio di maleodoranti vapori cadaverici se il viaggio e su terra. Al contrario se il viaggio e via aereo sorgono molti dubbi sul fatto che quella salma sia accettata a bordo.

Si deve poi valutare il rischio, sempre presente, nonostante l’azione della valvola depuratrice, di un’improvvisa rottura della lamiera zincata con relativa perdita di liquidi organici fuori della vasca metallica cosa che accade molto frequentemente nel periodo estivo.

Inoltre se lo zinco è a diretto contato con la salma e non sono stati applicati materassini assorbenti o polveri super-assorbenti occorrono anche reggette  oppure, in alternativa, altro sistema idoneo a neutralizzare i gas e i liquidi causati dalla decomposizione.

Con la pratica della tanatoprassi i trasporti nazionali e internazionali delle salme sono garantiti sotto ogni profilo igienico sanitario eliminando tutti i processi di decomposizione per più settimane.

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Redazione Tan Magazine 17/09/2020

Jean-Nicolas Gannal, ideatore della tanatoprassi moderna

Personaggio eccentrico e controverso, Jean-Nicolas Gannal (1791-1852) ha dato il suo nome al metodo Gannal, considerato il metodo alla base della tanatoprassi moderna. Come molto spesso accade, la fama di cui gode Gannal nel campo della tanatoprassi, è in parte usurpata in quanto il procedimento di conservazione dei corpi per via d’iniezione vascolare era già stato attuato dal medico italiano Giuseppe Tranchina qualche anno prima di Gannal, e addirittura un secolo prima

dall’anatomista olandese Frederik Ruysch che con il suo liquor balsamicum è considerato il primo ad avere utilizzato l’iniezione arteriosa per la conservazione dei cadaveri.

Le parti anatomiche e i corpi conservati da Ruysch suscitarono un notevole interesse tanto che, a quasi un secolo dalla sua morte, Giacomo Leopardi scrisse un’ opera intitolata Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.

Sembra che, attraverso le sue mummie, Ruysch volesse trasmettere il messaggio che lui – e solo lui – fosse in grado di sfidare la morte rendendo l’aspetto di un morto simile a quello di un dormiente. Enfatizzò sempre la naturalezza delle forme e la flessibilità dei corpi diversi da quelli vivi solo per la mancanza di movimento. Era convinto che nessuno sarebbe stato in grado di raggiungere il suo livello di perfezione. Per questo non volle divulgare il suo metodo. Mantenendo il segreto sarebbe potuto rimanere l’unico valido intermediario tra il mondo dei vivi e la morte. Il metodo non sopravvisse quindi all’autore.

Tornando a scrivere di Gannal va altresì ricordato che l’americano Holmes, che gode di fama ancora maggiore rispetto allo stesso Gannal, specie negli Stati Uniti dove l’embalming nel senso moderno del termine è diventata ormai routine, trasse il suo metodo dalla traduzione in inglese di Histoire des Embaumements scritto da Gannal nel 1838 e tradotto in inglese nel 1840.

Fino al XIX° secolo i metodi di conservazione dei corpi erano molto invasivi, con asportazione di alcuni organi e tagli sulla muscolatura per fare penetrare polveri, aromi e altre sostanze.

Una rivista del 1842 descrive così il metodo Gannal: “Grazie al procedimento inventato dal sig. Gannal nulla è più come prima. Una piccola incisione sulla parte laterale del collo per introdurre il liquore di conservazione, tramite una pompa; poi, all’esterno, tessuti bagnati con liquori aromatici; due ore di tempo ed è tutto finito … non serve nemmeno spogliare il corpo che deve essere imbalsamato … il corpo di un bambino trattato con questo metodo è stato esposto per tre mesi nell’obitorio di Parigi … Un condannato, imbalsamato dal sig. Gannal è stato esposto a Londra per due anni agli occhi del pubblico … è auspicabile che il procedimento del sig. Gannal diventi popolare e questo sarà possibile grazie al prezzo contenuto di questo trattamento …

Su Gannal si sono scritte tante cose. Ad esempio che avesse sperimentato il suo metodo per rimpatriare i corpi di alcuni soldati morti nella battaglia della Berezina durante la campagna di Russia di Napoleone. Questo appare molto improbabile in quanto lo stesso Gannal fu fatto prigioniero dai russi alla Berezina. E’ invece vero che, come addetto ai reparti sanitari, partecipò a numerose campagne napoleoniche, fu fatto sette volte prigioniero e riuscì sempre ad evadere. Sopravvisse a Waterloo.

Tornato a Parigi lavora come chimico al laboratorio di chimica del Politecnico di Parigi prima e a quello dell’Accademia delle scienze, dopo.

E’ protagonista di diverse invenzioni: cere industriali, collanti, inchiostri, gelatine da sotto-prodotti animali che conserva con procedimenti chimici.

Fa ricerche sulla conservazione dei cadaveri per i laboratori di anatomia. Nel 1837, l’accademia delle scienze lo invita a fare delle prove sul metodo di conservazione dei corpi dell’italiano Tranchina per via di iniezione arteriosa di acido arsenico. Dà parere negativo insistendo sui pericoli, per la salute pubblica, rappresentati dall’arsenico. Facendo così finta di dimenticare che anche il suo liquido di conservazione, brevettato nello stesso anno 1837 contiene arsenico.

Ma quando nel 1845 l’Accademia di Medicina di Parigi fa un confronto tra il metodo Gannal e il metodo Sucquet, viene rivelata la presenza di arsenico nel liquido di Gannal che proprio per questo viene screditato. Il suo liquido è soppiantato da quello del suo concorrente, l’imbalsamatore J.P. Sucquet, a base di cloruro di zinco. Nonostante le critiche del mondo accademico e scientifico, grazie alla traduzione in inglese del suo libro, Gannal è noto in America ed è studiando il suo metodo e il suo liquido che Thomas Holmes svilupperà il proprio fluido togliendo la componente d’arsenico. Il metodo di Holmes conoscerà un notevole successo con la guerra di secessione. Holmes dichiarerà di aver praticato personalmente 4028 trattamenti. Al prezzo di 100 dollari per intervento, Holmes tornò nella sua natia Brooklyn da uomo ricco. Successo e ricchezza dovute in gran parte ad un eccentrico inventore parigino di nome Jean-Nicolas Gannal.

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