Imbalsamazione, uno studio riscrive la Storia: tecniche in uso 1500 anni prima di quanto ipotizzato

Nicolas Tiburzi 08/01/2022 0

A rivelarlo è uno studio pubblicato su Plos one. Rinvenute sostanze complesse in tombe antiche

 

LA MUMMIFICAZIONE era praticata nell’antico Egitto 1500 anni prima di quanto finora ipotizzato. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Plos one e condotto da Stephen Buckley dell'Università inglese di York insieme a ricercatori delle università di Oxford e di Macquarie in Australia.

Da sempre si è creduto che tra il 4500 ed il 3100 avanti Cristo gli egiziani mummificassero i loro defunti sfruttando il clima caldo e secco e utilizzando la sola sabbia del deserto. Solo intorno al 2200 hanno iniziato ad usare delle resine ed il loro utilizzo è diventato più frequente tra il 2000 ed il 1600 avanti Cristo. Ora i ricercatori hanno esaminato dei tessuti funerari rinvenuti nelle tombe di uno dei più antichi cimiteri egizi risalenti tra il 4500 ed il 3350 ed hanno identificato, in alcune bende di lino, delle sostanze complesse utilizzate per l’imbalsamazione.

Analisi biochimiche hanno rivelato che le bende erano imbevute di resina di pino, estratti di piante aromatiche, gomma mescolata allo zucchero, petrolio naturale e grasso animale. Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che queste sostanze per le imbalsamazioni erano state utilizzate almeno mille anni prima di quanto si pensasse. I prodotti naturali usati, spesso elaborati e lavorati, erano gli stessi di quelli impiegati nella mummificazione, al culmine dell’impero faraonico, circa 3000 anni dopo. "Queste ricette resinose messe sulle bende di lino che avvolgevano i defunti, - ha detto Buckley - contenevano agenti antibatterici e furono impiegate nelle stesse proporzioni dagli imbalsamatori egiziani quando la loro abilità era al suo apice, ossia 2500 - 3000 anni dopo".

 

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Redazione TanMagazine 29/03/2021

Ultimo viaggio a zero emissioni? Ecco la Tesla trasformata in carro funebre

Sembra quasi scontato ricordarlo, ma le auto elettriche sono perfette come carro funebre. Devono infatti solitamente percorrere brevi distanze, a volte davanti a cortei, e non avere i gas di scarico è un vantaggio notevole. Uno specialista norvegese ha trasformato questa Tesla Model S, allungando l'auto di 80 cm, modificando gli interni e la carrozzeria, ed ora è in vendita per l'equivalente di 200.000 dollari.

In Norvegia è noto che il settore delle auto elettriche è in piena espansione, in particolare hanno riscosso un grande successo tutti i modelli Tesla attribuendo al paese il titolo di mercato europeo più interessante per la casa automobilistica americana della grande T.

Un successo così importante lascia spazio anche ad una rapida e varia personalizzazione delle auto,  il mercato delle quattro ruote elettriche è riuscito a conquistare anche quello delle onoranze funebri: in vendita infatti un carro funebre su base Tesla Model S proposto al prezzo di ben 200.000 $.

Opportunamente ampliato e modificato questa autofunebre elettrica, se ci soffermiamo a pensare, la destinazione d'uso  si sposa molto bene con la funzione che dovrà svolgere nei cortei funebri, risultando un'abbinata molto azzeccata:

  • Percorrenza di distanze relativamente corte
  • Possibili lunghi tempi di ricaricare
  • Completamente silenziose
  • Zero emissioni
  • In grado di procedere anche a velocità molto lente

Il modello in questione è del 2018 ed ha all'attivo solo 1.000 km, è stato realizzato dall'artigiano Jan Erik Naley il quale, oltre a modificare gli interni, ha dovuto allungare l'intera vettura di oltre 80 cm per poter realizzare a dovere tutta la dotazione interna, con il prezzo di 1.999.000 SEK, circa 207.500 $, può sembrare una vettura costosa, ma in realtà è in linea con gli standard del settore, senza contare i costi più bassi di alimentazione.

Sicuramente, in prima battuta, l'originalità del mezzo attira l'attenzione, ma lascia comunque un fondamento di interesse per le caratteristiche azzeccate per il settore al quale è destinato

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Nicolas Tiburzi 17/09/2020

Assotan “Associazione Italiana Tanatoprassi” Ti assistiamo 24 ore su 24

Assotan offre agli Iscritti la possibilità di contattare un numero verde attivo 24 ore su 24 per richiedere l’invio a domicilio di un tanatoprattore.

Gli Iscritti ad Assotan, nella loro lettera di benvenuto, ricevono il numero verde da utilizzare per contattare la Centrale Operativa ed usufruire dei servizi di consulenza e assistenza.

I servizi di assistenza di igiene funeraria, offerti 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, nascono per offrire a chiunque si trovi in difficoltà un aiuto tempestivo ed efficace per risolvere il problema nel luogo e nel momento in cui nasce.

La Centrale Operativa offre, attraverso il numero verde 800.136.086, i seguenti servizi  di assistenza: 

 

CONSULENZA TANATOPRATICA

a) Informazione ed orientamento sulla tanatoprassi telefonico
Quando l’Assistito necessita di consigli sugli interventi di igiene funeraria generici e/o di informazioni sul reperimento di tanatoprattori qualificati sul territorio nazionale, la Centrale Operativa mette a sua disposizione un esperto per un consulto telefonico immediato. Il servizio fornisce, inoltre, informazione sulle autorizzazioni sanitarie necessarie in merito all’intervento da svolgere (tanatoprassi, tanatoplastica e/o imbalsamazione), preparazione propedeutica ad illustrare l’intervento  da eseguire alla famiglia in previsione di una salma che ha complicazioni. Qualora l’Assistito, successivamente al predetto consulto, necessitasse di un intervento specialistico, la Centrale Operativa segnalerà il nominativo di un tanatoprattore specialista nella località più vicina al luogo in cui si trova il defunto. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

b) Consulenza tanatopratica telefonica di alta specializzazione
Quando, in seguito ad un incidente o una malattia deturpante la salma è in condizioni impresentabili suscettibili di dover dar luogo a interventi di particolare complessità, l’Assistito necessita di informazioni riguardanti tanatoprattori di alta specializzazione, la Centrale Operativa è in grado di mettere a disposizione la sua équipe di tanatoprattori per fornire le informazioni necessarie. L’équipe  di cui la Centrale Operativa si avvale provvede, all’occorrenza, ad individuare e segnalare all’Assistito tanatoprattori specialisti per risolvere casi difficili e rari o comunque particolari, restando a disposizione per facilitare i contatti tra l’Assistito e il tanatoprattore  in questione ovviando ad eventuali problemi di qualsiasi genere.

Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

c) Consulenza telefonica rimpatrio salme
Quando l’Assistito necessita di una consulenza telefonica di carattere informativo sulle procedure di rimpatrio salme all’estero, la Centrale Operativa può mettere a sua disposizione un’équipe di specialisti con cui può conferire direttamente per ricevere informazioni di prima necessità. Il servizio non fornisce lo svolgimento della documentazione. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

ASSISTENZA  PERMANENTE

Quando l’Assistito, a seguito di necessità di rimpatrio salma in un altro stato, necessiti di un supporto nell’ambito di richieste e autorizzazioni (in particolare nulla osta, certificati multilingue, passaporto mortuario, voli aerei, procedure sanitarie e tanatoprassi), può mettersi in contatto con la Centrale Operativa (h 24 ore, 365 giorni all’anno). La struttura dedicata al servizio si occupa direttamente sia dei contatti telefonici con gli Assistiti che con le strutture sanitarie / Consolati competenti, consentendo agli Assistiti di ricevere in breve tempo  un riscontro  attraverso un presidio continuativo. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

RIMPATRIO SALMA

Qualora l’assistito, abbia bisogno di rimpatriare in Italia una salma, il Call Center può organizzare e gestire, per il tramite di centri convenzionati che erogano il servizio, il trasporto della salma fino al luogo di sepoltura in Italia. Il contenuto del presente servizio è limitato all’organizzazione del trasporto e del rimpatrio della salma. I costi del trasporto e dell’organizzazione rimarranno a carico dell’assistito.

 

GESTIONE DELL’APPUNTAMENTO

Qualora l’Assistito necessiti di una prestazione di tanatoprassi,  potrà usufruire della rete di tanatoprattori iscritti all’Ordine Nazionale Tanatoprattori  e richiedere alla Centrale Operativa un appuntamento per l’intervento.
Dopo aver selezionato  lo specialista in base alle specifiche esigenze, si svolgeranno le autorizzazioni sanitarie per l’intervento di tanatoprassi, la Centrale Operativa provvederà nel più breve tempo possibile a richiedere alle autorità sanitarie competenti  il benestare alla cura di tanatoprassi. L’Assistito usufruirà sempre di un canale d’accesso privilegiato e di tariffe particolarmente favorevoli rispetto ai listini in vigore.

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Andrea Pastore 10/04/2026

Formaldeide e tanatoprassi: rischi, limiti e nuove prospettive per la conservazione dei cadaveri

I cadaveri umani rappresentano ancora oggi uno strumento didattico di straordinario valore per l’insegnamento dell’anatomia, della fisiologia e di molte altre discipline mediche. Nessun modello virtuale, per quanto avanzato, riesce infatti a riprodurre in modo pienamente fedele la resistenza dei tessuti, la loro consistenza e le proprietà meccaniche che solo il corpo umano reale può offrire alla formazione di studenti e professionisti.

Tuttavia, il corpo umano è un materiale biologico e, come tale, è naturalmente soggetto a decomposizione. Per rallentare e inibire questo processo sono state sviluppate nel tempo pratiche di tanatoprassi e di imbalsamazione, basate soprattutto sull’impiego di fluidi conservanti. Tra questi, la formaldeide ha occupato per oltre un secolo un ruolo centrale, diventando il cardine delle formulazioni utilizzate per la preservazione dei cadaveri.

Negli ultimi anni, però, il dibattito scientifico e professionale si è intensificato. La tossicità della formaldeide, sia per gli operatori sia per l’ambiente, ha spinto ricercatori e professionisti del settore a cercare soluzioni alternative, più sicure ma ugualmente efficaci. In questo scenario si inserisce una riflessione sempre più attuale: è davvero possibile sostituire la formaldeide? E, soprattutto, esistono strategie intermedie capaci di ridurre l’esposizione professionale senza compromettere la qualità della conservazione?

Il cadavere umano tra formazione e innovazione

Nell’ambito della formazione universitaria in medicina e nelle discipline correlate, il corpo umano continua a rappresentare un supporto essenziale. La dissezione anatomica e l’osservazione di preparati prosettici mantengono un valore didattico insostituibile, nonostante l’evoluzione delle tecniche di imaging post mortem e dei modelli digitali tridimensionali.

Negli ultimi anni, il ricorso alla tomografia computerizzata post mortem, all’angiografia post mortem e alla risonanza magnetica ha ampliato le possibilità di studio. Eppure, molti clinici e anatomisti continuano a sostenere la centralità della dissezione, poiché essa consente di apprendere caratteristiche strutturali e tattili che nessun simulatore artificiale è ancora in grado di replicare in modo completo.

Per questo motivo, modelli virtuali e cadaveri reali non devono essere considerati strumenti in competizione, bensì complementari. Ma l’utilizzo del corpo umano a fini didattici richiede necessariamente un’adeguata conservazione, ottenuta attraverso specifici trattamenti di tanatoprassi.

Tanatoprassi e imbalsamazione: obiettivi e definizioni

La tanatoprassi comprende l’insieme delle tecniche moderne destinate a rallentare la decomposizione del cadavere, distruggere i microrganismi patogeni e consentire una presentazione del corpo decorosa e il più possibile naturale. Essa comprende sia la conservazione a freddo, positiva o in congelamento, sia l’iniezione di sostanze chimiche ad azione biocida e conservante.

L’imbalsamazione, in questo contesto, può essere considerata una sottocategoria della tanatoprassi, oggi intesa principalmente come la perfusione del corpo con fluidi conservanti durante le operazioni tanatopratiche.

Gli obiettivi fondamentali della tanatoprassi sono tre: sanificazione, presentazione e conservazione. I primi due dipendono in larga parte dai fluidi impiegati e dalle cure mortuarie complementari, come il grooming post mortem e il make-up funerario. La qualità del fluido conservante rimane dunque centrale per il risultato finale.

Il ruolo storico della formaldeide

Le moderne soluzioni imbalsamanti contengono una grande varietà di sostanze: conservanti, biocidi, agenti umettanti, coloranti e altri componenti capaci di garantire una conservazione completa, tessuti morbidi, buona colorazione muscolare e vascolare e una presentazione naturale del corpo.

Tra tutti questi ingredienti, la formaldeide si è affermata storicamente come il composto più importante. Grazie alle sue proprietà battericide, fungicide e insetticide, i fluidi a base di formaldeide sono stati, fin dall’inizio del Novecento, la principale alternativa alle antiche miscele contenenti sali di metalli pesanti, assai più pericolose e tossiche.

Dal punto di vista chimico, la formaldeide è un’aldeide altamente reattiva. La sua efficacia deriva dalla capacità di reagire con proteine, lipidi e acidi nucleici, producendo legami crociati che stabilizzano i tessuti e ne rallentano drasticamente la degradazione.

Formaldeide come fissativo dei tessuti

L’azione fissativa della formaldeide si basa soprattutto sulla formazione di ponti metilenici tra proteine adiacenti. In altre parole, il composto “lega” tra loro le strutture proteiche, rendendo i tessuti più stabili e meno soggetti a decomposizione.

Questa capacità di reticolazione chimica è alla base del suo straordinario successo in anatomia patologica, istologia e tanatoprassi. Tuttavia, il processo deve essere attentamente controllato: un eccesso di formaldeide può portare a un irrigidimento eccessivo dei tessuti, con perdita di elasticità e comparsa di un aspetto meno naturale.

Per limitare questi effetti, la formaldeide viene normalmente impiegata in soluzione acquosa, come formalina. Le formulazioni moderne cercano di calibrare la concentrazione in modo da garantire una fissazione adeguata senza determinare un indurimento eccessivo del cadavere.

Formaldeide come conservante e disinfettante

Oltre alla fissazione tissutale, la formaldeide svolge un’importante azione conservante e disinfettante. Il composto possiede un ampio spettro antimicrobico ed è in grado di contrastare efficacemente i microrganismi responsabili della putrefazione.

La sua reazione con proteine e acidi nucleici non solo distrugge i microrganismi presenti, ma crea anche un ambiente chimicamente sfavorevole alla proliferazione batterica futura. In questo senso, la formaldeide agisce sia come agente di sanificazione immediata sia come barriera conservativa nel tempo.

Anche in questo caso, però, il vantaggio ha un prezzo. La concentrazione deve essere sufficientemente alta da impedire la crescita microbica, ma non tanto elevata da provocare tossicità eccessiva o alterazioni strutturali indesiderate nei tessuti.

I limiti della formaldeide

Se da un lato la formaldeide rappresenta ancora oggi uno dei migliori compromessi tra capacità conservativa, azione fissativa e costo, dall’altro i suoi limiti sono ormai ben documentati.

La formalina è considerata un composto pericoloso, soprattutto a causa dei vapori tossici che può liberare. Già a basse concentrazioni nell’aria può provocare irritazione oculare e delle mucose, disturbi respiratori, riduzione dell’olfatto, irritazioni cutanee e dermatiti allergiche da contatto.

A ciò si aggiunge un aspetto ancora più critico: l’associazione tra esposizione a formaldeide e rischio oncologico. Studi epidemiologici e valutazioni internazionali hanno collegato l’esposizione professionale a un aumento del rischio di alcuni tumori, in particolare a carico del distretto nasale e nasofaringeo, ma anche del sistema ematopoietico e di altre sedi.

Nel laboratorio anatomico, nei reparti di anatomia patologica e negli ambienti di tanatoprassi, gli effetti avversi dell’esposizione sono stati oggetto di numerose indagini. Anche livelli inferiori ai limiti professionali in alcuni casi sono stati associati a danni citogenetici nei lavoratori esposti.

Di conseguenza, la formaldeide pone problemi non solo sanitari, ma anche ambientali, normativi e gestionali.

Altri svantaggi pratici nelle formulazioni imbalsamanti

Oltre alla tossicità, la formaldeide presenta diversi inconvenienti tecnici. Coagula rapidamente il sangue, può conferire ai tessuti una colorazione grigiastra quando si mescola con il sangue residuo, fissa eventuali discromie, disidrata i tessuti, restringe i capillari, invecchia chimicamente nel tempo e produce un odore sgradevole.

Per compensare questi limiti, le formulazioni a base di formaldeide includono spesso agenti bagnanti, glicerina, anticoagulanti come il citrato di sodio, coloranti come l’eosina, profumazioni e altri correttivi chimici. Il problema è che ottenere una miscela veramente equilibrata resta complesso, poiché ciascun componente possiede caratteristiche fisico-chimiche differenti in termini di pH, viscosità, solubilità e comportamento in diluizione.

Anche il rapporto tra formaldeide e alcoli richiede attenzione. L’aggiunta di etanolo, metanolo o isopropanolo può migliorare alcune prestazioni del fluido, ridurre parte dei vapori liberi e contribuire alla conservazione di glicogeno e acidi nucleici. Tuttavia, gli alcoli possono accentuare la retrazione e l’indurimento dei tessuti, oltre ad aumentare l’infiammabilità delle miscele.

Le alternative senza formaldeide

Per evitare i limiti dei fluidi tradizionali, negli ultimi anni sono stati testati numerosi sostituti della formaldeide. Alcuni sono già stati studiati in ambito anatomico, istologico o funerario, ma i risultati restano eterogenei.

Tra le sostanze prese in considerazione figurano sali metallici come il cloruro di zinco e il solfato di alluminio, composti come il cloralio idrato, dialdeidi quali glutaraldeide e glicoal, miscele di etanolo-glicerina-timolo, derivati iodati, soluzioni saline sature, tannini vegetali, resine acriliche, liquidi ionici e altre formulazioni sperimentali.

Molti di questi candidati presentano proprietà interessanti sotto il profilo conservativo e antimicrobico, ma nessuno ha ancora raggiunto un consenso unanime come sostituto perfetto della formaldeide. Le criticità riguardano la stabilità in miscela, il costo, la tossicità residua, la capacità di penetrazione tissutale, l’effetto estetico finale e la durata della conservazione.

In altre parole, sostituire la formaldeide non significa soltanto trovare una sostanza meno tossica, ma riuscire a riprodurre un equilibrio molto complesso di proprietà fisiche, chimiche e biologiche.

Una strada intermedia: i formaldehyde releasers

In questo scenario emerge una proposta particolarmente interessante: l’impiego di sostanze rilascatrici di formaldeide, i cosiddetti formaldehyde releasers.

Si tratta di composti capaci di generare formaldeide nel tempo, direttamente per decomposizione di una molecola precursore oppure indirettamente come sottoprodotto di specifiche reazioni chimiche. Queste sostanze sono già ampiamente utilizzate in altri settori, come la cosmetica, i fluidi industriali, le vernici e i trattamenti tessili.

L’idea alla base del loro impiego in tanatoprassi è semplice ma promettente: ridurre la presenza immediata di formaldeide libera nel fluido imbalsamante, e quindi l’esposizione professionale durante la preparazione del corpo, mantenendo però la capacità conservativa grazie al rilascio progressivo di formaldeide nel tempo, durante la fase di stoccaggio del cadavere.

In questo modo, la preservazione del corpo resterebbe garantita, ma con una potenziale diminuzione del rischio per gli operatori.

I vantaggi e le criticità dei releasers

L’aspetto più interessante dei formaldehyde releasers è il possibile controllo dell’emissione di formaldeide nel tempo. In teoria, la sostanza attiva sarebbe presente in quantità minore al momento della manipolazione, mentre la sua azione conservante si svilupperebbe progressivamente durante la conservazione del corpo.

Tuttavia, questo approccio presenta ancora importanti criticità. La principale riguarda la cinetica di rilascio, cioè la velocità e la quantità con cui la formaldeide viene effettivamente liberata nelle diverse condizioni di impiego.

Il rilascio dipende infatti da numerosi fattori: pH, temperatura, matrice chimica, diluizione, forza ionica e presenza di altri componenti del fluido o dei tessuti corporei. Questo rende estremamente difficile prevedere il comportamento reale della miscela in condizioni operative.

Alcuni composti, come il Bronopol, la DMDM idantoina, l’imidazolidinil urea, la diazolidinil urea e il quaternium-15, sono stati studiati più a fondo. I dati disponibili mostrano che il rilascio di formaldeide può essere significativo, ma è fortemente influenzato dal contesto chimico. In alcuni casi il rilascio è rapido, in altri molto limitato; in alcuni ambienti aumenta con il pH, in altri con la temperatura, mentre in matrici complesse il comportamento può cambiare radicalmente.

La sfida analitica: misurare la formaldeide reale

Un ulteriore problema riguarda la misurazione della formaldeide effettivamente libera nei fluidi contenenti releasers. La formaldeide è una molecola altamente reattiva e può legarsi rapidamente ai componenti della matrice. Allo stesso tempo, le stesse procedure analitiche possono indurre un rilascio artificiale di formaldeide dai releasers, falsando i risultati.

Per questa ragione, i metodi tradizionali di quantificazione non sempre sono affidabili in presenza di rilascatori. Si rischia sia di sovrastimare sia di sottostimare il contenuto reale di formaldeide disponibile.

Nuove metodiche di analisi, come l’estrazione per diffusione in contenitore chiuso o la microestrazione gas-diffusiva con derivatizzazione simultanea, sono state proposte proprio per ridurre questi errori e ottenere misurazioni più attendibili.

Una prospettiva concreta per la tanatoprassi?

L’uso dei formaldehyde releasers non rappresenta ancora una soluzione definitiva, ma apre una direzione di ricerca molto interessante. L’obiettivo non è necessariamente eliminare del tutto la formaldeide, bensì ripensarne la somministrazione in modo più controllato e più sicuro.

Dal punto di vista pratico, questa strategia potrebbe consentire di formulare fluidi imbalsamanti meno pericolosi nella fase operativa, mantenendo al tempo stesso il livello di conservazione richiesto per finalità didattiche, scientifiche o funerarie.

Occorre però grande prudenza. Ogni releaser deve essere valutato individualmente, considerando non solo la quantità teorica di formaldeide che può generare, ma anche il suo comportamento reale nella miscela e nei tessuti. Inoltre, alcuni rilascatori possono generare sottoprodotti indesiderati o presentare rischi tossicologici specifici.

In Fine

La formaldeide ha dominato per decenni le pratiche di tanatoprassi, imbalsamazione e fissazione istologica grazie al suo eccellente equilibrio tra efficacia conservativa, azione antimicrobica e capacità di fissazione dei tessuti. Allo stesso tempo, però, la sua tossicità ha reso sempre più urgente la ricerca di alternative.

Le formulazioni completamente prive di formaldeide hanno prodotto risultati interessanti ma ancora disomogenei. In questo contesto, i formaldehyde releasers rappresentano una possibile via intermedia: ridurre l’esposizione professionale senza rinunciare del tutto ai benefici conservativi della formaldeide.

Il futuro della tanatoprassi passerà probabilmente attraverso questa doppia esigenza: garantire sicurezza agli operatori e preservare al meglio il corpo umano, sia per la formazione medico-scientifica sia per la dignità della presentazione funeraria. La sfida sarà trovare fluidi sempre più efficaci, controllabili e compatibili con i nuovi standard sanitari, ambientali e professionali.

Per il settore funerario e tanatopratico, il tema non è soltanto tecnico: riguarda direttamente l’evoluzione della professione, la tutela dei lavoratori e la qualità del servizio offerto alle famiglie. Ed è proprio per questo che il dibattito sulla formaldeide, oggi più che mai, merita attenzione.

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