Jean-Nicolas Gannal, ideatore della tanatoprassi moderna

Redazione Tan Magazine 17/09/2020 0

Personaggio eccentrico e controverso, Jean-Nicolas Gannal (1791-1852) ha dato il suo nome al metodo Gannal, considerato il metodo alla base della tanatoprassi moderna. Come molto spesso accade, la fama di cui gode Gannal nel campo della tanatoprassi, è in parte usurpata in quanto il procedimento di conservazione dei corpi per via d’iniezione vascolare era già stato attuato dal medico italiano Giuseppe Tranchina qualche anno prima di Gannal, e addirittura un secolo prima

dall’anatomista olandese Frederik Ruysch che con il suo liquor balsamicum è considerato il primo ad avere utilizzato l’iniezione arteriosa per la conservazione dei cadaveri.

Le parti anatomiche e i corpi conservati da Ruysch suscitarono un notevole interesse tanto che, a quasi un secolo dalla sua morte, Giacomo Leopardi scrisse un’ opera intitolata Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.

Sembra che, attraverso le sue mummie, Ruysch volesse trasmettere il messaggio che lui – e solo lui – fosse in grado di sfidare la morte rendendo l’aspetto di un morto simile a quello di un dormiente. Enfatizzò sempre la naturalezza delle forme e la flessibilità dei corpi diversi da quelli vivi solo per la mancanza di movimento. Era convinto che nessuno sarebbe stato in grado di raggiungere il suo livello di perfezione. Per questo non volle divulgare il suo metodo. Mantenendo il segreto sarebbe potuto rimanere l’unico valido intermediario tra il mondo dei vivi e la morte. Il metodo non sopravvisse quindi all’autore.

Tornando a scrivere di Gannal va altresì ricordato che l’americano Holmes, che gode di fama ancora maggiore rispetto allo stesso Gannal, specie negli Stati Uniti dove l’embalming nel senso moderno del termine è diventata ormai routine, trasse il suo metodo dalla traduzione in inglese di Histoire des Embaumements scritto da Gannal nel 1838 e tradotto in inglese nel 1840.

Fino al XIX° secolo i metodi di conservazione dei corpi erano molto invasivi, con asportazione di alcuni organi e tagli sulla muscolatura per fare penetrare polveri, aromi e altre sostanze.

Una rivista del 1842 descrive così il metodo Gannal: “Grazie al procedimento inventato dal sig. Gannal nulla è più come prima. Una piccola incisione sulla parte laterale del collo per introdurre il liquore di conservazione, tramite una pompa; poi, all’esterno, tessuti bagnati con liquori aromatici; due ore di tempo ed è tutto finito … non serve nemmeno spogliare il corpo che deve essere imbalsamato … il corpo di un bambino trattato con questo metodo è stato esposto per tre mesi nell’obitorio di Parigi … Un condannato, imbalsamato dal sig. Gannal è stato esposto a Londra per due anni agli occhi del pubblico … è auspicabile che il procedimento del sig. Gannal diventi popolare e questo sarà possibile grazie al prezzo contenuto di questo trattamento …

Su Gannal si sono scritte tante cose. Ad esempio che avesse sperimentato il suo metodo per rimpatriare i corpi di alcuni soldati morti nella battaglia della Berezina durante la campagna di Russia di Napoleone. Questo appare molto improbabile in quanto lo stesso Gannal fu fatto prigioniero dai russi alla Berezina. E’ invece vero che, come addetto ai reparti sanitari, partecipò a numerose campagne napoleoniche, fu fatto sette volte prigioniero e riuscì sempre ad evadere. Sopravvisse a Waterloo.

Tornato a Parigi lavora come chimico al laboratorio di chimica del Politecnico di Parigi prima e a quello dell’Accademia delle scienze, dopo.

E’ protagonista di diverse invenzioni: cere industriali, collanti, inchiostri, gelatine da sotto-prodotti animali che conserva con procedimenti chimici.

Fa ricerche sulla conservazione dei cadaveri per i laboratori di anatomia. Nel 1837, l’accademia delle scienze lo invita a fare delle prove sul metodo di conservazione dei corpi dell’italiano Tranchina per via di iniezione arteriosa di acido arsenico. Dà parere negativo insistendo sui pericoli, per la salute pubblica, rappresentati dall’arsenico. Facendo così finta di dimenticare che anche il suo liquido di conservazione, brevettato nello stesso anno 1837 contiene arsenico.

Ma quando nel 1845 l’Accademia di Medicina di Parigi fa un confronto tra il metodo Gannal e il metodo Sucquet, viene rivelata la presenza di arsenico nel liquido di Gannal che proprio per questo viene screditato. Il suo liquido è soppiantato da quello del suo concorrente, l’imbalsamatore J.P. Sucquet, a base di cloruro di zinco. Nonostante le critiche del mondo accademico e scientifico, grazie alla traduzione in inglese del suo libro, Gannal è noto in America ed è studiando il suo metodo e il suo liquido che Thomas Holmes svilupperà il proprio fluido togliendo la componente d’arsenico. Il metodo di Holmes conoscerà un notevole successo con la guerra di secessione. Holmes dichiarerà di aver praticato personalmente 4028 trattamenti. Al prezzo di 100 dollari per intervento, Holmes tornò nella sua natia Brooklyn da uomo ricco. Successo e ricchezza dovute in gran parte ad un eccentrico inventore parigino di nome Jean-Nicolas Gannal.

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Redazione Tan Magazine 17/09/2020

L'importanza dell'ultima immagine

Non appartengo al settore funerario. Mi occupo d’immagine. Immagine di vivi e non di defunti. Fino a non molto tempo fa, ignoravo tutto della tanatoprassi e guardavo con una certa diffidenza tutto ciò che era legato all’attività funebre, attività che consideravo come un male necessario. Necessario, ma sempre un male. Penso tutt’ora che il mio atteggiamento fosse comune a molta gente. Come molte persone, non ero per nulla attratto dal vedere i cadaveri anche se la mia professione mi aveva portato su vari scenari di guerra e calamità naturali dove dolore e morte facevano regolarmente parte dello scenario. Ma in quel caso era diverso: il contatto con la morte apparteneva alla sfera della professione. Era routine.

Dopo essermi avvicinato alla tanatoprassi, sempre per professione, mi sono posto una domanda: perché molte persone sono riluttanti ad avvicinarsi al corpo di un loro caro defunto? Perché sono insensibili? Non penso. La ragione è che l’immagine che vogliono conservare, che vogliono ricordare del loro caro non è quella del morto. La fissità del viso di un cadavere ha una grande forza espressiva e spesso, vi si legge in maniera inesorabile sofferenza e dolore. Si vogliono ricordare immagini di momenti felici. Eppure quell’immagine, quell’espressione sul letto di morte o nella bara, vista anche per un attimo, t’insegue e ti perseguita.

Ed è lì che tanatoprassi e tanatoestetica possono svolgere un importante ruolo sociale e di civiltà: curandone l’aspetto si ridà ad una persona, perché sempre di persona si tratta, la dignità che non di rado aveva perso nell’ultimo periodo della sua vita.

Il mondo di oggi è un mondo dove la cura dell’immagine è quasi portata ad esasperazione. Prodotti per l’estetica, la cura del corpo e del viso non conoscono crisi. La cura dell’immagine diventa una priorità impostata dai rapporti professionali e sociali e non si capisce perché questa cura non dovrebbe riguardare proprio l’ultima immagine che uno lascia di se. Chi rimane dovrebbe percepirlo come un segno di rispetto, un obbligo morale.

Tanatoestetica e tanatoprassi dovrebbero diventare una prassi e non l’eccezionalità. Prassi lo sono già in America e lo stanno diventando nel Regno Unito in Francia e in altri paesi europei. Sono personalmente convinto che se la gente fosse correttamente informata non avrebbe difficoltà ad aderire a patto che non venga spaventata da una terminologia sconosciuta e persino intrigante. Si dovrebbe semplicemente parlare di cure di conservazione come accade in Francia dove la stessa legge recita: “soins de conservation”.

I popoli antichi consideravano la nascita e la morte come due momenti fondamentali ai quali partecipava tutta la comunità. L’era moderna, che ha progressivamente disgregato le comunità, anche quella familiare, tende a limitare le forme e i momenti di partecipazione. Ritrovarsi e magari riallacciare rapporti da tempo affievoliti può essere una grande opportunità e la tanatoprassi può ridare una serenità familiare in un momento così delicato come quello del commiato.

Per avere successo in società si dice che bisogna “nascere bene” a chi ci lascia deve essere consentito “morire bene”.

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Chiara Ricciarelli 17/09/2020

Coronavirus e settore funerario

Il nuovo flagello epidemico di proporzioni ormai globali sta minando tutto il sistema, compreso il settore funerario. I numeri del Coronavirus sono impressionanti: al 24 marzo, in Italia, ci sono 69.176 contagiati (5.249 persone in più rispetto al giorno precedente, per una crescita dell’8,2%), dei quali 6820 sono deceduti, (+743). Per effetto delle disposizioni messe a punto dal Governo per prevenire il contagio da Covid-19, oggi, è vietata la celebrazione dei funerali in chiesa e sono chiuse le case funerarie e le sale di commiato. Resta ammessa soltanto la cremazione e la benedizione della salma è concessa soltanto al cimitero in forma privata.

Il Coronavirus sta mutando molti aspetti del trapasso: a cambiare è la capacità di gestione dei bisogni spirituali ed emotivi dei familiari che non possono assistere al funerale del caro scomparso. Vengono a mancare i sentimenti di compassione umana. L’elaborazione del doloroso evento, per una famiglia, in questi tempi di emergenza, è davvero difficile. Le stesse pratiche di tanatoprassi e tanatoestetica, importanti per ridare dignità alla morte e per restituire un aspetto quanto migliore possibile alla salma, non sono possibili. L’ aspetto “umano” del decesso viene inevitabilmente a perdere forza e vigore.

Purtroppo, il Coronavirus si sta diffondendo drammaticamente e sta creando non poche difficoltà da gestire. Ma dietro le quinte di questa emergenza, ci sono gli operatori: sono tante le figure che hanno a che fare con questa sorta di “filiera dell’ evento morte”, anche se nessuno ne parla.

Una volta dichiarato, infatti, da parte del medico, il decesso di un paziente, i portantini trasportano la salma dal reparto ospedaliero alla camera mortuaria. Qui, i necrofori gestiscono la salma all'interno dell'obitorio: luogo spesso sotterraneo ed angusto, dove può essere pericolosa un’ alta carica virale. Successivamente, gli operatori funebri depongono la salma in un cofano, chiudono ermeticamente la bara e si occupano, quando questo è possibile, del funerale.

Nel frattempo, le salme vengono portate in luoghi dove resteranno finché non saranno trasferite definitivamente al cimitero o al forno crematorio, ma questo è un processo lungo, ingessato dalla  lenta burocrazia. L’ ufficio di Stato Civile Comunale deve infatti procedere al controllo della correttezza formale di tutta la documentazione, prodotta dalla struttura nella quale il decesso è avvenuto. E al giorno, in media, possono esserci anche oltre 100 pratiche da seguire.

Laddove la salma sarà cremata, poi, la documentazione da produrre ed esibire sarà ancora ulteriore. Le Regioni del Nord, quelle più colpite dall’emergenza, come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, sono al collasso. A Bergamo, città fra le più afflitte, non c’è nemmeno più tempo per i funerali, e tragicamente, neanche più spazio. Eclatante, è, in questo senso, il corteo funebre di camion militari, usati per trasportare le troppe salme delle vittime in altre Regioni.

Posto che un forno crematorio riesca a cremare circa 15 salme al giorno, il tempo necessario per poter “smaltire” i centinaia di corpi in attesa, diventa tragicamente lungo. Alle istituzioni, gli operatori chiedono a gran voce un provvedimento specifico, misure straordinarie per gestire l' emergenza: una semplificazione della burocrazia, con limitazione o eliminazione di determinate prescrizioni debilitanti e penalizzanti per alcuni impianti e alcune parti del settore. 

É importante che tutte le istituzioni regionali modifichino le disposizioni in materia funeraria mettendo a punto particolari misure di protocollo che indichino la procedura per il trattamento di salme e adaveri. Alcune, come la Lombardia e il Lazio, per citare un esempio, hanno provveduto a dare alcune indicazioni in merito. Utilitalia, recentemente, ha diffuso, al riguardo, alcune regole da seguire. Le salme devono essere ricomposte all'interno di una duplice cassa, il cadavere non va spogliato dei suoi abiti ed è necessario avvolgerlo in un lenzuolo imbevuto di disinfettante, che funga da barriera igienizzante.

Prima della chiusura della bara, in modo ermetico poiché è fatto divieto di compiere operazioni a cassa aperta, va posta particolare attenzione agli oggetti potenzialmente contaminati dal virus, come letto e comodini. È importante anche, durante la manipolazione del cadavere, evitare di venire a contatto con fuoriuscite di aria dai polmoni, gas e materiali biologici fluidi: il virus ha elevata sopravvivenza in ambiente esterno e forte potere infettante, per questo è necessaria una disinfezione anche dopo.

È questo che spaventa maggiormente gli operatori funebri, che chiedono tutela. Ovviamente, occorre la massima prudenza: mascherine, guanti di lattice, grembiuli, prodotti igienizzanti. Materiale però che sta cominciando a scarseggiare, prova ne sono le tante segnalazioni, - soprattutto dalla Regione Campania, che però rimane una delle poche che ancora non ha attuato il protocollo -, che in questi giorni stanno giungendo da parte delle imprese funebri, costrette a lavorare oramai senza essere provviste di alcun dispositivo di protezione, per effetto della loro scarsa reperibilità su tutto il territorio nazionale. La norma in tema di trattamento delle salme stabilisce, poi, che il rito funebre può essere anche vietato, in caso di diffusione della malattia. E, laddove si svolge, nella prassi, la benedizione del prete spesso è necessariamente frettolosa, il feretro non può essere toccato e il segno delle condoglianze si traduce in un inchino. Per semplificare al massimo lo snellimento burocratico, si fa indicazione agli operatori funebri di usare tablet, telefonini, pc affinché possano agilmente e velocemente trasmettere in via telematica le documentazioni di morte. Infine, l’ eventuale esumazione di una persona deceduta per malattia infettiva non potrà compiersi se non dopo almeno due anni dalla relativa inumazione.

Non possiamo allora non sottolineare che le conseguenze del Coronavirus sul settore funerario sono allarmanti: troppe vittime fra i nostri cittadini e un lavoro senza sosta tra gli operatori del settore, nel tentativo, anche, di restituire, per quanto sia difficile, compassione ed umanità ai tragici eventi.

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Nicolas Tiburzi 17/09/2020

Assotan “Associazione Italiana Tanatoprassi” Ti assistiamo 24 ore su 24

Assotan offre agli Iscritti la possibilità di contattare un numero verde attivo 24 ore su 24 per richiedere l’invio a domicilio di un tanatoprattore.

Gli Iscritti ad Assotan, nella loro lettera di benvenuto, ricevono il numero verde da utilizzare per contattare la Centrale Operativa ed usufruire dei servizi di consulenza e assistenza.

I servizi di assistenza di igiene funeraria, offerti 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, nascono per offrire a chiunque si trovi in difficoltà un aiuto tempestivo ed efficace per risolvere il problema nel luogo e nel momento in cui nasce.

La Centrale Operativa offre, attraverso il numero verde 800.136.086, i seguenti servizi  di assistenza: 

 

CONSULENZA TANATOPRATICA

a) Informazione ed orientamento sulla tanatoprassi telefonico
Quando l’Assistito necessita di consigli sugli interventi di igiene funeraria generici e/o di informazioni sul reperimento di tanatoprattori qualificati sul territorio nazionale, la Centrale Operativa mette a sua disposizione un esperto per un consulto telefonico immediato. Il servizio fornisce, inoltre, informazione sulle autorizzazioni sanitarie necessarie in merito all’intervento da svolgere (tanatoprassi, tanatoplastica e/o imbalsamazione), preparazione propedeutica ad illustrare l’intervento  da eseguire alla famiglia in previsione di una salma che ha complicazioni. Qualora l’Assistito, successivamente al predetto consulto, necessitasse di un intervento specialistico, la Centrale Operativa segnalerà il nominativo di un tanatoprattore specialista nella località più vicina al luogo in cui si trova il defunto. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

b) Consulenza tanatopratica telefonica di alta specializzazione
Quando, in seguito ad un incidente o una malattia deturpante la salma è in condizioni impresentabili suscettibili di dover dar luogo a interventi di particolare complessità, l’Assistito necessita di informazioni riguardanti tanatoprattori di alta specializzazione, la Centrale Operativa è in grado di mettere a disposizione la sua équipe di tanatoprattori per fornire le informazioni necessarie. L’équipe  di cui la Centrale Operativa si avvale provvede, all’occorrenza, ad individuare e segnalare all’Assistito tanatoprattori specialisti per risolvere casi difficili e rari o comunque particolari, restando a disposizione per facilitare i contatti tra l’Assistito e il tanatoprattore  in questione ovviando ad eventuali problemi di qualsiasi genere.

Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

c) Consulenza telefonica rimpatrio salme
Quando l’Assistito necessita di una consulenza telefonica di carattere informativo sulle procedure di rimpatrio salme all’estero, la Centrale Operativa può mettere a sua disposizione un’équipe di specialisti con cui può conferire direttamente per ricevere informazioni di prima necessità. Il servizio non fornisce lo svolgimento della documentazione. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

ASSISTENZA  PERMANENTE

Quando l’Assistito, a seguito di necessità di rimpatrio salma in un altro stato, necessiti di un supporto nell’ambito di richieste e autorizzazioni (in particolare nulla osta, certificati multilingue, passaporto mortuario, voli aerei, procedure sanitarie e tanatoprassi), può mettersi in contatto con la Centrale Operativa (h 24 ore, 365 giorni all’anno). La struttura dedicata al servizio si occupa direttamente sia dei contatti telefonici con gli Assistiti che con le strutture sanitarie / Consolati competenti, consentendo agli Assistiti di ricevere in breve tempo  un riscontro  attraverso un presidio continuativo. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

RIMPATRIO SALMA

Qualora l’assistito, abbia bisogno di rimpatriare in Italia una salma, il Call Center può organizzare e gestire, per il tramite di centri convenzionati che erogano il servizio, il trasporto della salma fino al luogo di sepoltura in Italia. Il contenuto del presente servizio è limitato all’organizzazione del trasporto e del rimpatrio della salma. I costi del trasporto e dell’organizzazione rimarranno a carico dell’assistito.

 

GESTIONE DELL’APPUNTAMENTO

Qualora l’Assistito necessiti di una prestazione di tanatoprassi,  potrà usufruire della rete di tanatoprattori iscritti all’Ordine Nazionale Tanatoprattori  e richiedere alla Centrale Operativa un appuntamento per l’intervento.
Dopo aver selezionato  lo specialista in base alle specifiche esigenze, si svolgeranno le autorizzazioni sanitarie per l’intervento di tanatoprassi, la Centrale Operativa provvederà nel più breve tempo possibile a richiedere alle autorità sanitarie competenti  il benestare alla cura di tanatoprassi. L’Assistito usufruirà sempre di un canale d’accesso privilegiato e di tariffe particolarmente favorevoli rispetto ai listini in vigore.

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