Alla Scoperta della Cura Innovativa: Il Corso ASSOTAN su Fluytan e la Tanatoprassi Avanzata

Nicolas Tiburzi 11/01/2024 0

Nel dinamico panorama della tanatoprassi, dove l'innovazione e la competenza sono chiave, l'Associazione Italiana Tanatoprassi (ASSOTAN) ha annunciato un corso rivoluzionario progettato per elevare le competenze nel settore della cura della salma. Con il titolo "La cura di base della salma con il Fluytan," questo corso promette di offrire approfondite conoscenze e abilità pratiche per affrontare le sfide emergenti e perfezionare le tecniche di gestione della decomposizione.

I Dettagli del Corso:

Il cuore di questo corso è il Fluytan, un fluido innovativo che mira a eliminare la decomposizione istantaneamente. Gli esperti dell'Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi guideranno i partecipanti attraverso varie applicazioni e tecniche, fornendo soluzioni vantaggiose per la gestione della salma sotto ogni aspetto. Il secondo corso, che si svolgerà sempre a Pordenone presso i Servizi Funerari Funeral Home Prosdocimo il 19 Febbraio 2024, promette una giornata di apprendimento pratico, con un'attenzione particolare alle applicazioni topiche e alla presentazione estetica.

Punti Salienti del Corso:

  1. Recuperatore della Decomposizione il Fluytan:

    • Esplorazione delle applicazioni del Fluytan per eliminare la decomposizione e stabilizzare la salma.
  2. Applicazione Topica:

    • Approfondimento sulle tecniche di applicazione topica per garantire la stabilizzazione della decomposizione.
  3. Presentazione Estetica:

    • Focus sulla facilità di ottenere presentazioni estetiche eccellenti dopo l'uso corretto del Fluytan sulla salma.

Flessibilità e Accessibilità:

Il corso offre non solo una formazione di qualità, ma anche flessibilità riguardo alla tempistica e al formato. Questo permette di adattare il percorso formativo alle esigenze di tutti coloro che desiderano approfondire le loro competenze nel campo della tanatoprassi.

Per partecipare scrivere una mail a info@assotan.it  e richiedere l'iscrizione

Conclusione:

In un settore in costante evoluzione come quello della tanatoprassi, l'opportunità di partecipare a un corso di questo tipo è un passo cruciale verso l'eccellenza professionale. L'ASSOTAN, con la sua iniziativa innovativa, si conferma ancora una volta come un punto di riferimento per coloro che cercano di rimanere all'avanguardia nel settore della cura della salma. Se siete pronti a esplorare nuove tecniche e a perfezionare le vostre abilità, questo corso potrebbe essere la chiave per aprire nuove prospettive nella vostra carriera nella tanatoprassi.

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Redazione TanMagazine 22/09/2021

Infezioni ospedaliere senza tregua nell’intera Unione Europea

Le infezioni ospedaliere in Italia:  si contano 50.000 morti l’anno tutti morti per sepsi

 Non accennano a calare le richieste di risarcimento in seguito a

infezioni contratte durante il ricovero: anche per il 2021 sembra

confermarsi il dato esposto nel 2019 secondo cui ogni 100 infezioni

contratte durante la degenza ospedaliera si avrebbe una richiesta di

risarcimento danni.

Il costo medio per sinistro è di circa 59mila euro;

Più della metà dei casi (56,2%) sono riferibili a prestazioni erogate

nell’area chirurgica, dato che porta a ipotizzare, come principale

causa, una carenza nell’utilizzo delle precauzioni standard

nell’assistenza dei pazienti sottoposti ad interventi e quindi

maggiormente esposti al rischio di contaminazione da agenti esterni.

In particolare, circa il 30% delle infezioni ospedaliere denunciate sono

riferibili a Ortopedia e Traumatologia e il 15% a Chirurgia Generale

LA RESPONSABILITA’ DELL’INFERMIERE NELL’AMBITO DELLE INFEZIONI

Nel caso in cui si verifica un danno (infezione) alla persona, i riferimenti giuridici sono contenuti nel

codice civile e penale del nostro ordinamento e nell’orientamento giurisprudenziale.

Gli elementi che definiscono il tipo di responsabilità professionale sono due:

il carattere colposo;

la necessaria sussistenza del nesso causa-effetto.

Nel primo elemento, la colpa professionale si riconduce sostanzialmente alla negligenza,

imprudenza e imperizia. Esempi pratici sono la condotta superficiale, la mancanza di

conoscenze specifiche e/o abilità tecniche, il mancato rispetto delle buone pratiche.

Nel secondo invece, per l’accertamento della responsabilità professionale, è fondamentale

verificare la sussistenza di un rapporto tra condotta colposa e il danno subito dalla parte lesa.

La condotta colposa può essere attribuita ad un intervento effettuato in modo errato (es.

contaminazione di uno strumento durante la manovra invasiva), oppure per una omissione

(es. mancato controllo delle scadenze di sterilizzazione di uno strumento).

L’infermiere, così come qualsiasi altro professionista, ha l’obbligo dei mezzi e non del risultato.

Non può garantire che le infezioni non possono insorgere, ma deve fare di tutto per erogare un

assistenza ottimale. Deve dimostrare di aver adottato tutte le misure atte a prevenire il danno.

Se il giudice stabilisce la sussistenza tra la condotta colposa dell’infermiere e il danno subito dal

paziente, nella fattispecie l’insorgenza di un' infezione, il professionista può essere chiamato a

rispondere per lesioni colpose (art 590 c.p) e punito con reclusione, o multa, a seconda della

gravità delle lesioni cagionate. Nel caso in cui l’infezione comportasse la morte del paziente, il reato contestato potrebbe essere l’omicidio colposo.

 . 83% degli episodi di polmoniti Ospedaliere sono associate all'utilizzo di ventilazione meccanica

 . Il 97% del infezioni delle vie urinarie sono catetere-correlate

 . l'87% di infezioni ematiche si manifesta su pazienti con catetere venoso centrale

 

MDRO

 

sono definiti come microrganismi resistenti ad una o più classi di antibiotici oggi

disponibili; alla luce di ciò, la gestione di pazienti con positività microbiologica ad un

MDRO, nelle strutture sanitarie, richiede necessariamente l’adozione di specifici

comportamenti assistenziali atti a ridurne quanto più possibile la circolazione , la

trasmissione e i notevoli rischi correlati alla loro presenza in ospedale. Tali rischi si

possono riassumere in:

- aumento della probabilità di fallimento terapeutico;

- aumento del rischio di morbilità e mortalità;

-aumento della durata della degenza ospedaliera.

E’ importante inoltre specificare che tali microrganismi multiresistenti non devono essere

confusi con i microrganismi in grado di causare malattie infettive diffusive, infatti:

-i microrganismi che causano malattie infettive diffusive sono microrganismi che partendo

da un soggetto malato possono contagiare e infettare soggetti sani venuti a contatto con

tale microrganismo (ivi inclusi gli operatori sanitari), per tali malattie è obbligatoria la

notifica di malattia infettiva e l’adozione di specifiche precauzioni atte ad interrompere la

catena di trasmissione. Il personale sanitario è pertanto soggetto a rischio di malattia come

un qualsiasi altro soggetto venuto a contatto con tali microrganismi senza le dovute

precauzioni.

- i microrganismi multiresistenti, non causano malattie infettive contagiose trasmissibili da

soggetto infetto a soggetto sano né da soggetto infetto agli operatori sanitari. Tuttavia, ove

non siano adottate le precauzioni necessarie ad evitare la trasmissione, prima fra tutte il

corretto lavaggio delle mani, gli operatori sanitari sono il principale veicolo di trasmissione

dell’infezione ad altri pazienti suscettibili e possono a loro volta diventare colonizzati e/o

ammalarsi successivamente durante un periodo di immunodeficienza.

 

LA STAMPA

«Vorrei chiarire una cosa: io non ho nessun tumore, ho un’infezione da batterio killer

che per essere debellato necessita di una cura antibiotica molto potente di 6 settimane,

due le ho già fatte, quindi manca poco». «Sono contento, sto bene, non sono malato -

ribadisce ancora - non ho nessuna malattia, devo semplicemente debellare un batterio

che abbiamo tutti, ma che invece di lavorare a favore della vita, comincia a lavorare per

distruggere tutto quello che c’è. Questo batterio si chiama staffilococco aureo, poi

ce ne sono anche degli altri - spiega Vasco - ma capita a volte di avere queste cose,

quando c’è un’abrasione o un abbassamento delle difese immunitarie». «Il batterio

bisogna farlo fuori - conclude il cantante - per questo ci vogliono antibiotici molto potenti

e per molto tempo, ma alla fine, ripeto, sarà lui a morire non io».

 Dott. Lazzarin (infettivologo San Raffaele)

Si tratta di un microrganismo gram positivo comunissimo, disposto sulla superficie

cutanea esposta di qualsiasi uomo. Quindi la sua presenza non è inusuale, e

normalmente non porta a malattie. Il fatto che dia infezioni non rappresenta

un’eccezione, ma è una situazione di convivenza biologica comune con l’organismo

umano. Siccome è molto diffuso può essere la causa di infezioni che finiscono all’interno

dell’organismo (polmoniti, ascessi, gastroenteriti), e questo è più raro. Questo può essere

dovuto ad un taglio delle barriere anatomiche o all’inserimento di farmaci per via

endovenosa. L’infezione è di solito facilmente curabile con gli antibiotici, a meno che non

ci siano situazioni di particolari gravità e in certi casi il batterio può sopravvivere anche

agli antibiotici diventando molto resistente e difficilmente controllabile. Lo stafilococco

può diventare anche mortale, soprattutto se passa ad un soggetto poco

competente dal punto di vista immunologico e quando diventa non

sensibile agli antibiotici l’infezione non guarisce e in questi casi non

c’è molto da fare….

In un’indagine di prevalenza (SIPIO) effettuata nel 1983 su un campione

di letti ospedalieri (36 mila in 142 ospedali), si è rilevato che il 6,8% dei

pazienti ospedalizzati per ogni motivo è risultato affetto da un’infezione

ospedaliera.

Nel 2000 uno studio di prevalenza condotto 

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Chiara Ricciarelli 31/01/2022

Case Funerarie: strutture in crescita, ma senza la Tanatoprassi non hanno senso!

 

Boom di Case Funerarie: fenomeno in crescita, soprattutto

nel Nord Italia. Le strutture nascono velocemente, ma,

senza praticare la Tanatoprassi, riescono davvero a

esplicitare l' obiettivo per il quale hanno preso vita? Ossia:

umanizzare e dare dignità alla morte? Come sempre

abbiamo asserito, a nostro avviso, la risposta,

decisamente, è NO!

 

322 è, ad oggi, il numero di Case Funerarie in Italia. Il trend è

infatti molto diffuso nei paesi anglosassoni e in America, ma

adesso è in rapido sviluppo anche nel nostro Paese.

Concentrate nel Nord, soprattutto in Lombardia, le Case

Funerarie stanno prendendo piede in Italia con una crescita

esponenziale: parlando in parole povere, si potrebbe dire che

“spuntano come funghi”.

La ragione di quest' incremento è presto detta. Ossia il

cambiamento, anche qui, della concezione del rito funebre.

Infatti, per la veglia del caro defunto scomparso, la Casa

Funeraria, luogo accogliente e idoneo, si configura come un'

alternativa alle mura domestiche - dove la famiglia continuerà a

vivere, conservando un ricordo spiacevole dell' evento.

Ma anche soprattutto alla – peggiore – fredda e sterile sala

mortuaria degli ospedali: luogo davvero poco consono a

garantire i bisogni umani di intimità e riservatezza e a poter

esprimere a pieno emozioni e sentimenti dolorosi legati alla

perdita.

 

Ma la Casa Funeraria senza la pratica della Tanatoprassi è

davvero funzionale? Noi di Tanmagazine abbiamo, da

sempre, asserito di no.

Il concept che è alla base della Casa Funeraria è quello di voler

rappresentare al meglio le volontà, i desideri e i bisogni di

raccoglimento delle famiglie.

I cari familiari, parenti e amici infatti hanno bisogno di tempo per

vegliare sul defunto, ricongiungendosi spiritualmente (sia che

siano credenti che non) col caro scomparso, ricordandolo e

omaggiandolo.

E tutto questo, deve essere fatto in un ambiente idoneo e

adeguato, in grado di custodire e “cullare” fra virgolette la salma

del defunto scomparso, in tutta tranquillità e sicurezza, all'

interno di un' area serena. Un' atmosfera rilassata, tranquilla,

raccolta.

Un momento, insomma, per pregare o per ricordare. Prima dell'

addio definitivo alle spoglie terrene.

 

Ma i cari congiunti hanno il sacrosanto diritto di conservare un

bellissimo ricordo non solo della struttura e dell' area.

A cosa serve avere a disposizione un'area magnifica, comoda,

confortevole, se la visione del caro defunto è deturpata ed

esteticamente sgradevole?

Purtroppo, il decorso fisiologico della salma non ha misteri:

dopo la morte, il corpo subisce naturalmente una veloce

trasformazione, tutt' altro che piacevole.

La fuoriuscita di liquidi organici e la presenza di vapori

nauseanti dal cadavere del congiunto non sono sicuramente

fenomeni ai quali i cari familiari vorrebbero trovarsi davanti.

 

Ma è questa la sorte di una salma, che, se non trattata,

possiamo dire sia ai limiti della decenza e della presentabilità

 

davanti agli occhi delle proprie famiglie e dei propri cari.

E una veglia di questo genere può diventare un buon ricordo?

Come è ovvio rispondere, secondo noi, NO!

Se la Casa Funeraria consente di ampliare la veglia funebre per

più giorni, che almeno questo sia fatto con criterio e al massimo

delle possibilità e potenzialità.

C'è una bella differenza nel presentare una salma non trattata,

piuttosto che invece avere un corpo “curato” con le tecniche all'

avanguardia della Tanatoprassi.

La Tanatoprassi è, infatti, indispensabile per riuscire a sposare

bene l’obiettivo ultimo, della Casa Funeraria, di dare la migliore

dignità alla morte.

La Tanatoprassi, con le cure rivolte alla salma prima delle

esequie - in termini di igiene e di presentazione estetica -, mira

non solo a conservare il corpo il più a lungo possibile in

condizioni di sicurezza, ma anche a trattarlo in modo da

renderlo, esteticamente, il più possibile vicino a rappresentare

un’ immagine serena del defunto.

 

Solo applicando le tecniche di Tanatoprassi, secondo noi, il

trend di crescita del numero di strutture di Case Funerarie in

Italia può avere una connotazione positiva.

Solo così, infatti, queste riescono a raggiungere bene l' obiettivo

e lo scopo per cui prendono vita: umanizzare e ridare dignità

alla morte, alleggerendone il più possibile, anche per chi resta, i

segni della sofferenza.

Quindi: sì a un luogo idoneo di raccoglimento e veglia, ma

anche sì ad una cura della salma meticolosa, professionale e

attenta!

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Julie Carpentieri 30/09/2021

Crioconservazione: 377 persone sono congelate nella speranza di vivere nel Futuro

Esiste un modo per allungarsi la vita? Stando a quanto riporta il sito della KrioRus, l’unica speranza di vita per l’uomo che sta per morire è la Crionica, ovvero una tecnica di congelamento del corpo che permette la sua conservazione fino a un futuro in cui, si spera, la scienza avrà fatto progressi tali da riuscire a risvegliare il defunto e sostituire le sue cellule malate con cellule sane.

Sul sito si consiglia di mettersi in lista per la crioconservazione quando il paziente è ancora in uno stato di buona salute perché è fondamentale, al momento della morte, che non si perda tempo prezioso a informare familiari della soluzione scelta dall’ormai defunto parente e che tutti i passaggi burocratici fino al trasporto dall’obitorio vengano eseguiti nella maniera più rapida possibile.

Questo perché solo con un tempestivo procedimento è possibile assicurare un’ottimale conservazione delle cellule.

Il contratto può prevedere la crioconsevazione dell’intero corpo o anche soltanto della testa e del cervello

Dal momento che la personalità e i tratti caratteriali di ciascuno di noi dipendono dal cervello, è sufficiente conservare anche soltanto quest’ultimo cosicché in futuro sarà possibile creare un nuovo corpo sano che possa ospitarlo, soprattutto in considerazione del fatto, ribadisce l’azienda, che la ricerca medico-scientifica si sta muovendo in modo massiccio nell’ambito dell’utilizzo in questo senso delle cellule staminali.

Ovviamente questo tipo di servizio ha un costo minore – 12.000 dollari – rispetto al congelamento dell’intero corpo, mentre se si è legati a una visione più tradizionale della conservazione del corpo intero l’azienda suggerisce di chiedere il servizio completo, che costa 36.000 dollari.

Il procedimento per essere crioconservati comincia non appena il cuore smette di battere. Prima di tutto il sangue viene rimpiazzato con una sostanza che impedisce il congelamento dell’acqua all’interno delle cellule, dopodiché il corpo, a testa in giù, viene immerso nell’azoto liquido all’interno di speciali cisterne.

Oltre alla KrioRus, in Russia, esistono altri due centri che offrono il servizio di crioconservazione umana: il Cryonics Institute e l’Alcor, entrambi negli Stati Uniti. Questi ultimi hanno costi maggiori rispetto a quelli del centro russo e la conservazione dell’intero corpo arriva a costare anche 200.000 dollari.

In ogni caso, in tutto il mondo sono presenti agenzie che offrono i servizi di trasporto verso il centro con il quale si è stipulato il contratto.

Oggi nel mondo si contano circa quattrocento persone conservate nell’azoto liquido e altre duemila che hanno già stipulato un contratto di crioconservazione, tra questi ultimi sono presenti almeno otto italiani.

La prima persona al mondo a essere stata crioconservata, nel gennaio del 1967, è James Bedford, un professore di psicologia dell’Università della California. Nel 1991 il suo corpo è stato trasferito in un contenitore più moderno e con l’occasione si è potuto constatare il suo perfetto stato di conservazione.

Il primo italiano a farsi congelare nell’azoto liquido in attesa di una futura resurrezione è stato, nel 2012, A. Fuscetti, un imprenditore di Cassino deceduto a causa di un infarto.

Il servizio di crioconservazione è disponibile anche per gli animali domestici e nelle cisterne della KrioRus attualmente sono conservati, oltre a 74 persone, anche sette cani, sei gatti, tre uccelli e un cincillà.

Sotto, per saperne di più, il documentario completo di Bloomberg:

E’ curioso riportare un caso, tutto italiano. Il signor Giuseppe Gobbi, morto nel 2017, aveva pagato il servizio completo per la conservazione, pari a 33 mila euro. Quando morì, nel 2017, venne sepolto nel cimitero della città natale, a Imperia, e solo dopo 8 mesi è stato portato in Russia per la crioconservazione. La società assicurò che non ci sarebbero stati problemi futuri per la “resurrezione

 

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