La tanatoprassi ha bisogno di una Legge!!

Chiara Ricciarelli 03/12/2020 0

LA TANATOPRASSI E LA SUA LEGITTIMAZIONE.

Siamo ancora in “terra di nessuno”.

 

A che punto siamo con la legittimazione istituzionale della pratica della

TANATOPRASSI in Italia? Questa disciplina ha ottenuto un

riconoscimento formale da parte del Governo o delle Istituzioni?

Facciamo chiarezza in questo articolo.

La tanatoprassi – è un dato di fatto –, oggi è una disciplina che si muove

ancora in “terra di nessuno”.

Nonostante i tentativi di Assotan e INIT di legittimare la materia, il punto è

che c'è ancora stagnazione di idee e di pratiche, nostro malgrado.

Infatti, nel corso di questi anni, con le nostre associazioni, ci siamo adoperati

per formare professionalmente operatori di tanatoprassi qualificati.

Il corso di tanatoprassi svolto da INIT dal 2010 al 2013, con la

collaborazione dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata e con l’Egida

del Ministero della Sanità, si è tenuto con successo – con un ciclo di

formazione pratica su casi reali di 100 operazioni per ogni partecipante al

corso – ed ha visto diplomarsi i primi 5 tanatoprattori specializzati italiani.

Queste figure professionali, oggi riescono, con documentazione alla mano e

con domanda della famiglia del defunto scomparso ad ottenere, seppur a

fatica, l' autorizzazione ad operare come tanatoprattori. E questo accade in

tutta l' Italia, da Bolzano a Palermo.

Gli operatori infatti, mettendosi in contatto con le autorità sanitarie,

ottengono l' autorizzazione ad operare, firmando tutte le carte necessarie.

Ma questo accade perché le autorità sanitarie si informano circa il nostro

Istituto e la sua autorevolezza nel settore. In certi casi, la materia della

tanatoprassi è totalmente sconosciuta e dire che le difficoltà sono poche è

dire, francamente, una menzogna.

Ultimamente, gli operatori della tanatoprassi, sono stati presi maggiormente

in considerazione dal nostro Sistema Sanitario, ottenendo piano piano, l'

autorizzazione ad operare.

E questo è, se vogliamo, un timido segnale in avanti, se pensiamo che in

alcuni casi, le operazioni condotte erano ancor più farraginose.

I trattamenti, di quella che veniva definita imbalsamazione (ma che

imbalsamazione non era), venivano eseguiti, nei fatti, da operatori e tecnici

delle sale obitorio, o da necrofori, che facevano le veci del medico che

invece avrebbe dovuto, secondo il Regolamento della Polizia Mortuaria e i

dettami ospedalieri, eseguire l' operazione. O addirittura, venivano praticate

tecniche, che definire di tanatoprassi e tanatoestetica sarebbe quasi eresia,

con modalità ben lontane dalle regole.

Oggi la realtà è un po’ cambiata. Quella che allora veniva definita come

 

imbalsamazione, ossia la pratica e la tecnica di conservazione che viene

effettuata iniettando liquido conservante nelle arterie, è – per chiamarla con

il proprio esatto nome –, tanatoprassi.

La tanatoprassi si identifica, nello specifico, come conservazione

temporanea.

L' imbalsamazione, invece è ben altro. Si tratta infatti di una pratica

definitiva, il cui intervento esecutivo può andare dai 20 ai 30 giorni. Una

pratica davvero assai costosa, conseguentemente alla quale, ad ogni modo,

ogni anno la salma andrebbe ritoccata e revisionata.

Ma ciò che deve essere in questa sede sottolineato è che si rivela

obbligatoriamente necessaria, all' interno del nostro ordinamento, una legge

al riguardo.

Nel 2017, era stato presentato un Disegno di Legge "Disciplina delle attività

funerarie", il cui iter si era fermato al Senato in corso di esame di

commissione. Anche il successivo DDL FOSCOLO, di cui abbiamo già

parlato, è una disposizione ferma al vaglio delle Camere che, nella sua

stagnazione, non riesce ancora ad essere emanata definitivamente.

Per capire meglio di cosa parliamo, l' articolo 1 del Disegno di Legge n. 1611

"Disciplina delle attività funerarie", definisce i trattamenti di tanatoprassi

come consentiti “qualora il defunto sia destinato a cremazione o a

tumulazione stagna in loculo.” Essi “possono essere eseguiti da operatori

abilitati solo successivamente all'accertamento di morte e al prescritto

periodo di osservazione. Qualora il defunto sia destinato a inumazione o a

tumulazione aerata in loculo, sono consentiti i trattamenti di tanatocosmesi”.

L' articolo 2 del Predetto DDL, invece, esprime i requisiti per espletare la

pratica, recitando testualmente: “Con decreto del Presidente del Consiglio

dei ministri, su proposta del Ministro della salute, previa intesa in sede di

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province

autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro sei mesi dalla data di

entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i requisiti minimi per la

pratica della tanatoprassi, valevoli su tutto il territorio nazionale, in base ai

seguenti criteri: a) individuazione del profilo professionale dell'operatore di

tanatoprassi; b) indicazione dei luoghi idonei all'effettuazione dei trattamenti

di tanatoprassi; c) definizione delle metodiche e delle sostanze da utilizzare

nei trattamenti di tanatoprassi, anche in riferimento alla loro compatibilità con

le diverse pratiche funebri e con i diversi sistemi di sepoltura e prevedendo

le garanzie atte ad assicurare che le suddette metodiche e sostanze non

pregiudichino la salute dell'operatore.”

In tutti i modi, quindi, la tanatoprassi è, oggi più che mai, una disciplina che

ha estrema necessità di un riconoscimento.

Il tanatoprattore deve essere autorizzato in maniera formale da un' autorità

sanitaria e da istituzioni che ne riconoscano, definitivamente, la legittimità.

 

Si avverte fermo e presente l' assoluto obbligo, per l' operatore di

tanatoprassi, di intervenire con tutte le carte necessarie, ossia: la domanda

della famiglia dello scomparso di effettuare tale tecnica conservativa, la

copia del documento di un familiare in cui si è firmato il consenso ad

operare, il modulo che autorizza il tanatoprattore firmato dall' ASL del

territorio competente, la certificazione della qualifica professionale di

tanatoprattore ed infine, una copertura assicurativa e civile che copra

eventuali danni causati nell' ambiente di lavoro.

Tutta la documentazione deve essere firmata dall' autorità sanitaria che

autorizza l intervento, mentre il tanatoprattore rilascia il certificato di eseguita

cura di tanatoprassi.

Ad oggi, tuttavia, il tanatoprattore gode di un riconoscimento soltanto

“ipotetico” da parte della società e delle istituzioni, mentre c'è un bisogno

urgente di una legittimazione istituzionale da parte dello Stato, nonché di

una supervisione da parte delle autorità competenti.

Tale professionalità la si dovrebbe evincere dalla partecipazione e dall'

iscrizione del tanatoprattore ad un albo professionale, che si occupa di

controllare e monitorare i requisiti e le competenze.

Oggi invece, non esiste né una legge né tantomeno un Albo Professionale, a

livello nazionale. A dire il vero, esiste soltanto il nostro, quello interno all'

INIT, ma, come è logico capire, non è sufficiente: non esiste, ad oggi, una

legge in vigore, che autorizzi il tanatoprattore ad operare e che riconosca, in

modo istituzionale, la disciplina della tanatoprassi.

La tanatoprassi, infatti, è una cosa seria e anche il corso che qualifica l'

operatore al suo esercizio, deve avere assoluto riconoscimento da parte

dello Stato e delle autorità sanitarie.

E' infatti fondamentale scegliere, per l' espletamento di queste tecniche e

pratiche, i tanatoprattori iscritti ad un ordine, in questo caso, all' ONT, Ordine

Nazionale Tanatoprattori, la cui unica realtà esistente per il momento, è

soltanto la nostra, al fine di garantirsi dei professionisti assoluti.

Non sono nuove infatti le notizie degli scandali di pseudo corsi di formazione

di pochi giorni, dove semplici operazioni di trucco sulle salme vengono fatte

passare per tanatoprassi, gettando fango invece su chi opera in maniera

seria e professionale.

E' per questa ragione che ci sentiamo di batterci per questo scopo: i corsi

devono essere assolutamente seri, professionali, ed erogati da autorità

competenti ed autorevoli, come INIT, e, soprattutto si avverte, impellente, la

necessità che la figura del tanatoprattore ottenga un riconoscimento

effettivo, da parte delle Istituzioni e del Governo, per l' esercizio legittimo

della sua professionalità.

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Chiara Ricciarelli 15/10/2020

CASE FUNERARIE E TANATOPRASSI.

COME CAMBIA IL RITO FUNEBRE E LA CONCEZIONE DELL’ EVENTO MORTE. L’ IMPORTANZA DELLA TANATOPRASSI NELLE CASE FUNERARIE PER “UMANIZZARLA”.

 

Il culto della morte, e dei morti, è, fin dall’ alba dei tempi, un elemento caratterizzante della

cultura dei popoli. La concezione del rito funebre è nel tempo stata oggetto di modifiche

nella pratica e nell’ immaginario collettivo. In questo articolo, TanMagazine vuole

ripercorrerne brevemente l’ excursus fino ai giorni nostri, e sintetizzare il fenomeno sempre

più incalzante delle case funerarie e della tanatoprassi come atti rivoluzionari sia per il rito

che per la veglia funebre.

Il culto della morte, e dei morti, è, fin dall’ alba dei tempi, un

elemento caratterizzante della cultura dei popoli, nella storia;

tuttavia, le tradizioni e gli usi legati alla morte e al suo rito funebre

sono variati incredibilmente a seconda dell’ età storica, del luogo,

della fede religiosa, e, non da ultimo, a seconda delle estreme

volontà del deceduto e dei suoi cari.

Durante il percorso della storia e dei popoli, il rito funebre ha

assunto caratteristiche e connotati diversi, fino a giungere ai giorni

d’ oggi, in questa nostra società moderna, dove se, non altro, esiste

una maggior consapevolezza razionale all’idea stessa della morte.

La morte, in quanto limite supremo all’agire umano, su questa terra.

Nonostante questa nostra maggior consapevolezza, la morte e l’

idea che l’ accompagna, sembrano essere ancora un tabù, nei fatti,

un argomento“scottante” o comunque, forse, indigesto, oppure, ad

ogni modo, e sempre, un tema che si cerca di evitare.

Eppure, purtroppo, l’ evento morte è un doloroso accadimento che

tutti ci dobbiamo trovare, prima o poi, ad affrontare; pertanto l’

obiettivo ultimo di questa nostra società, dovrebbe essere quello di

cercare di umanizzare il più possibile una tematica che continua a

farci così paura.

Vero è, ad ogni modo, che è proprio tramite il rito funebre che,

anche oggi, si riesce a condividere l’ evento morte, e a convivere

forse con questa idea che incute ancora così timore.

Se il culto della morte è frutto della cultura e della tradizione dei

popoli, e il rito funebre contribuisce in un certo senso ad aumentare

la tolleranza umana verso il doloroso evento del trapasso, quali

sono le tendenze, nel prossimo futuro, in questo senso?

 

E’ in un contesto come questo, che per far fronte ad un’ idea di

morte che continua a far paura, si è inserito, piano piano,

lentamente, il concetto di “Casa Funeraria”.

Il rito funebre, nella nostra tradizione italiana, si svolge, infatti,

storicamente, in questo modo. Ovviamente, prima che le esequie

del caro defunto vengano sepolte, o cremate, esse vengono

riposte in un luogo per dargli l’ ultimo addio ed accompagnarlo alla

vita ultraterrena.

Nel nostro paese, di solito, fino ad ora, l’ ultimo saluto, l’ addio

estremo al proprio caro defunto è offerto o all’interno delle mura

domestiche o nelle strutture sanitarie, all’ interno degli obitori degli

ospedali.

Nel primo caso, spesso, i cari del defunto, continueranno a vivere in

quell’ abitazione, seguitando, dopo la sua morte, ad avere un

ricordo spiacevole dell’ evento. Nel secondo caso, gli obitori sono

spesso “freddi”, sia nelle strutture che nell’ idealità: luoghi

profondamente inidonei a garantire la necessaria intimità e

riservatezza e a poter esprimere, a pieno, nella propria sensibilità,

tutte le emozioni e i sentimenti che inevitabilmente i congiunti e le

famiglie del caro scomparso, devono affrontare.

In entrambi i casi, comunque, si tratta di un rito spesso inadeguato

a rappresentare a pieno le volontà e i desideri, le volontà di

raccoglimento delle famiglie, che hanno bisogno di tempo per

ricongiungersi col caro scomparso, per pregare, per ricordarlo e per

accompagnarlo, nel caso siano credenti, nel suo viaggio verso l’

aldilà.

Spesso il rito funebre viene eseguito senza particolari emozioni, in

tutta velocità, per poter permettere di svolgere il funerale

rapidamente, per ovvie questioni igieniche della salma, che fra l’

altro, provata dal trapasso e in molti casi dalla sofferenza, si

presenta agli occhi delle famiglie, ovviamente, non in perfette

condizioni, anche da un punto di vista puramente “sensoriale”.

E’ in un contesto come questo che il fenomeno delle Case

Funerarie e della Tantatoprassi si inseriscono.

La Casa Funeraria si configura quindi come luogo idoneo e

adeguato, in cui la salma del caro congiunto scomparso può

 

essere custodita, in tutta tranquillità e sicurezza. L’ atmosfera è

giusta e rilassata, quella di tranquillità, raccoglimento, serenità e

possibilità di preghiera.

L’ idea ha preso, in origine, avvio molto tempo fa ormai, negli USA e

in Inghilterra. Tuttavia, questo fenomeno - nonostante le sopracitate

paure e i timori per l’ evento morte e per i suoi tabù che di fatto,

continuano ad essere presenti nella nostra cultura e nella nostra

mentalità -, piano piano si è fatto spazio anche nel nostro paese,

soprattutto in tempi recenti e nel Settentrione, cercando di cambiare

un po’ questa concezione, e contribuendo piano piano alla

creazione di un concetto di rito funebre completamente diverso da

quello che è sempre stato.

Con la Casa Funeraria, la concezione del rito funebre è tesa

progressivamente a modernizzarsi, scacciando o provando ad

allontanare in qualche modo paure e tristezze, o, comunque,

alleggerendone il carico e il doloroso e straziante impatto emotivo.

La Casa Funeraria è un luogo accogliente e tranquillo, nel quale si

possono creare le condizioni per vivere l’ evento morte e per dare l’

ultimo addio al caro scomparso, in silenzio, raccoglimento,

meditazione, tranquillità, offrendo la possibilità di un vero e proprio

luogo di memoria.

La Casa Funeraria offre spazi idonei, adeguati, puliti, rispondendo a

dovuti e precisi canoni igienici e strutturali e consentendo di

ampliare la veglia funebre per più giorni, rispetto ad adesso, dove

tutto deve essere fatto (per forza di cose) velocemente.

In questo contesto, è doveroso ricordare che il ruolo della disciplina

della Tanatoprassi è, all’ interno della Casa Funeraria, tutt’ altro che

accessorio, ma anzi, indispensabile per riuscire a sposare bene l’

obiettivo ultimo di ridare dignità alla morte.

Le tecniche di Tanatoprassi, ossia quell'insieme di tutte le cure

rivolte alla salma prima delle esequie, in termini di igiene, di

conservazione e di presentazione estetica, sono essenziali, infatti,

al corretto funzionamento di una Casa Funeraria.

Nelle ore immediatamente successive alla morte, infatti, il corpo del

dipartito subisce naturalmente una repentina trasformazione, con

la fuoriuscita di liquidi organici e la presenza di vapori nauseanti,

 

che lo rendono, se non trattato, ai limiti della decenza e della

presentabilità davanti agli occhi delle proprie famiglie e dei propri

cari. Questo può contribuire a rendere la veglia funebre traumatica:

l’ obiettivo della Tanatoprassi è proprio quello di conservare il corpo

il più a lungo possibile, farlo in condizioni igieniche e di sicurezza e

trattare la salma in modo da renderla, esteticamente, il più possibile

vicina a rappresentare un’ immagine serena del defunto,

umanizzando l’ evento morte, e cancellandone o alleggerendone i

segni inevitabili della sua sofferenza.

Ecco perché le Case Funerarie, senza la pratica della Tanatoprassi,

non svolgono completamente la loro funzione, e noi di

TanMagazine ci auguriamo che sia proprio in questa direzione che

si svolgano le prossime tendenze, per cambiare in modo radicale e

rivoluzionare il concetto della morte e il rito funebre, in condizioni di

maggiore igiene, sicurezza, tranquillità, raccoglimento, che il

defunto merita.

Per riportare davvero il povero “caro scomparso” ad essere

“protagonista”, con estrema dignità, anche di questa fase inevitabile

della propria esistenza, quella che è il fine vita.

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Chiara Ricciarelli 11/11/2020

Toscana e Tanatoprassi: a che punto siamo?

 

Ne parliamo con La Piramide, Casa Funeraria in Versilia

 

La tanatoprassi è un trattamento "post-mortem" che si occupa della

conservazione, cura igienica e presentazione estetica del corpo dopo il suo

trapasso: mentre è molto diffusa al Settentrione, in Toscana, ossia nella

Regione che prenderemo in esame per quest' articolo, sembra ancora non

essere ben radicata. Ne parliamo con La Piramide, Casa Funeraria in

Versilia.

In Toscana, viene praticata la tanatoprassi? Fra Case Funerarie e Sale o

Cappelle del Commiato, in Toscana, esistono ad oggi 29 strutture. Per la

maggior parte si tratta di Sale del Commiato, mentre sono 5 le Case Funerarie,

all' interno delle quali, tuttavia, risulta, da una ricerca da noi svolta, che non

vengono praticate particolari tecniche di tanatoprassi.

Questo mese abbiamo intervistato La Piramide, in Versilia, per parlare di

tanatoprassi e di organizzazione del rito funebre all' interno di una Casa

Funeraria. Ci siamo interfacciati con Emanuele Ricci, titolare, e Roberto

Rebughini, direttore delle Onoranze Funebri.

“All' interno della Vs. Casa Funeraria, viene praticata la tecnica della

tanatoprassi?”

Al momento, no. Adottiamo una serie di procedure per garantire e controllare le

condizioni del cadavere durante la sua permanenza all' interno della struttura;

per quanto riguarda invece la conservazione della salma stessa, in questa Casa

Funeraria, non usiamo mettere in pratica tecniche di tanatoprassi.

Ad esempio, cambiamo l' aria all' interno della sala, almeno 7 volte ogni ora.

Inoltre ci occupiamo del controllo dell' umidità e del controllo della salma, della

temperatura corporea e dei movimenti. Qualora si verificasse un evento in

questo senso, la nostra struttura è dotata di appositi dispositivi di allarme e

segnalazione.

Quella che viene chiamata comunemente “imbalsamazione” della salma, o in

termini migliori la sua cura e conservazione, invece, purtroppo, non è una

pratica molto usata qui nella nostra Regione, tanto che in 20 anni che

esercitiamo la nostra professione, ci è capitata una volta sola una richiesta in

questo senso. Ma stiamo parlando di 12 – 13 anni fa.

Attualmente, bisogna ammettere che nessuno dei nostri clienti ci ha manifestato

particolari richieste od esigenze in questo senso. C'è da dire che purtroppo i

tempi sono anche quelli che sono, dove le famiglie, soprattutto quelle di media

“classificazione” sociale, tendono spesso a risparmiare sulla cerimonia funebre,

 

prediligendo riti minimali.

Prova questa che la tanatoprassi, importante tecnica di cura, conservazione e

trattamento estetico della salma, non è ancora diffusa molto nel nostro Paese, o

quanto meno, praticamente quasi del tutto assente sul nostro territorio toscano.

Tuttavia, sarebbe importante una sensibilizzazione della cultura della nostra

società e dei nostri usi e costumi e tradizioni, per riconoscere l' importanza di

una pratica che è di notevole aiuto, sia dal punto di vista dell' igiene che dal

punto di vista della cura dell' ultima immagine del caro defunto scomparso.

“Come è nata la Vs. Casa Funeraria e cosa la contraddistingue?”

La Casa Funeraria è un luogo di ritiro e di preghiera, dove si respira intimità,

calore umano e sensibilità. Onoranze Funebri La Piramide è un azienda

giovane. Dopo quasi 20 anni nel settore, il titolare Emiliano Ricci, infatti, ha

intrapreso questo percorso 2 anni fa. La nostra è una struttura unica perché è la

sola casa funeraria della Versilia, nata adiacente all' area ospedaliera.

Ci sono, al suo interno, 3 Sale del Commiato ed ogni spazio è personalizzabile

per il proprio credo. Nelle Sale, si trova un monitor 38 pollici, dove

tradizionalmente, viene proiettato il manifesto funebre, ma c'è la possibilità di

mettere anche video o una canzone.

I congiunti e i familiari, così, hanno la possibilità di vegliare il proprio caro per

circa 24 ore, fino ad un massimo di 48, anche se non se ne consiglia il

prolungamento oltre questi tempi, per ovvie ragioni igieniche. Ecco quindi, che,

come dicevamo prima, le tecniche di tanatoprassi verrebbero, in queste

occasioni, davvero in aiuto per prolungare la veglia e per offrire il miglior

ricordo del caro scomparso, garantendone un' immagine quanto più dignitosa

possibile, e cercando di alleviare le sofferenze che è necessario spesso

affrontare nel fine vita.

Gli spazi interni sono molto curati, con arredamenti minimalisti ma efficaci per

trasmettere una sensazione di serenità, di quiete, di intimità e di preghiera.

L' ambiente intorno, poi, è degno di nota. La Casa Funeraria nasce all' interno di

una verde pineta, la struttura ha una bella vetrata che offre uno spazio arioso, le

pareti sono dorate, una diversa dall' altra, a testimonianza delle varie

sfaccettature umane. Ci sono anche alcune lastre di vetro, tutte alte uguali:

questo significa che siamo tutti uguali su questa terra.

Abbiamo un percorso, quello dell' acqua, che simboleggia la nascita, ma anche

il percorso della vita, con un paio di ostacoli e un vortice finale, che riporta all'

origine di tutto, come il ciclo di tute le cose.

Certamente, la Casa funeraria è ben diversa da una più semplice Cappella del

Commiato, dove per legge non si può tenere la salma aperta, e che ospita,

quindi, i cadaveri a cassa chiusa; per non parlare delle strutture ospedaliere,

ben più fredde e “ ostiche”.

 

“Qual' è lo scopo della Casa Funeraria? Come cambia, in questo senso, il

rapporto con le persone?”

Se vogliamo dirlo in poche parole, la finalità della Casa Funeraria è trasmettere

questo concetto: umanizzare e valorizzare anche un evento così tanto doloroso,

come l' evento morte. La perdita di un caro congiunto è sempre un evento

traumatico e destabilizzante, ma quello che apprezzano i clienti di una Casa

Funeraria è proprio il calore umano. Il personale mantiene un rapporto

particolare con la famiglia: nella Casa Funeraria, si è a contatto con la famiglia

8 - 10 ore durante la veglia funebre, si ha un rapporto giornaliero e quotidiano,

un rapporto continuativo, se vogliamo, e sicuramente tutto ciò è molto diverso

rispetto alle tradizionali attività che si svolgono in un luogo “freddo” come può

essere l' obitorio, dove il personale dell' impresa funebre si occupa delle

semplice attività ordinarie.

Le persone vedono sicuramente il nostro lavoro in modo diverso. Diciamo che

questa differenza si fa sentire molto. Un tempo, e parlo di 20 o 30 anni fa, si

faceva di tutto per poter vegliare il caro congiunto a casa. Adesso le cose però

sono cambiate: spesso e volentieri gli spazi delle mura domestiche sono quelli

che sono e sono mutate anche le esigenze familiari. Ci sono bimbi piccoli...

oppure, parenti che fanno visita a qualsiasi ora. In una Casa Funeraria è un' altra

cosa, l' ambiente è più intimo e raccolto, si ha tempo a disposizione in un

contesto di “tranquillità.”

Certo, si parla di un contesto più sano, anche igienicamente, anche se le

tecniche di tanatoprassi darebbero indubbiamente un nuovo impulso in questo

senso, contribuendo a migliorare il settore e sensibilizzare verso un' ottica

diversa, per porre massima attenzione sulla cura, sull' igiene, sull' estetica per

offrire un' immagine quanto più serena possibile del caro scomparso.

In questo modo, inoltre, si potrebbero, col tempo, correggere anche molte

concezioni. Il rito funebre sta cambiando, e nonostante il tabù e la riluttanza

verso le tematiche della morte siano sempre presenti (ci permettiamo di

segnalare anche una certa mancanza di valori, soprattutto da parte delle nuove

generazioni), il nostro auspicio è sicuramente quello di poter rivalorizzare e

umanizzare, a livello di costumi e di società, di pensieri, e di credi, questa fase

così importante della nostra esistenza.

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Michel Cioffi 17/09/2020

Perché molte persone sono riluttanti ad avvicinarsi al corpo di un loro caro defunto? Perché sono insensibili?

Non appartengo al settore funerario. Mi occupo d'immagine. Immagine di vivi e non di defunti. Fino a non molto tempo fa, ignoravo tutto della tanatoprassi e guardavo con una certa diffidenza tutto ciò che era legato all'attività funebre, attività che consideravo come un male necessario. Necessario, ma sempre un male. Penso tutt'ora che il mio atteggiamento fosse comune a molta gente. Come molte persone, non ero per nulla attratto dal vedere i cadaveri anche se la mia professione mi aveva portato su vari scenari di guerra e calamità naturali dove dolore e morte facevano regolarmente parte dello scenario. Ma in quel caso era diverso: il contatto con la morte apparteneva alla sfera della professione. Era routine.

Dopo essermi avvicinato alla tanatoprassi, sempre per professione, mi sono posto una domanda: perché molte persone sono riluttanti ad avvicinarsi al corpo di un loro caro defunto? Perché sono insensibili? Non penso. La ragione è che l'immagine che vogliono conservare, che vogliono ricordare del loro caro non è quella del morto. La fissità del viso di un cadavere ha una grande forza espressiva e spesso, vi si legge in maniera inesorabile sofferenza e dolore. Si vogliono ricordare immagini di momenti felici. Eppure quell'immagine, quell'espressione sul letto di morte o nella bara, vista anche per un attimo, t'insegue e ti perseguita.

Ed è lì che tanatoprassi e tanatoestetica possono svolgere un importante ruolo sociale e di civiltà: curandone l'aspetto si ridà ad una persona, perché sempre di persona si tratta, la dignità che non di rado aveva perso nell'ultimo periodo della sua vita.

Il mondo di oggi è un mondo dove la cura dell'immagine è quasi portata ad esasperazione. Prodotti per l'estetica, la cura del corpo e del viso non conoscono crisi. La cura dell'immagine diventa una priorità impostata dai rapporti professionali e sociali e non si capisce perché questa cura non dovrebbe riguardare proprio l'ultima immagine che uno lascia di se. Chi rimane dovrebbe percepirlo come un segno di rispetto, un obbligo morale.

Tanatoestetica e tanatoprassi dovrebbero diventare una prassi e non l'eccezionalità. Prassi lo sono già in America e lo stanno diventando nel Regno Unito in Francia e in altri paesi europei. Sono personalmente convinto che se la gente fosse correttamente informata non avrebbe difficoltà ad aderire a patto che non venga spaventata da una terminologia sconosciuta e persino intrigante. Si dovrebbe semplicemente parlare di cure di conservazione come accade in Francia dove la stessa legge recita: “soins de conservation”.

I popoli antichi consideravano la nascita e la morte come due momenti fondamentali ai quali partecipava tutta la comunità. L'era moderna, che ha progressivamente disgregato le comunità, anche quella familiare, tende a limitare le forme e i momenti di partecipazione. Ritrovarsi e magari riallacciare rapporti da tempo affievoliti può essere una grande opportunità e la tanatoprassi può ridare una serenità familiare in un momento così delicato come quello del commiato.

Per avere successo in società si dice che bisogna “nascere bene” a chi ci lascia deve essere consentito “morire bene”.

 

 

Michel C.

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