La Tanatoprassi nella tragedia del drammatico incidente in funivia Stresa-Mottarone
Chiara Ricciarelli 27/05/2021 0
La Tanatoprassi nella tragedia del tragico incidente in funivia Stresa-Mottarone.
Dei 14 morti, vittime di quest’ immane tragedia, uno, di nazionalità iraniana, è stato affidato agli operatori dell'I.N.I.T. Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi per la conservazione del corpo, tramite il trattamento di Tanatoprassi, e per il successivo rimpatrio in Iran.
E' di nazionalità iraniana il ragazzo di 23 anni morto lo scorso 23 maggio - data della terribile notizia della tragedia della funivia di Stresa-Mottarone, la cui salma è stata affidata agli operatori dell'I.N.I.T. per la conservazione del corpo, tramite il trattamento di Tanatoprassi, e per il successivo rimpatrio in Iran.
Nell'incidente, che ha recentemente sconvolto tutto il paese sono morte ben 14 persone, tra cui anche Mohammadreza Shahaisavandi, di soli 23anni.
Mohammadreza era residente a Diamante, in Calabria, ma viveva e studiava a Roma. Fatalmente, in quei giorni il ragazzo era andato a trovare la fidanzata a Verbania, anch’ essa calabrese, di Diamante, trasferitasi da poco in loco, dopo aver vinto un concorso come borsista di ricerca al CNR.
Al di là dell’ umana sofferenza che questi eventi trascinano con sé, non possiamo fare a meno di considerare che ancora una volta, in tragedie di simile portata, la Tanatoprassi, intesa come quell'insieme di cure rivolte alla salma prima delle esequie, in termini di igiene, di conservazione e di presentazione estetica, si rivela essenziale! Infatti, in simili situazioni, il corpo, a causa di incidenti, come in questo caso, o malattie, non ha una morte naturale, ma viene certamente sfigurato e snaturalizzato. In analoghe circostanze, la salma si presenta, appunto, se non trattata, ai limiti della presentabilità davanti agli occhi delle proprie famiglie e dei propri cari, contribuendo sicuramente a offrire un’ ultima immagine del proprio congiunto non rispondente al reale, non serena e certamente deturpata.
Tutto questo rende non solo il rito funebre traumatico, ma anche il ricordo del proprio caro congiunto si fa davvero scioccante! Ecco appunto che l’obiettivo della Tanatoprassi, conservando il corpo il più a lungo possibile, in condizioni igieniche e di sicurezza e trattando la salma in modo da renderla, esteticamente, il più possibile vicina a rappresentare un’ immagine serena del defunto, interviene certamente ad umanizzare, per quanto possibile, l’ evento “trapasso”.
La morte si fa ancora più traumatizzante in casi di malattie o di eventi tragici ed imprevedibili come questo! Allora la Tanatopassi ha uno scopo: l’alleviamento dei segni inevitabili della sofferenza, che nel caso di 4 giorni fa è certamente devastante. 14 persone, che quella domenica erano andate insieme a fare una gita sul Mottarone, prendendo quella funivia: l’ impianto di risalita, nel comune piemontese di Stresa, che, salendo fino ad un’ altezza di 1500 metri, collega la celebre cittadina del bellissimo Lago Maggiore con la vetta del Mottarone.
Doveva essere una domenica spensierata, quella. Tanti turisti, sia italiani che stranieri, che con l’ arrivo della bella stagione, desideravano trascorrere una giornata in alta quota. Invece, il tragico epilogo.
Nel punto più alto del percorso di salita, con 15 persone dentro ( e menomale le disposizioni anti Covid ne hanno limitato la capienza piena di 40!), intorno alle 12 del pomeriggio, un cavo cede. Tutt’ un tratto la cabina indietreggia, sbatte su di un pilone e via giù, precipitando disastrosamente nel bosco e trovando fermezza a terra, accartocciata terribilmente. Su 15 persone si salva, miracolosamente, solo un bambino. Un incidente davvero disarmante le cui cause ancora sono da chiarire, anche se sembra che la cabina precipitata, secondo le ultime indagini, presentasse il sistema di emergenza dei freni manomesso.
Un sistema che mostra anomalie, quindi, di cui risponderà chi di dovere. Una tragica omissione che, pur richiamando certamente, ancora una volta, al rigoroso rispetto di qualsiasi norma di sicurezza per ogni condizione che riguarda i trasporti di persone, ha causato, tuttavia, nel frattempo, un dolore all’ Italia tutta, per una tragedia che poteva evitarsi. Le vittime sono famiglie distrutte: due di Varese (una coppia di giovani fidanzati e un papà con mamma e figlio piccolo), due coniugi pugliesi che erano venuti al Nord, trasferendosi a Piacenza, una famiglia di origini israeliane, residente a Pavia, la ragazza di origini calabrese, e il suo fidanzato, il ragazzo iraniano, che appunto è stato affidato alle cure dellaTanatoprassi.
Andrea Fantozzi Presidente dell'I.N.I.T. si augura che, operando la cura di tanatoprassi sulla povera salma, si possa dare un contribuito ad alleviare in parte il dolore immenso della famiglia, restituendo al giovane un aspetto quanto più possibile “naturale” e “sereno”.
Centrale Operativa Servizi Tanatoprassi N° Verde 800.136.086
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Nicolas Tiburzi 20/09/2024
FORMALDEIDE: APPROVATE NUOVE RESTRIZIONI IN EUROPA
La formaldeide è stata classificata dal 2016 come agente chimico di Categoria 1B (con le frasi di rischio H350 e H341). Questo significa che ci sono prove sufficienti che attribuiscono alla sostanza proprietà cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione negli animali, mentre per l'uomo vi sono solo sospetti. La formaldeide possiede anche proprietà sensibilizzanti per le vie respiratorie, corrosive per la pelle, e un'elevata tossicità acuta.
Presenza e utilizzi della formaldeide
La formaldeide si trova naturalmente in molti organismi viventi e nell'ambiente. È presente in alimenti, frutta e viene prodotta come metabolita endogeno nei mammiferi, attraverso il metabolismo ossidativo.
Oltre alle fonti naturali, la formaldeide viene emessa dai processi di combustione, come le emissioni dei veicoli, impianti di produzione energetica, termovalorizzatori, fiamme libere e fumo di tabacco.
Viene ampiamente utilizzata come intermedio nella produzione di resine, materiali termoplastici e altre sostanze chimiche, a loro volta impiegate in una vasta gamma di applicazioni. Oltre all’industria del legno, dei materiali da costruzione, cosmetici e prodotti medico-sanitari (come disinfettanti), l'uso più delicato riguarda l'ambito alimentare (conservazione e disinfezione degli alimenti).
Tra le principali fonti di emissione di formaldeide si annoverano traffico veicolare, materiali da costruzione, tappeti, tessuti, rivestimenti, vernici e pitture.
Esposizione professionale alla formaldeide
I settori industriali in cui si utilizzano grandi quantità di formaldeide o suoi derivati includono:
- Produzione di resine fenoliche (bachelite), urea e melammina (plastiche, adesivi, schiume isolanti);
- Sintesi di composti chimici (es. 1,4-butanediolo, 4,4′-metilendifenil diisocianato, pentaeritritolo, esametilentetrammina);
- Conservanti;
- Verniciatura e lavorazione del legno;
- Servizi funerari e necroscopici (uso di formalina);
- Disinfettanti e fissativi in ambito medico.
In questi settori, in base al D.Lgs. 81/08, devono essere adottate misure di protezione collettive per limitare l'esposizione dei lavoratori. Inoltre, è obbligatorio fornire dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie e indumenti adeguati.
Restrizioni vigenti
Dal 2016, con la classificazione della formaldeide come cancerogeno di Categoria 1B, i prodotti contenenti formaldeide sono soggetti a restrizioni previste dal Regolamento REACH (Allegato XVII, voce n. 28), che regola le sostanze cancerogene di categoria 1A o 1B.
Il Regolamento vieta l'immissione sul mercato di prodotti con concentrazione di formaldeide pari o superiore allo 0,1%, destinati al pubblico. Tali prodotti devono riportare la dicitura “Uso ristretto agli utilizzatori professionali” in modo visibile e leggibile. Sono previste deroghe solo per medicinali e alcuni combustibili.
Sempre nel 2016, la Regione Lombardia ha approvato una “Linea guida regionale sulla stima e gestione del rischio da esposizione a formaldeide", che fornisce un importante riferimento per la valutazione del rischio.
Nuove restrizioni sull'uso della formaldeide
Negli ultimi anni, l’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) ha avviato, su richiesta della Commissione Europea, una procedura per introdurre ulteriori restrizioni sulle emissioni di formaldeide da miscele e articoli. Il 10 febbraio 2023, il Comitato degli Stati Membri UE ha approvato questa procedura.
I prossimi passaggi prevedono l'esame da parte del Parlamento e del Consiglio UE, con la pubblicazione finale attesa sulla Gazzetta Europea nei prossimi mesi.
La proposta prevede nuovi limiti di emissione per articoli contenenti formaldeide, in linea con quanto già stabilito per i pannelli di legno dalla norma EN 13986 e dal D.M. 10 ottobre 2008, che regola le emissioni di aldeide formica nei materiali a base di legno. Attualmente, tessuti, pelle e cuoio, già regolati dalla restrizione n. 72 dell'Allegato XVII del Regolamento REACH, dovrebbero restare esclusi.
Le nuove restrizioni vietano l’immissione sul mercato di articoli con emissioni di formaldeide superiori a:
- 0,062 mg/m³ per mobili, articoli a base di legno e veicoli stradali;
- 0,080 mg/m³ per altri articoli.
Sono previste deroghe per articoli destinati a uso esterno, materiali da costruzione, articoli e veicoli esclusivamente industriali o professionali, e per articoli regolati da altre normative, come biocidi, DPI, dispositivi medici e prodotti a contatto con alimenti.
È previsto un periodo di transizione di 36 mesi per la maggior parte degli articoli e di 48 mesi per i veicoli stradali.
La versione inglese del testo approvato è disponibile online.
Barbara Ruscitti 29/03/2026
S.I.F. Service D’Igiene Funerario: eccellenza professionale nella tanatoprassi in Italia
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Nicolas Tiburzi 16/09/2021
I miracoli della Tanatoplastica
Aperta la tomba di Carlo Acutis, il corpo è davvero incorrotto o c’è altro dietro?
Dopo tante dicerie sul corpo incorrotto di Carlo Acutis, una nota del Vescovo di Assisi, spiega che non risponde a verità che il corpo del prossimo beato sia stato trovato incorrotto: “All’atto dell’esumazione nel cimitero di Assisi, avvenuta il 23 gennaio 2019 in vista della traslazione al Santuario, – spiega monsignor Sorrentino – esso fu trovato nel normale stato di trasformazione proprio della condizione cadaverica. Non essendo tuttavia molti gli anni della sepoltura, il corpo, pur trasformato, ma con le varie parti ancora nella loro connessione anatomica, è stato trattato con quelle tecniche di conservazione e di integrazione solitamente praticate per esporre con dignità alla venerazione dei fedeli i corpi dei beati e dei santi. Un’operazione che è stata svolta con arte e amore. Particolarmente riuscita la ricostruzione del volto con maschera in silicone. Con specifico trattamento è stato possibile recuperare la reliquia preziosa del cuore che sarà utilizzata nel giorno della beatificazione”.
Il corpo di Padre Pio è incorrotto o no? Rispondono i periti del Vaticano
Di recente molte persone si chiedono se i resti mortali di Padre Pio siano incorroti o la salma è stata ricostruita Un fatto curioso: nessuna autorità della Chiesa ha mai dichiarato che il corpo di Padre Pio sia miracolosamente incorrotto, eppure vari siti cattolici divulgano questa “informazione” e portano milioni di persone a crederci.
La faccia di padre Pio, di colore vivido, con una bella barba e con un’espressione quasi viva, semplicemente, non è la sua. Si tratta, infatti, di una maschera di silicone realizzata dalla Gems Studio, azienda londinese specializzata nella ricostruzione di volti in silicone di personaggi famosi per gli usi più vari: uno dei suoi maggiori clienti è il museo delle cere di Madame Tussaud. Come ben spiega il sito religioso ‘Fides et Forma', quello di padre Pio non affatto un volto vero "coperto da una sottilissima maschera di silicone", bensì una "finta testa di silicone scolpita ex novo".
Per rispetto nei confronti di tutti coloro che accompagnano il nostro lavoro, presentiamo quindi il parere dei periti del Vaticano sul corpo del nostro venerato Padre Pio.
Il primo da ascoltare è Stefano Campanella, giornalista, scrittore e direttore di Teleradio Padre Pio e Padre Pio TV. Gli intervistati sono i membri della commissione di periti designati dal Tribunale Ecclesiastico per la questione.
In che condizioni è stato trovato il corpo dopo l’esumazione?
Ha risposto a questo dubbio Nazzareno Gabrielli, perito del Vicariato di Roma per la conservazione dei santi e biochimico al servizio della Santa Sede.
Gabrielli ha spiegato che quando è stata aperta la bara di Padre Pio si è verificato che:
- la pelle del volto esisteva ancora;
- c’erano ancora orecchie e labbra;
- c’erano barba e baffi;
- non c’erano più gli occhi né il naso;
- la testa, il tronco e il bacino erano in buone condizioni;
- gli arti inferiori erano molto deteriorati.
L’aspetto che ha sorpreso maggiormente tutti i membri della commissione durante l’esame è stata l’assenza assoluta di cattivi odori.
Secondo il vescovo diocesano, Domenico D’Ambrosio, che ha seguito l’esumazione, la parte superiore del cranio era parzialmente scheletrica, il mento era perfetto e il resto del corpo era ben conservato.
Il corpo ha ricevuto qualche trattamento dopo l’esumazione?
Sì, il corpo di Padre Pio ha ricevuto un trattamento chimico per rimanere conservato dopo l’esumazione. Gabrielli ha rivelato che è stata applicata “una soluzione di prodotti conservanti”. La procedura è stata completata con creosoto, acido benzoico ed essenza di trementina.
Il corpo è stato avvolto con fasce imbevute in una soluzione chimica imbalsamatrice, tranne la testa. In seguito è stato collocato su un materasso pieno di gel di silice, per assorbire l’umidità.
È stato infine collocato in un’urna con una tecnologia speciale: l’aria all’interno è stata sostituita da nitrogeno, che evita qualsiasi processo di ossidazione e inibisce lo sviluppo di microflora batterica e funghi aerobi.
È stato verificato qualcosa di soprannaturale nelle condizioni del corpo?
Ha risposto a questa domanda fondamentale Orazio Pennelli, medico legale. Dal 1977 al 2005 è stato direttore sanitario della Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale fondato da Padre Pio.
“Spero di non scandalizzare nessuno nell’affermare che è andata delusa la umana speranza, penso intimamente nutrita da ciascuno di noi, di trovare il suo corpo incorrotto od almeno di scoprire in esso qualche segno soprannaturale. Purtroppo le trasformazioni naturali, che pur hanno rispettato le sue umane sembianze, hanno cancellato ogni traccia dei ‘sacri sigilli’ che il Signore aveva impresso su ‘quel corpo’ che per mezzo secolo ha racchiuso la ‘vera essenza della Croce’ e che è stato il ‘crogiuolo di immensi doni spirituali’”.
In altre parole, intimamente nutre la speranza che ci sia qualche fattore soprannaturale in relazione ai resti mortali di Padre Pio, ma come scienziato non è in possesso di alcun indizio per poterlo affermare.
Proprio così. Padre Pio è stato un uomo di straordinaria santità, con una vita piena di sofferenze e umiliazioni. Ha anche manifestato vari doni straordinari e ha compiuto molti miracoli. Per questo alimentare illusioni sui suoi resti mortali è del tutto superfluo, e non aiuta nessuno ad essere un cristiano migliore.
Non dobbiamo essere come certi tipi di protestanti, ansiosi di credere al primo evento soprannaturale che viene annunciato loro. La fede cattolica è innanzitutto la chiamata ad essere santi nella banalità del quotidiano. Ci sono numerosi e bellissimi eventi soprannaturali che circondano il cattolicesimo – la Sacra Sindone, ad esempio, è una reliquia che la scienza non riesce a spiegare. Bisogna però essere sempre equilibrati e prudenti in relazione ai miracoli che la Chiesa non conferma.