Morire in Italia da immigrati.

Pasqualino Caterisano 02/07/2021 0

I decessi di cittadini stranieri, poco più di 5.000 l’anno (circa 1 ogni 1.450 persone, inclusa la componente irregolare, mentre tra gli italiani sono circa 1 ogni 140) sono molto meno numerosi rispetto alle nascite. In ogni caso, sempre più anche gli immigrati di prima generazione desiderano essere seppelliti in Italia, dove si sono insediati stabilmente anche i loro figli, seppure in uno scenario molto modificato rispetto alle tradizioni caratteristiche dei Paesi d’origine. Per alcuni, però, la tumulazione in patria conserva una grande importanza, rappresentando un ritorno “simbolico” nella terra degli avi e delle proprie tradizioni, anche se questo desiderio è fonte per i familiari di notevoli complessità. Ragioni di sensibilità umana e religiosa inducono a porre riflessione su questa delicata questione, partendo da brevi considerazioni relative al rituale-religioso e dai dati statistici per entrare nel merito degli aspetti economici, normativi e burocratici, per giungere, quindi, ad alcune conclusioni pratiche. In generale gli immigrati cristiani incontrano meno difficoltà in un Paese come l’Italia, dove però i protestanti, così come avveniva per gli ebrei, nel passato non potevano essere sepolti nei cimiteri comunali, che altrimenti sarebbero stati sconsacrati. Per questo venivano loro riservate apposite aree o costruiti speciali cimiteri, soluzione tuttora valida e adottata anche per i musulmani. Il rito hindu e quello sikh contemplano la cremazione, alla quale in patria si provvede bruciando la salma su una pira e disperdendo le ceneri nei luoghi riconosciuti come importanti per il defunto. La collettività cinese, nel suo insieme, pur favorevole all’inumazione basata sul taoismo popolare, ricorre di regola alla cremazione, che consente di tenere le ceneri presso le abitazioni dei congiunti in Italia o di inviarle a quelli rimasti in Cina. Secondo una parte delle religioni tradizionali africane, il rito funebre deve accompagnare le anime dei defunti così da farle diventare parte del mondo degli antenati, che rappresentano una sorta di autorità suprema, intermediaria tra i mortali e il divino. Per i musulmani, da una parte, è importante “riposare in terra d’Islam” e, dall’altra, è preferibile seppellire il corpo (che secondo la tradizione andrebbe avvolto nel solo sudario) in terra d’immigrazione per provvedere al seppellimento entro breve tempo, prescrizione impossibile in caso di rimpatrio delle salme, che può richiedere anche dei mesi.

 

 

Aspetti burocratici di un rimpatrio

Per avere un’idea della complessità della trafila burocratica, seguiamo il trasporto di una salma dall’Italia al Marocco. Come prescritto per tutti gli immigrati, la rappresentanza diplomatica o consolare, contattata dai familiari del defunto, deve inoltrare una richiesta al Comune italiano dove si è verificato il decesso per ottenere il “nulla osta all’introduzione della salma

” (indispensabile per l’agenzia di pompe funebri), come anche si deve presentare la denuncia di morte ed eventualmente una relazione dettagliata sul decesso dell’autorità giudiziaria. A complicare le cose si aggiunge il fatto che più della metà degli stranieri che muoiono in Italia non sono residenti, in pratica persone di passaggio o, più di frequente, immigrati irregolari che

non possono contare sulla rete di parenti e di amici. Se il defunto non ha documenti, non è regolarmente residente o non si è certi della sua identità, si richiedono le impronte digitali per l’identificazione; i documenti e il passaporto vengono annullati.

Il consolato deve inoltrare una richiesta al ministero degli Affari Esteri del Marocco, dove sono indicate le generalità, il luogo del

decesso, la causa e il luogo di inumazione; da lì è possibile, in seguito, avvertire i familiari. Il Ministero invia al consolato un codice da inserire nel lasciapassare mortuario per provvedere al trasporto della salma. In seguito all’agenzia di pompe funebri, prescelta dai familiari, vengono rilasciati alcuni documenti: il passaporto mortuario; la dichiarazione che la morte non è riconducibile a malattie contagiose (in caso contrario la Asl prescrive che la cassa non venga aperta per alcun motivo), un documento in lingua francese indispensabile per la dogana marocchina e, infine, il lasciapassare del consolato in lingua italiana. Questi documenti, firmati dal Console, vengono consegnati dall’agenzia di pompe funebri alla Prefettura per legalizzare la firma, così che poi si possa procedere al trasporto della cassa. Quando il feretro arriva in Marocco, sono necessari il visto della dogana e della polizia di frontiera; inoltre deve essere comunicato l’orario di arrivo dell’aereo per far trovare un Carro Funebre che si occuperà  del trasporto della salma fino al cimitero ubicato nel luogo di sepoltura indicato nel lasciapassare. Sono le agenzie di pompe funebri a sapersi districare in questa selva di adempimenti e negli ultimi anni ne sono nate diverse anche tra gli immigrati. In conclusione, la questione del trasporto salme richiede che si intervenga per temperare i costi praticati finora dal “mercato” e a questo scopo si auspica: la Costituzione di un Tavolo nazionale ad hoc per coinvolgere i Ministeri interessati (Interno, Lavoro Salute e Politiche Sociali, Infrastrutture), il Coordinamento delle Regioni, le Compagnie aeree; la semplificazione e riduzione degli oneri burocratici (passaporto mortuario e oneri locali) che pesano per circa un quarto sui costi complessivi; una maggiore considerazione di queste necessità sia nella legislazione nazionale che negli interventi regionali che nella contrattazione collettiva, con specifiche agevolazioni per i parenti chiamati a far fronte al trasporto delle loro salme.

Aspetti statistici

I decessi tra gli stranieri sono poco diffusi rispetto a quanto si rileva tra gli italiani. Ciò si giustifica per il fatto che a emigrare sono solitamente i soggetti più giovani e di robusta costituzione, destinati semmai a conoscere un peggioramento della loro salute a causa delle pregiudizievoli condizioni di insediamento: è il cosiddetto “effetto migrante sano” posto in rilievo dalla medicina delle migrazioni. Nel periodo 1992-2002 sono stati registrati 32.738 decessi di cittadini stranieri. Dall’archivio dell’Istat risulta che poco più della metà di questi riguarda cittadini stranieri non residenti, per lo più maschi, giovani, provenienti da Paesi a forte pressione migratoria e in condizione di irregolarità. Negli ultimi anni i decessi dei residenti hanno superato per la prima volta di oltre le 2.000 unità . Nel 2018 sono state superate per la prima volta le 5.000 unità. Poiché nel complesso i decessi delle persone non residenti hanno superato sempre quello delle persone residenti, è ragionevole ipotizzare che i numeri riportati  vanno all’incirca raddoppiati. La Regione con il più alto numero di morti è stata la Lombardia (983), seguita dal Lazio (644) e dal Veneto e l’Emilia Romagna, con più di 500 decessi ciascuna, e dal Piemonte e la Toscana con 400, mentre il Molise e la Basilicata registrano appena una ventina di decessi. L’archivio Istat, dove sono registrate le cause di morte, pone in risalto una differenza rispetto all’origine nazionale. Per gli italiani e gli immigrati provenienti dall’Occidente industrializzato le malattie del sistema circolatorio e i tumori sono le prime cause di morte, mentre per gli immigrati provenienti dai Paesi a forte pressione migratoria lo sono i traumatismi e gli avvelenamenti: così, ad esempio,  è stato per gli albanesi (50,2% per questi motivi) e per i marocchini (55,5%), mentre per gli italiani l’incidenza è stata solo del 4,7%. Per traumatismi e avvelenamenti si intendono diverse cause, quali infortuni mortali sul lavoro, incidenti stradali, omicidi, suicidi, incidenti domestici e altro. Tra le cause di morte dei cittadini stranieri sono molto ricorrenti anche le malattie dell’apparato digerente, i disturbi psichici e le malattie del sistema nervoso e delle ghiandole endocrine. Per quanto riguarda la mortalità infantile gli studiosi hanno sottolineato che le disuguaglianze tra italiani e stranieri si riducono nel corso del tempo, tuttavia con l’eccezione di alcune aree di origine che presentano aspetti problematici meritevoli di ulteriori approfondimenti.  Elaborazioni su dati Istat Una quota non trascurabile di questi eventi è legata agli infortuni mortali sul lavoro, con un tasso di ricorrenza più elevato rispetto a quanto avviene tra gli italiani, essendo gli immigrati impegnati in settori a più alto rischio, segnatamente in edilizia.

Aspetti economici

La sepoltura all’estero riveste per gli immigrati notevoli implicazioni di natura finanziaria, più di quanto avvenga per gli italiani che, peraltro, talvolta in caso di sepoltura hanno dovuto ricorrere agli usurai. I costi comuni riguardano il tipo e qualità della cassa, il servizio auto, i fiori, gli annunci mortuari. Ad essi si aggiungono quelli proprio delle spese di rimpatrio della salma. Per il trasporto della salma dalla località di residenza all’aeroporto la tariffa minima è di 1 euro al chilometro con una spesa che può arrivare, a seconda delle località di partenza, fino a 3.500 euro. I costi di trasporto internazionale variano in considerazione dell’aeroporto di partenza in Italia, del Paese di destinazione, del periodo dell’anno e del vettore e possono arrivare mediamente fino a 2.600 euro. Nell’ipotesi che il defunto sia un immigrato originario della Costa d’Avorio, le spese complessive possono aggirarsi tra poco più di 4.000 euro fino a più di 5.500 euro. 3 Le spese sono più contenute nell’ipotesi di convenzioni tra le agenzie funebri e le agenzie assicurative che coprono le polizze in caso di morte e le compagnie aeree, le quali possono effettuare il rimpatrio della salma con forti sconti (lo fa gratuitamente quella di bandiera bangladese). Naturalmente, nel caso di un’apposita polizza, sono la banca o l’agenzia assicurativa a intervenire. La banca nazionale marocchina (Wafabank) per pochi euro al mese garantisce la copertura delle spese del rimpatrio e dei funerali. Anche le banche italiane hanno iniziato a prevedere pacchetti specifici che garantiscono un contributo differenziato (da 2.500 a 6.000 euro). Tra gli immigrati sono sorte anche associazioni che secondo statuto si occupano dell’assistenza burocratica ed economica in caso di malattia e di decesso. Aspetti normativi A livello internazionale i precedenti normativi sono scarsi. È datata 10 febbraio 1937 la Convenzione di Berlino ed è del 5-13 dicembre 1965 la Dichiarazione della Conferenza dell’Organizzazione Panamericana della Sanità, che si sono occupati dei documenti necessari per il trasporto delle salme e dell’obbligo di una bara chiusa ermeuticamente La questione è stata affrontata anche dal Parlamento Europeo, partendo dalla constatazione che, sono numerosi i cittadini comunitari che abitano in uno Stato membro diverso da quello in cui, in caso di morte, deve aver luogo l’inumazione o la cremazione. Ciò nonostante non esistono disposizioni che disciplinino in maniera uniforme il rimpatrio di una salma senza eccessive spese e procedure amministrative, mentre questo obiettivo deve essere considerato un corollario del diritto di cui dispone ciascun cittadino europeo di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Perciò il Parlamento Europeo, con la Risoluzione 2003/2032(INI ha chiesto alla Commissione di adoperarsi per un’armonizzazione delle procedure e delle norme applicate al trasporto transfrontaliero delle salme sull’intero territorio dell’Unione e di cercare di addivenire in questo contesto, per quanto possibile, a una assimilazione dei cittadini comunitari a quelli nazionali. In Italia, in passato, la copertura per i lavoratori non comunitari era stata praticata a livello previdenziale. Il Fondo Inps per il rimpatrio, istituito nel 1986 (art. 13 legge 943 del 1986) e poi confluito nella gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88), veniva alimentato dallo 0,5% prelevato dalle retribuzioni dei lavoratori non comunitari. Scopo del Fondo era quello di coprire le spese per il rimpatrio, in pratica il biglietto di viaggio degli immigrati regolari restati privi di mezzi dopo aver versato almeno un contributo obbligatorio e anche le spese per il trasporto delle salme di lavoratori morti in Italia, tramite le agenzie funebri. Dopo l’entrata in vigore della legge 40/1998 (Turco-Napolitano), che ha inquadrato l’immigrazione come una realtà stabile, il Fondo per il rimpatrio ha operato fino al 31 dicembre 1999 e poi è stato soppresso. La legge 189/2002 (Bossi-Fini) ha introdotto il pagamento del viaggio di ritorno, ponendolo a carico della ditta o della persona che assume il lavoratore immigrato chiamato dall’estero, mentre non viene affrontata la copertura del trasporto delle salme. In assenza di una legge nazionale, la competenza specifica è degli Enti Locali. Sostanzialmente le ipotesi che ricorrono sono due. 1.Alcune Regioni prevedono nelle loro leggi sull’immigrazione interventi a sostegno del trasporto delle salme. L’Emilia Romagna (L. R. 5/2004, art. 5) attua un rimborso di almeno il 50% dell’importo complessivo documentato, mentre la Toscana favorisce l’adozione di apposite misure volte a facilitare il rimpatrio delle salme (L.R. 29/2009, art. 54). 2.Le altre leggi regionali sull’immigrazione non dispongono appositi interventi (Piemonte, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Sardegna e Provincia di Trento). A maggior ragione questa è l’ipotesi riguardante le Regioni sprovviste di una legge specifica sugli immigrati. Ciò non esclude che i Comuni possano erogare un contributo o con i propri fondi o attingendo al fondo regionale per l’immigrazione o a quello per l’emergenza sociale (Basilicata, Campania, Sardegna). 4 La richiesta del contributo può essere inoltrata dai parenti, residenti in Italia o nei Paesi di origine, da organismi rappresentativi degli immigrati, dalle associazioni registrate di cittadini stranieri immigrati o di italiani che si occupano degli immigrati. Naturalmente, si procede all’erogazione del contributo previa acquisizione della documentazione di tipo anagrafico e contabile e le spese ammissibili sono solo quelle riconducibili alla procedura di traslazione di salme, cadaveri e resti mortali di cittadini stranieri immigrati. 

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Redazione TanMagazine 17/05/2021

FUNERALI LOW COST: LA TRUFFA E' DIETRO L' ANGOLO!

 

Si può davvero pensare di optare per un funerale low cost ed avere un servizio di qualità? Oggigiorno il fenomeno delle imprese funebri che propongono funerali low cost ed all inclusive a prezzi ben al di sotto della media, sui 900 – 1200 euro, sta prendendo sempre più piede all' interno del settore funerario. Ma cosa si cela dietro a questi prezzi ridicoli?

 

Quanto costa un funerale in Italia, oggi? Il costo della cerimonia che accompagna l' estremo commiato al defunto è sicuramente variabile ed è in funzione del servizio che si vuole organizzare: ecco che, se ipotizzare un minimo di prezzo dal quale poter partire è piuttosto semplice, il limite massimo da raggiungere è ovviamente soggettivo, ma, considerata l' attuale tendenza delle famiglie a tenere sempre più sott'occhio il portafoglio, il tetto non sarà altissimo.

Al contrario, invece e piuttosto, più verosimilmente sarà una corsa al ribasso. Ma bisogna fare attenzione al servizio e alla qualità!

Attualmente, il prezzo medio di un funerale completo, da parte di aziende serie e professionali, può essere ascritto in un range che va dai 2000 euro circa (o anche qualcosina meno, in caso di un servizio economico) ai 3000 e passa, ma si possono raggiungere anche i 4 - 5mila euro per funerali più prestigiosi e di lusso, considerando anche che - oltre alle pratiche burocratiche, alla cassa e ai suoi accessori, al carro e al trasporto e alle tradizionali attività che l' impresa funebre svolge -, ci sono da pagare le tasse e i costi del cimitero e dei loculi, a patto che non si opti per la cremazione della salma.

Se è un dato di fatto che il rito funebre sia un servizio - anche nel caso del più essenziale -, non propriamente fra quelli più a buon mercato, altrettanto vero è, comunque, che nel prezzo rientra la serietà dell' azienda, la professionalità, la competenza, l' esperienza nel settore e il rispetto delle normative. Ma non sempre, purtroppo, è così.

Infatti non è certo una novità che oggi si assista, anche non di rado, da parte di alcuni impresari del settore, alla messa in atto di tentativi che possono essere definiti di vero e proprio declassamento del servizio funebre, proponendo funerali low cost ed all inclusive a prezzi che si aggirano sui 900 – 1200 euro.

Tuttavia, coloro che offrono funerali a prezzi bassissimi, rispetto alla media generale, vogliono sì fare certamente numero o meglio “cassa” ma senza badare al servizio e all' eccellenza, cercando letteralmente di rubare i funerali alle aziende che in realtà investono e mantengono alta la qualità, la competenza e professionalità.

La proposta di prezzi scandalosi si riflette in scelte che, tra l' altro, non rispettano minimamente le norme ministeriali e la stessa Agenzia delle Entrate è intervenuta più volte sulla questione, scaturendo controlli ed indagini in casi specifici: laddove un funerale scende sotto i 2000 euro circa, di sicuro c'è qualcosa che non va!

 

Queste sono imprese che, senza luoghi comuni, cercano proprio di rovinare e di screditare il settore, e in molti casi non emettono nemmeno regolare fattura.

 

I legni usati poi sono spesso di scarsa qualità, il cui spessore è ben al di sotto alle normative ministeriali e di quelle del Regolamento di Polizia mortuaria, e le cui caratteristiche non sono certamente in regola.

 

Le bare vengono costruite all' interno di squallidi garage, per far fronte all' immediata richiesta e all' urgenza del bisogno, in un momento, peraltro, in cui i parenti e i familiari, addolorati e rattrististi dalla perdita, sono psicologicamente più labili, manifestando maggiore debolezza e manipolabilità, e prendendo per buona anche una soluzione come quella, la quale oltre a fare fronte in tempi rapidi alla propria richiesta, sembra anche alquanto allettante dal punto di vista economico.

 

Tuttavia, tutto questo si svolge non solo a discapito di quelle aziende solide e professionali che, con tenacia, mirano ad offrire ancora un servizio di qualità, ma anche a danno della famiglia che, non sapendo, acquista una cassa che all' impresa sarà costata sì e no forse un centinaio d' euro - costruita con modalità e  materiali non a norma -, provocando problemi anche all' interno dei cimiteri, dove queste bare, col tempo, non riescono certamente nemmeno a contenere i gas e i liquami che la salma inevitabilmente sprigiona.

 

Attenzione quindi perché si sa… regalare, non regala niente nessuno!!! Infatti, le truffe sono sempre dietro l' angolo.

Si va dal caso in cui a Roma, qualche tempo fa, si promettevano, telefonicamente, a vecchietti ingenui e ignari del losco tranello, funerali low cost, in occasione del loro proprio futuro funerale - un pacchetto all inclusive con tanto di bara e vestizione compresa, con pagamento dell' anticipo e consegna a domicilio, al momento della dipartita -, e poi successivamente, ritirato l’acconto, o il saldo, della presunta impresa funebre non era rimasta nemmeno l' ombra; a quello, sempre di qualche anno fa, (quantomeno questa volta il funerale era stato svolto!) di un' agenzia nel padovano che aveva ricorso a questa scontistica, proponendo funerali a partire da 1450 euro, quando una signora, affidatasi all' azienda dopo la morte del marito, si è vista lievitare il conto fino a 3900 euro, per “presunti servizi aggiuntivi al prezzo base” - così si era giustificata infatti l' impresa (nel caso, il peso di 155 di chili del defunto, che non rientrava nella cassa standard, inclusa nell' offerta a basso budget, l' uscita serale e il maggior numero di personale impiegato).

Ma questo non è certo l' unico caso in cui la promessa per cui con un prezzo ridicolo si possa avere un “funerale completo” viene regolarmente mandata a quel paese, perché invece che “tutto compreso”, costosi servizi aggiuntivi, peraltro di dubbia qualità, ed accessori non compresi nel pacchetto iniziale, vanno sempre inevitabilmente ad alzare la parcella.

Non sono certo nuovi, poi, i casi di sciacallaggio. C'è chi blocca i parenti del defunto in ospedale per tentare di vendergli i loro servizi a prezzi vergognosi, e chi si arma di manifesti e cartelloni pubblicitari a mezzo stampa.

Così, si può ricordare il caso, qualche anno addietro, di un' impresa di pompe funebri nel fiorentino che aveva divulgato in bella mostra manifesti che pubblicizzavano "funerali completi a 990 euro": una promozione che era utilizzata solo per attirare clienti ma che si era rivelata non veritiera, presupponendo, in quella situazione, anche l' intervento dell' Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap)", che ne ordinò la rimozione, sotto richiesta della Presidente Regionale della Federazione Comparto Funerario Italiano della Toscana; la quale era intervenuta a precisare, essa stessa, che era impossibile che delle imprese funebri regolari - soddisfacendo tutti i requisiti previsti dalla normativa, con personale assunto regolarmente-, potessero proporre prezzi così bassi.

Cosa bisogna fare quindi per non incorrere in simili tranelli ed essere sicuri di scegliere un’impresa funeraria seria e professionale?

Un servizio funebre completo ha senz' altro molte componenti e molti costi. Pertanto, prima di tutto, è indispensabile che ci sia la massima trasparenza tra operatori e clienti: ossia che coloro che sono colpiti da un lutto, in un momento di così particolare fragilità, possano avere i servizi richiesti, nei tempi concordati e senza sorprese sui costi. E seconda cosa, è fondamentale puntare sulla professionalità di imprese competenti e con una solida esperienza nel settore.

E se si vuole risparmiare sul funerale, certamente lo si può fare, scegliendo un servizio essenziale, ma attenzione alla qualità!

Legni come il mogano o il rovere sono legni più pregiati, e costosi. Dunque prediligere legni come l' abete, il pino o il ciliegio permette senza dubbio di stare più contenuti coi costi: inoltre, anche optare per finiture economiche ed essenziali consente di risparmiare.

Ma attenzione: la cassa proposta, anche se economica, deve essere comunque di buona fattura.

Secondariamente, il trasporto, dove scegliere un modesto furgoncino vetrato è ben diverso da un carro funebre lussuosissimo, e i fiori - a cui qualcuno spesso rinuncia in favore delle opere di bene” -, ma che, se si vogliono comunque, devono essere sempre freschi e ben presentati. Per finire non è possibile lesinare nemmeno sul personale, che deve essere sempre disponibile e competente, ben organizzato e di buona presenza durante il servizio.

 

Fare attenzione a queste variabili è importante, ricordando sempre dunque che, nel settore funebre, ma questo vale anche come regola generale, laddove il prezzo di un servizio è troppo basso quasi sicuramente si trova la fregatura!!

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Julie Carpentieri 17/09/2020

Tanatoprassi: parlano i fatti

Ci sono delle cose, delle tecniche o delle discipline che esistono nei fatti prima di essere codificati. Qualche decennio fa non c’era nessuna norma che disciplinava l’uso dei computer eppure i computer esistevano e nessuno poteva dubitare della loro reale esistenza. Così è della tanatoprassi. Quando la Chiesa la richiede per il proprio pontefice, quando un’università ne sancisce l’apprendimento con un diploma, quando alcune disposizioni regionali la regolamentano, chiedersi se esiste o meno in Italia è stare fuori dalla realtà.

E’ proprio perché esiste che va disciplinata. E’ una materia che ha molteplici risvolti e implicazioni di tipo sociale, morale e anche legale dato il suo crescente utilizzo nel campo della medicina legale, dove in alcuni casi particolari può risultare addirittura determinante.

E’ una materia troppo importante per essere lasciata al dilettantismo e all’improvvisazione. Siamo stati i primi a portare la tanatoprassi in Italia dopo averla studiata in Francia, conseguendo un regolare diploma, ma vogliamo che la tanatoprassi sia di tutti e per tutti e che sia tutelata contro facili speculazioni.

L’obiettivo di TAN è quindi di documentare e informare allargando l’orizzonte al di fuori dei nostri confini non solo geografici ma anche e soprattutto conoscitivi.

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Nicolas Tiburzi 21/06/2021

Parliamo di……funerali.

È, per la maggior parte delle persone, un argomento difficile perché implica necessariamente un pensiero serio sulla propria mortalità. C'è anche la preoccupazione, perfettamente naturale, che parlare di morte possa essere angosciante per amici e familiari. Noi di TanMagazine crediamo che sia ora di cambiare il nostro modo di pensare. Se possiamo parlare apertamente della morte, diventa demistificata, meno spaventosa e più ampiamente accettabile come argomento di conversazione. Siamo tutti felici di parlare della nascita dei nostri figli, di quale sollievo dal dolore abbiamo avuto, dell'ospedale o del parto in casa, di chi c'era. Se applichi le stesse domande in relazione alla morte, è probabile che sia una chiacchierata piuttosto breve!

Studi recenti mostrano che solo il 5% circa delle persone in Italia ha pianificato ciò che vuole che accada dopo la propria morte.

Purtroppo, questo accade alla maggior parte di noi. Il tema della morte e dei funerali non si pone finché non diventa necessario in caso di vecchiaia, cattiva salute o malattia terminale. Non ha più senso parlarne quando siamo in buona salute? L'argomento è molto più facile da affrontare quando non è urgente o imminente ma un evento astratto in un lontano futuro?

Se trovi davvero difficile affrontare l'argomento con i tuoi cari, scrivi allora alcuni pensieri. Fai un elenco delle cose che desideri spiega come vorrai la cerimonia funebre, questo permetterà ai dolenti di seguire le tue volontà che, altrimenti, potrebbero non essere eseguite.  Scegliere le canzoni che vorresti fossero suonate al tuo funerale è un argomento abbastanza facile da cui iniziare ed è quello su cui la maggior parte delle persone ha un'opinione. Genera la conversazione, fai domande – Cosa ne pensi di questo?….Hai qualche idea a riguardo? Sebbene sia importante che i tuoi desideri siano soddisfatti, è bello che la famiglia si senta inclusa e coinvolta. È la pace della mente per tutti: ricevi l'addio che desideri e la tua famiglia ne trarrà conforto.

Un po' di ricerca potrebbe essere utile per assicurarsi che ciò che si desidera sia realizzabile. Potrebbe non essere possibile far sparare le tue ceneri da un cannone nello spazio anche se è davvero quello che vuoi! Ma sarai in grado di trovare qualcosa di simile che sia fattibile.

Stiamo migliorando, come nazione, nel parlare della morte. La presenza di Death Cafe anche in Italia negli ultimi anni mostra che stiamo lentamente affrontando l'argomento. Se non hai familiarità con l'idea, è fondamentalmente un'opportunità per le persone di stare insieme, in un caffè, e avere una discussione informale sulla morte.

Quindi, che sia al pub davanti a una birra con un amico o un tè e biscotti con la famiglia, cominciamo a parlare di morte e funerali.

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