6 articoli dell'autore Nicolas Tiburzi

Nicolas Tiburzi 01/09/2021 0

Lo Stato Innovatore: Colloquio con Andrea Fantozzi

La maggior parte delle conoscenze consolidate su cui possiamo contare oggi nel settore della tanatoprassi sono da ricondurre a un lavoro avviato decine di anni fa e che continua a trasformare e plasmare il futuro dell’attenzione rivolta al defunto nel settore funerario.

Questo lavoro ha ricevuto un forte impulso quando, attraverso la Collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sono state avviate ricerche, siamo riusciti a riunire tante conoscenze diverse lavorando in parallelo, anche se non insieme, verso una direzione ben precisa. (Usare prodotti non tossici nel campo della tanatoprassi). Il risultato di questa collaborazione è stato quindi la creazione di un brevetto Europeo di un Liquido che nel campo della tanatoprassi non se ne potrà fare a meno.

I pionieri quasi mai si rendono conto di come il loro lavoro influenzerà il mondo fin quando non possono guardarsi indietro con la lucidità e la prospettiva del presente, esaminando la strada percorsa e il potenziale per il futuro.

Anni fa, quando coniai i termini tanatoprassi  e “Fluytan ®”, non mi rendevo conto dell’importanza che aveva tutto quello che stavo facendo. La scoperta di fluytan ha rivoluzionato il modo di fare tanatoprassi cosi come è concepita nel resto del mondo. il prodotto consente soluzioni incredibili nel settore della conservazione delle salme. Il mio scopo era innanzitutto creare un prodotto non agressivo come lo era la formalina, visto che erano anni che ci lavoravo e posso garantire che si piange in tutti sensi a lavorare con quel mostro. Il settore funerario all’epoca era del tutto disinteressato alla cura della salma, e solo parlare di tanatoprassi era un’impresa non facile.

La nostra soluzione e il nostro modo di raggiungere questi obiettivi era semplice: garantire un prodotto non pericoloso per l’operatore e per l’ambiente ma con capacità conservative inimitabili.

Non esistono risposte semplici solo ricerca e prove fino alla scoperta.

I concetti appena espressi sembrano semplici, ma non sono facili. Sono il risultato di decenni di lavoro, domande dure e di risposte a volte difficili e inaspettate. Ma sono questi i momenti in cui ho imparato di più.

E il confronto continua a essere sempre più intrigante e stimolante. Il mondo della tanatoprassi si sta avvicinando sempre di più alla sua definitiva regolamentazione nazionale e sempre più spesso vengono incaricati i nostri tanatoprattori esperti per intervenire nelle case funerarie e negli Ospedali in tutta Italia.

Ma è proprio in questi spazi che si collocano le opportunità maggiori per fare la differenza.

L’orgoglio di lavorare insieme

Quando parlo di noi mi riferisco al valore che lo Stato e il mondo accademico sono in grado di apportare sul lavoro e nelle innovazioni.

Noi collaboriamo con le università perché il settore funebre ha bisogno di comprendere e influenzare maggiormente quello che gli studenti studiano e imparano e devono sapere cosa si aspettano i futuri dipendenti da una carriera nel mondo della tanatoprassi. Allo stesso modo, anche il mondo accademico deve comprendere meglio come evolvono le tecniche nel mondo della tanatoprassi, in modo tale che possano preparare gli studenti a quello che è il lavoro oggi e a come potrà essere in futuro.

Il punto in cui questi due mondi si incontrano è quello in cui nasce l’innovazione.

Un premio per celebrare decenni di ricerca

È stato per me un onore ricevere il riconoscimento europeo del brevetto Fluytan  e soprattutto il riconoscimento che sta ottenendo la tanatoprassi a livello Statale, e tutto questo ha assunto un significato ancora maggiore in quanto molti nostri clienti ci confermano che il nostro intervento è un sicuro valore aggiunto alla loro professione.  Questo riconoscimento ci conferma dunque che i nostri clienti apprezzano il nostro lavoro e il modo in cui li aiuta a raggiungere i loro obiettivi.

Nonostante sulla medaglia ci sia il mio nome, questi riconoscimenti vanno oltre il mio lavoro. Io sono un ambasciatore della nostra azienda, un rappresentante delle persone più intelligenti e innovative del nostro settore.

Ora siamo nuovamente all’apice di un grande cambiamento. La conservazione della salma come la conosciamo oggi cambierà radicalmente nel giro di qualche anno, una nuova generazione di prodotti emergenti si baserà su tecniche che stanno migliorando incredibilmente la modalità e lo svolgimento del lavoro.

Insieme stiamo espandendo le innovazioni funerarie.

 

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Nicolas Tiburzi 24/08/2021 0

"I cinesi che non muoiono mai” : gli affari funebri della camorra

Una dichiarazione del pentito Alfonso Mazzarella svela “gli affari funebri” della camorra sulle salme dei cinesi.

L’indagine

“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a dominare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese”.

Inizia così il libro di Roberto Saviano, Gomorra. Un libro che ha restituito allo scrittore napoletano tante lodi quanto accuse. Un’indagine giornalistica, un romanzo storico:  dov’è la verità?  Dove il romanzato?

 

 

DOVE VANNO A FINIRE I CINESI MORTI IN ITALIA? 

Ecco la mia spiegazione seria a quello che forse è il quesito per eccellenza che attanaglia, non solo gli italiani, ma chiunque abbia mai avuto a che fare con l’Asia in generale : e poi volevo segnalarvi le interessanti Obiezioni in merito fatte dai ragazzi di AssoCina (italo-cinesi di seconda generazione). https://www.associna.com/it/2006/12/30/gomorra-i-cinesi-morti-trasportati-nei-container/

 

CHE FINE FANNO I CINESI MORTI IN ITALIA

Contrariamente a quanto affermano le ironiche dicerie, ammettiamolo, completamente prive di tatto, nei confronti di un argomento che andrebbe invece trattato con rispetto, i defunti cinesi non vengono sotterrati alla meglio, gettati in mare o serviti sulle tavole dei ristorantini gestiti dai loro connazionali. È tantomeno possibile poi parlare di immortalità dovuta alla “miracolosa” medicina tradizionale cinese.

 

“Ma allora perché non ho mai visto un funerale cinese?”

I motivi sono diversi e legati a questioni di carattere culturale e sociologico:

Per prima cosa va tenuto presente il fatto che l’emigrazione di massa cinese in Italia è un fenomeno relativamente recente. Sebbene, infatti, si siano registrati numerosi ingressi durante gli anni 80’ del Novecento, il vero e proprio boom dell’immigrazione cinese in Italia si è verificato nei decenni successivi, per cui, l’età media degli immigrati è decisamente bassa.

Ad oggi, il 48,6% di essi ha meno di 30 anni e solo il 2,0% ha un’età superiore ai 60 anni.

Va poi considerato che, per la cultura cinese, morire nella propria casa rientra nella concezione di “buona morte”: pertanto trascorrere in patria l’ultima fase della propria vita è un desiderio comune a molti cinesi.

 

Va inoltre considerato che curarsi in Cina, per i cinesi, è certamente più facile ed economico.

Quando però la morte sopravviene senza lasciare il tempo di prendere le ultime decisioni in merito, restano due opzioni: la prima è quella di seppellire il defunto in uno dei cimiteri della Penisola, che, contrariamente a quello che si afferma senza fondamento, ospitano anche tombe di cinesi morti in Italia; la seconda è quella di rimpatriare la salma o, come accade nella maggior parte dei casi, le ceneri nel Paese di Mezzo, per fa sì che esse beneficino dei riti funebri del culto professato.

 

I RITI FUNEBRI CINESI

I riti, notevolmente semplificati dai tempi del “Grande Balzo” (1958- 1959), variano in base alla credenza della famiglia e allo status sociale del defunto.

In ogni caso essi rappresentano per i cinesi, un momento determinante nel passaggio dalla vita terrena all’aldilà e un rito male organizzato influirebbe non solo sul destino dello spirito, ma anche sulla sorte della famiglia del defunto.

Non è però sempre possibile, per le famiglie cinesi emigrate in Italia, osservare in terra straniera tutte le proprie tradizioni: pratiche come quelle di bruciare soldi e oggetti di carta o di onorare il defunto con la veglia continuata nelle camere mortuarie non sono consentite.

In genere i familiari rimediano bruciando i piccoli oggetti di carta all’aperto e accendendo candele e diffondendo musica all’interno della camera.

 

Anche il tradizionale corteo che accompagna la salma con musica e scoppio di petardi durante il percorso dalla casa al cimitero, ormai sopravvissuto soltanto nelle aree rurali cinesi, è difficilmente avvistabile in Italia.

Qui, infatti, le famiglie preferiscono trasferire direttamente il feretro dalla abitazione al luogo di sepoltura.

 

Il colore legato al lutto, nella cultura Cinese, è il bianco, ovvero l’assenza di colore. Bianchi sono i fiori, i foglietti di carta appesi alle porte e bianchi sono anche i panni che coprono il capo dei familiari del defunto.

I foglietti di carta rossi, invece, proteggono i presenti dalla energia mortale. Per scongiurare l’eventualità che partecipanti alla veglia subiscano un lutto in famiglia, vengono coperti o rimossi gli specchi: sarebbe la visione della bara riflessa a causare la nefasta conseguenza.

 

La bruciatura di incensi è considerata molto importante perché si ritiene renda possibile laconnessione tra il mondo dei vivi e l’aldilà.

A cerimonia finita, secondo la tradizione, la famiglia non può tornare direttamente a casa, perché sarebbe di cattivo auspicio; in genere i presenti prendono parte ad un banchetto in memoria del defunto.

 

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Nicolas Tiburzi 19/08/2021 0

La Chiesa può negare un funerale?

Se il defunto è un criminale mai pentito, può ricevere la benedizione di un sacerdote ed essere seppellito in un Campo Santo?

Chiedersi se la Chiesa può negare un funerale e quando può farlo obbliga a dare un’occhiata al Diritto canonico, ma anche all’essenza stessa della Chiesa cattolica. E pone anche qualche problema, per così dire, etico che viene spesso valutato di volta in volta a seconda del soggetto, delle circostanze e dal sacerdote.

La morte di Totò Riina, come prima quella di Bernardo Provenzano e di altri criminali che non si sono mai pentiti delle atrocità che hanno commesso, ha portato di nuovo alla luce la posizione della Chiesa sull’opportunità o meno di fare un funerale (pubblico o privato che sia) ad un delinquente di tale portata.

 Funerale di un criminale: cosa dice il Diritto canonico

In base al Diritto canonico [1]la Chiesa cattolica può negare un funerale se prima della morte il soggetto non ha dato alcun segno di pentimento dei suoi errori e se:

·                                 è notoriamente apostata, eretico o scismatico (cioè se è andato di proposito contro gli insegnamenti della Chiesa e della fede cattolica, anche se in apparenza ha osservato alcuni riti come quello del matrimonio o del battesimo dei figli);

·                                 ha scelto la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana;

·                                 è stato un peccatore manifesto.

Lo stesso articolo, però, invita a sentire il parere dell’ordinario del luogo (il parroco, il vescovo) e di sottomettersi al suo giudizio personale. Significa che ci potrebbe essere un sacerdote che, per suoi motivi di pensiero ed in coscienza, potrebbe decidere di negare o di accettare di celebrare il funerale di una certa persona o di benedire la sua salma.

Il giudizio del sacerdote: quando sì e quando no

Spesso la rabbia di fronte ai crimini commessi da una persona può portare a giudizi assolutamente comprensibili ma, di fronte alla sostanza della legge (in questo caso della legge ecclesiastica), non sempre corretti. Succede anche con le questioni che riguardano tematiche più profane: una sentenza che applica la legge alla lettera o l’interpretazione di un giudice può essere più o meno condivisa, ma quella è e quella bisogna accettare.

Nell’argomento che ci occupa, un sacerdote o un singolo vescovo hanno il titolo di decidere quando la Chiesa può negare un funerale? Tecnicamente sì, perché hanno ricevuto un mandato per rappresentare la legge divina, così come un magistrato lo ha ricevuto per rappresentare la «legge umana» (per chiamarla così).

Sta dunque al giudizio del prete o del prelato stabilire se il passato del defunto e le circostanze sociali permettono di poter celebrare un funerale pubblico o meno.

Ma se la famiglia chiedesse il funerale privato, lontano da tutti per non creare scandalo pubblico, il sacerdote come si deve comportare?

Qui si entra in un terreno molto delicato. Vangelo alla mano, la fede cristiana si basa sul perdono e sulla redenzione. La benedizione di una salma ed il rito funebre comportano, però, un perdono che viene concesso soltanto a chi lo chiede. Se uno non si pente di quello che ha fatto, di che cosa lo si deve perdonare? Se il defunto non lo ha fatto, nemmeno la famiglia può chiederlo al suo posto. Si può stare vicino ai parenti, li si può consolare se non hanno condiviso la vita del loro familiare. Tutto qui, però. Per la Chiesa, il sacramento della confessione è vincolato al pentimento. Di conseguenza, il sacerdote può rifiutarsi di benedire quella salma e, quindi, di celebrare un funerale anche alla presenza di pochi intimi.

Naturalmente, tutto è soggettivo. In teoria, l’articolo del Diritto canonico che abbiamo citato riguarda tutti i «peccatori manifesti», cioè anche i divorziati («non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce», si sentono dire gli sposi), i ladri, chi crea pubblico scandalo. Ma mettere tutti sullo stesso piano sarebbe ridicolo: non si può paragonare un criminale come Riina ad un divorziato onesto o a un ladro di polli. Per questo, alcuni rappresentanti della Chiesa, fortunatamente verrebbe da dire, valutano di volta in volta il soggetto che hanno davanti. Altrimenti (forse) di funerali non se ne farebbero più.

Un criminale può essere seppellito in cimitero?

Teoricamente, e per i motivi che abbiamo appena spiegato, una persona che ha vissuto fuori dalla fede cattolica e che, manifestamente, ha vissuto facendo del male al prossimo non può essere seppellito in un cimitero se non ha chiesto il perdono di Dio. Il motivo non è semplice (come abbiamo appena visto) ma è chiaro: il cimitero non è un «deposito di salme» ma è un campo santo e benedetto destinato ad ospitare chi ha ricevuto il perdono divino attraverso un ministro della Chiesa cattolica. Quindi, chi non si è mai pentito di quello che ha fatto in vita e, per questo, non ha avuto un funerale cattolico, non può riposare in cimitero.

Qualche anno fa avevano fatto scalpore i funerali in pompa magna di Vittorio Casamonica a Roma. In quell’occasione Famiglia Cristiana aveva intervistato il teologo Silvano Sirboni che si espresse su quelle esequie degne di un principe del Rinascimento.

Il funerale non santifica la vita di nessuno – affermò Sirboni – mette le mani di ciascuno nelle mani della infinita misericordia di Dio”. A meno che non ci sia un rifiuto in vita da parte del soggetto in questione, tutti hanno diritto ai funerali in quanto battezzati “Magari sono stati infedeli al battesimo, ma la Chiesa prega anche per loro“, continuò.

 

Nessun parroco può rifiutare di celebrare un funerale, – continuò il teologo – a meno che non ci siano prove che sia stato rifiutato dal defunto stesso”.

 

Qualche anno fa anche il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, aveva intimato ai suoi sacerdoti di non celebrare in chiesa i funerali dei boss della camorra.

 

Conclusioni

La Chiesa non è un’istituzione sociale o umanitaria qualsiasi e che rivolge i propri servizi a chiunque, né tanto meno offre un servizio di onoranze funebri indifferenziato.

La celebrazione delle esequie ecclesiastiche è stabilita dal diritto canonico con riti, simboli e canti ben precisi per cui nessun fedele ha il diritto di modificare il rito liturgico. La Chiesa agisce in foro esterno in quanto non può giudicare le intenzioni del cuore e la responsabilità morale di ciascuno, ma può attenersi ai soli atteggiamenti espressi o dichiarati pubblicamente in vita. La Chiesa, tuttavia, prega per tutti i peccatori, per la loro conversione e ne invoca la misericordia divina.

 

 

Fonti:

Famiglia Cristiana
laleggepertutti.it

 

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Nicolas Tiburzi 21/06/2021 0

Parliamo di……funerali.

È, per la maggior parte delle persone, un argomento difficile perché implica necessariamente un pensiero serio sulla propria mortalità. C'è anche la preoccupazione, perfettamente naturale, che parlare di morte possa essere angosciante per amici e familiari. Noi di TanMagazine crediamo che sia ora di cambiare il nostro modo di pensare. Se possiamo parlare apertamente della morte, diventa demistificata, meno spaventosa e più ampiamente accettabile come argomento di conversazione. Siamo tutti felici di parlare della nascita dei nostri figli, di quale sollievo dal dolore abbiamo avuto, dell'ospedale o del parto in casa, di chi c'era. Se applichi le stesse domande in relazione alla morte, è probabile che sia una chiacchierata piuttosto breve!

Studi recenti mostrano che solo il 5% circa delle persone in Italia ha pianificato ciò che vuole che accada dopo la propria morte.

Purtroppo, questo accade alla maggior parte di noi. Il tema della morte e dei funerali non si pone finché non diventa necessario in caso di vecchiaia, cattiva salute o malattia terminale. Non ha più senso parlarne quando siamo in buona salute? L'argomento è molto più facile da affrontare quando non è urgente o imminente ma un evento astratto in un lontano futuro?

Se trovi davvero difficile affrontare l'argomento con i tuoi cari, scrivi allora alcuni pensieri. Fai un elenco delle cose che desideri spiega come vorrai la cerimonia funebre, questo permetterà ai dolenti di seguire le tue volontà che, altrimenti, potrebbero non essere eseguite.  Scegliere le canzoni che vorresti fossero suonate al tuo funerale è un argomento abbastanza facile da cui iniziare ed è quello su cui la maggior parte delle persone ha un'opinione. Genera la conversazione, fai domande – Cosa ne pensi di questo?….Hai qualche idea a riguardo? Sebbene sia importante che i tuoi desideri siano soddisfatti, è bello che la famiglia si senta inclusa e coinvolta. È la pace della mente per tutti: ricevi l'addio che desideri e la tua famiglia ne trarrà conforto.

Un po' di ricerca potrebbe essere utile per assicurarsi che ciò che si desidera sia realizzabile. Potrebbe non essere possibile far sparare le tue ceneri da un cannone nello spazio anche se è davvero quello che vuoi! Ma sarai in grado di trovare qualcosa di simile che sia fattibile.

Stiamo migliorando, come nazione, nel parlare della morte. La presenza di Death Cafe anche in Italia negli ultimi anni mostra che stiamo lentamente affrontando l'argomento. Se non hai familiarità con l'idea, è fondamentalmente un'opportunità per le persone di stare insieme, in un caffè, e avere una discussione informale sulla morte.

Quindi, che sia al pub davanti a una birra con un amico o un tè e biscotti con la famiglia, cominciamo a parlare di morte e funerali.

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Nicolas Tiburzi 17/09/2020 0

Assotan “Associazione Italiana Tanatoprassi” Ti assistiamo 24 ore su 24

Assotan offre agli Iscritti la possibilità di contattare un numero verde attivo 24 ore su 24 per richiedere l’invio a domicilio di un tanatoprattore.

Gli Iscritti ad Assotan, nella loro lettera di benvenuto, ricevono il numero verde da utilizzare per contattare la Centrale Operativa ed usufruire dei servizi di consulenza e assistenza.

I servizi di assistenza di igiene funeraria, offerti 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, nascono per offrire a chiunque si trovi in difficoltà un aiuto tempestivo ed efficace per risolvere il problema nel luogo e nel momento in cui nasce.

La Centrale Operativa offre, attraverso il numero verde 800.136.086, i seguenti servizi  di assistenza: 

 

CONSULENZA TANATOPRATICA

a) Informazione ed orientamento sulla tanatoprassi telefonico
Quando l’Assistito necessita di consigli sugli interventi di igiene funeraria generici e/o di informazioni sul reperimento di tanatoprattori qualificati sul territorio nazionale, la Centrale Operativa mette a sua disposizione un esperto per un consulto telefonico immediato. Il servizio fornisce, inoltre, informazione sulle autorizzazioni sanitarie necessarie in merito all’intervento da svolgere (tanatoprassi, tanatoplastica e/o imbalsamazione), preparazione propedeutica ad illustrare l’intervento  da eseguire alla famiglia in previsione di una salma che ha complicazioni. Qualora l’Assistito, successivamente al predetto consulto, necessitasse di un intervento specialistico, la Centrale Operativa segnalerà il nominativo di un tanatoprattore specialista nella località più vicina al luogo in cui si trova il defunto. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

b) Consulenza tanatopratica telefonica di alta specializzazione
Quando, in seguito ad un incidente o una malattia deturpante la salma è in condizioni impresentabili suscettibili di dover dar luogo a interventi di particolare complessità, l’Assistito necessita di informazioni riguardanti tanatoprattori di alta specializzazione, la Centrale Operativa è in grado di mettere a disposizione la sua équipe di tanatoprattori per fornire le informazioni necessarie. L’équipe  di cui la Centrale Operativa si avvale provvede, all’occorrenza, ad individuare e segnalare all’Assistito tanatoprattori specialisti per risolvere casi difficili e rari o comunque particolari, restando a disposizione per facilitare i contatti tra l’Assistito e il tanatoprattore  in questione ovviando ad eventuali problemi di qualsiasi genere.

Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

c) Consulenza telefonica rimpatrio salme
Quando l’Assistito necessita di una consulenza telefonica di carattere informativo sulle procedure di rimpatrio salme all’estero, la Centrale Operativa può mettere a sua disposizione un’équipe di specialisti con cui può conferire direttamente per ricevere informazioni di prima necessità. Il servizio non fornisce lo svolgimento della documentazione. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

ASSISTENZA  PERMANENTE

Quando l’Assistito, a seguito di necessità di rimpatrio salma in un altro stato, necessiti di un supporto nell’ambito di richieste e autorizzazioni (in particolare nulla osta, certificati multilingue, passaporto mortuario, voli aerei, procedure sanitarie e tanatoprassi), può mettersi in contatto con la Centrale Operativa (h 24 ore, 365 giorni all’anno). La struttura dedicata al servizio si occupa direttamente sia dei contatti telefonici con gli Assistiti che con le strutture sanitarie / Consolati competenti, consentendo agli Assistiti di ricevere in breve tempo  un riscontro  attraverso un presidio continuativo. Il servizio non comporta costi per l’assistito da telefono fisso.

RIMPATRIO SALMA

Qualora l’assistito, abbia bisogno di rimpatriare in Italia una salma, il Call Center può organizzare e gestire, per il tramite di centri convenzionati che erogano il servizio, il trasporto della salma fino al luogo di sepoltura in Italia. Il contenuto del presente servizio è limitato all’organizzazione del trasporto e del rimpatrio della salma. I costi del trasporto e dell’organizzazione rimarranno a carico dell’assistito.

 

GESTIONE DELL’APPUNTAMENTO

Qualora l’Assistito necessiti di una prestazione di tanatoprassi,  potrà usufruire della rete di tanatoprattori iscritti all’Ordine Nazionale Tanatoprattori  e richiedere alla Centrale Operativa un appuntamento per l’intervento.
Dopo aver selezionato  lo specialista in base alle specifiche esigenze, si svolgeranno le autorizzazioni sanitarie per l’intervento di tanatoprassi, la Centrale Operativa provvederà nel più breve tempo possibile a richiedere alle autorità sanitarie competenti  il benestare alla cura di tanatoprassi. L’Assistito usufruirà sempre di un canale d’accesso privilegiato e di tariffe particolarmente favorevoli rispetto ai listini in vigore.

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Nicolas Tiburzi 17/09/2020 0

L'I.N.I.T. e l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata istituiscono veri e propri corsi

Andrea Fantozzi è il professionista che, pur avendo incontrato numerosi ostacoli, ha voluto portare la tanatoprassi in Italia. E che dieci anni fa ha incontrato il Professor Giovanni Arcudi, dell’Istituto di medicina legale dell’Università Degli Studi di Roma Tor Vergata, il quale ha riconosciuto la validità di questa procedura, sia per quel che concerne l’ambito igienico-sanitario, sia per quello della medicina legale. Grazie alla collaborazione con l’Init (Istituto nazionale italiano di tanatoprassi), fondato dallo stesso Andrea Fantozzi, sono stati istituiti veri e propri corsi, organizzati nella sede dell’università romana.

Ma che cosa è la tanatoprassi? È la disciplina, non ancora normata legalmente, che racchiude tutte le cure igienico-conservative da mettere in campo non appena sopraggiunge la morte. Spiega Fantozzi: «Il corpo umano inizia la fase della decomposizione e tutto ciò è dovuto alla presenza di liquidi che possono fuoriuscire dal corpo, oppure coaguli che formano macchie ipostatiche sul volto, che rendono ancora più dolorosa la veglia funebre a tutti coloro che vi partecipano. Con la tanatoprassi si cerca di ovviare a questo problema, grazie a una procedura igienica di conservazione temporanea del corpo, che interrompe momentaneamente (per 10-15 giorni) la decomposizione e tutti i segni della morte».

La tanatoprassi non va confusa con la tecnica dell’imbalsamazione in quanto quest’ultima consente la conservazione dei corpi per un lasso di tempo indefinito, mentre la cura igienica consente di ritardare il processo di decomposizione solo per un breve periodo.

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