Marsica, ombre sul settore funerario: medici, segnalazioni e imprese privilegiate. È ora di fare chiarezza

Marsica sotto la lente: segnalazioni ad Avezzano e nei comuni limitrofi sollevano interrogativi su possibili rapporti privilegiati tra alcuni professionisti sanitari e specifiche imprese funebri. TanMagazine accende i riflettori sulla legalità

Nicolas Tiburzi 20/07/2026 0

Famiglie vulnerabili, segnalazioni di imprese, possibili conflitti di interesse e rapporti privilegiati: il settore funerario Marsicano e della Valle Roveto deve avere il coraggio di affrontare una questione che da troppo tempo viene raccontata sottovoce

TanMagazine apre una riflessione su uno dei temi più delicati del comparto funerario italiano: il possibile condizionamento della libera scelta delle famiglie attraverso segnalazioni, indicazioni o rapporti privilegiati tra professionisti che intervengono al momento del decesso e determinate imprese di onoranze funebri.

C'è un momento nel quale una famiglia è più vulnerabile di qualsiasi altro.

È il momento della morte.

Quando muore una persona cara non si ragiona come in una situazione normale. C'è dolore, confusione, urgenza. Bisogna affrontare documenti, certificazioni, autorizzazioni, trasferimenti, organizzare il funerale e prendere in poche ore decisioni che normalmente richiederebbero giorni.

È proprio in questo momento che la libertà di scelta deve essere protetta più che mai.

E invece è proprio in questo momento che può diventare estremamente facile condizionarla.

Da anni, nel mondo funerario, si parla di un fenomeno che merita finalmente di essere affrontato apertamente: quello delle segnalazioni di imprese funebri da parte di soggetti che, per il ruolo professionale ricoperto, entrano inevitabilmente in contatto con le famiglie immediatamente dopo un decesso.

Medici curanti.

Medici necroscopi.

Medici legali.

Personale sanitario.

Operatori che, direttamente o indirettamente, vengono a conoscenza di un decesso prima ancora che la famiglia abbia scelto liberamente l'impresa alla quale affidarsi.

È necessario essere estremamente chiari.

Non stiamo accusando un'intera categoria.

La stragrande maggioranza dei medici italiani svolge quotidianamente il proprio lavoro con serietà, indipendenza e rispetto assoluto della propria funzione.

Proprio per questo, però, eventuali comportamenti scorretti di pochi devono essere individuati e isolati.

Perché anche pochi episodi possono compromettere la credibilità di un intero sistema.

LA DOMANDA CHE DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI PORCI

La domanda è semplice:

può un professionista che interviene istituzionalmente o professionalmente in occasione di un decesso indicare alla famiglia una specifica impresa funebre?

E soprattutto:

cosa accade quando determinate segnalazioni sembrano ripetersi sistematicamente sempre verso le stesse aziende?

Un conto è rispondere a una richiesta generica di informazioni.

Un altro è suggerire esplicitamente:

“Chiamate questa impresa.”

“Conosco io qualcuno.”

“Vi mando una persona di fiducia.”

“Telefonate a loro, penseranno a tutto.”

Frasi apparentemente innocue possono assumere un peso enorme quando vengono pronunciate da una persona che, agli occhi della famiglia, rappresenta un'autorità o comunque un professionista di fiducia.

La famiglia, in quel momento, difficilmente percepisce quella frase come una normale indicazione commerciale.

La percepisce come un consiglio autorevole.

Ed è qui che nasce il problema.

IL CONFINE TRA CONSIGLIO E CONDIZIONAMENTO

Nel mercato ordinario il consumatore confronta.

Chiede preventivi.

Consulta internet.

Valuta recensioni.

Decide.

Nel settore funerario tutto questo spesso accade in poche ore.

Il tempo è limitato e la vulnerabilità emotiva è enorme.

Chi possiede per primo l'informazione relativa al decesso può quindi trovarsi, anche indirettamente, in una posizione capace di influenzare il mercato.

Per questo il settore funerario non può essere considerato un mercato come tutti gli altri.

La libera scelta della famiglia deve essere tutelata con particolare rigore.

Il problema non è soltanto economico.

È soprattutto etico.

QUANDO LE SEGNALAZIONI DIVENTANO SISTEMATICHE

Un episodio isolato può essere casuale.

Ma quando emergono segnalazioni ricorrenti, quando determinati professionisti sembrano indicare frequentemente le medesime imprese, quando alcune aziende sembrano beneficiare con particolare continuità di determinati canali di segnalazione, allora è legittimo chiedere maggiore trasparenza.

Attenzione: una ricorrenza non dimostra automaticamente l'esistenza di un illecito.

Ma può rappresentare un elemento che merita verifica.

Ed è proprio questo il punto.

Non servono processi mediatici.

Servono controlli.

Non servono accuse indiscriminate.

Servono accertamenti.

Se tutto è corretto, i controlli proteggeranno chi lavora onestamente.

Se invece dovessero emergere comportamenti incompatibili con le regole professionali o con la legge, sarà compito delle autorità competenti intervenire.

TANMAGAZINE HA RICEVUTO SEGNALAZIONI

La nostra redazione è venuta a conoscenza di segnalazioni relative a presunti episodi nei quali famiglie colpite da un lutto sarebbero state indirizzate verso determinate imprese funebri.

Disponiamo inoltre di materiale informativo e documentale che riteniamo meritevole di approfondimento.

Tra questo materiale figurano anche conversazioni e registrazioni la cui rilevanza, liceità di utilizzo e possibilità di eventuale pubblicazione dovranno essere preventivamente valutate nelle sedi competenti.

Non pubblicheremo nomi né attribuiremo responsabilità individuali senza verifiche adeguate.

Non è questo il nostro compito.

Ma non possiamo neppure ignorare ciò che ci viene segnalato.

Il giornalismo serio non deve emettere sentenze.

Deve fare domande.

E alcune domande, oggi, devono essere poste.

PERCHÉ SEMPRE LE STESSE IMPRESE?

Se un'impresa funebre riceve una chiamata perché una famiglia l'ha scelta liberamente, non esiste alcun problema.

È il normale funzionamento del mercato.

Ma se un'impresa riceve sistematicamente famiglie provenienti dallo stesso circuito professionale o sanitario, può essere legittimo chiedersi come avvenga quella scelta.

La famiglia conosceva già quell'impresa?

L'ha trovata autonomamente?

Ha confrontato diverse aziende?

Oppure qualcuno le ha fornito direttamente un numero telefonico?

Qualcuno ha fatto una telefonata al posto suo?

Qualcuno ha comunicato il decesso all'impresa prima ancora che la famiglia la contattasse?

Sono domande semplici.

Ma le risposte potrebbero raccontare molto sul funzionamento reale di una parte del mercato funerario.

IL VALORE ECONOMICO DELL'INFORMAZIONE SUL DECESSO

Nel settore funerario esiste una realtà economica evidente.

Sapere per primi che una persona è deceduta può rappresentare un enorme vantaggio commerciale.

Chi conosce il decesso prima degli altri può potenzialmente arrivare prima alla famiglia.

Ed è proprio per questo che l'informazione relativa alla morte di una persona deve essere trattata con estrema responsabilità.

Non può trasformarsi in una notizia commerciale.

Non può diventare una segnalazione privilegiata.

Non può essere utilizzata per creare corsie preferenziali tra determinati soggetti e determinate aziende.

Se questo dovesse accadere, non avremmo più un mercato basato sulla qualità.

Avremmo un mercato basato sull'accesso privilegiato all'informazione.

E sarebbe profondamente ingiusto.

LE IMPRESE ONESTE PAGANO IL PREZZO PIÙ ALTO

Immaginiamo due imprese funebri.

La prima investe.

Forma il personale.

Mantiene strutture adeguate.

Acquista mezzi moderni.

Rispetta i contratti di lavoro.

Investe nella qualità.

Comunica correttamente.

Costruisce nel tempo la propria reputazione.

La seconda, ipoteticamente, dispone invece di una rete di segnalazioni privilegiate.

Chi avrà più possibilità di acquisire servizi?

Se il mercato viene alterato da canali preferenziali, la qualità rischia di diventare secondaria.

Questo produce una concorrenza profondamente distorta.

E alla lunga danneggia tutti.

Le imprese serie.

I lavoratori.

Le famiglie.

E l'immagine dell'intero comparto funerario.

IL RUOLO DEL MEDICO DEVE RESTARE IMPARZIALE

Il medico occupa una posizione di enorme fiducia sociale.

Proprio per questo la sua indipendenza deve essere assoluta.

Il medico deve occuparsi della propria funzione sanitaria, certificativa, medico-legale o necroscopica secondo le competenze previste.

La scelta dell'impresa funebre appartiene invece alla famiglia.

Sono due piani che devono restare distinti.

Qualunque sovrapposizione sistematica tra funzione sanitaria e interesse commerciale deve essere osservata con grande attenzione.

Non perché ogni indicazione sia automaticamente illecita.

Ma perché il rischio di conflitto di interesse è evidente.

La fiducia del cittadino deve essere protetta anche dall'apparenza di possibili condizionamenti.

MEDICI NECROSCOPI: UNA FUNZIONE PARTICOLARMENTE DELICATA

Il medico necroscopo svolge una funzione fondamentale nell'ambito della polizia mortuaria.

Il suo intervento è collegato all'accertamento della morte e alle procedure previste dall'ordinamento.

Proprio per la natura della funzione esercitata, deve essere garantita una netta separazione rispetto agli interessi commerciali delle imprese funebri.

Il medico necroscopo non dovrebbe trasformarsi, direttamente o indirettamente, in un intermediario commerciale.

La sua autorevolezza non deve diventare uno strumento capace di orientare il mercato.

MEDICI CURANTI: IL RAPPORTO DI FIDUCIA NON DEVE DIVENTARE UN CANALE COMMERCIALE

Ancora più delicata può essere la posizione del medico curante.

Spesso conosce la famiglia da anni.

Ha seguito il paziente.

È una persona di fiducia.

Quando avviene il decesso, una sua indicazione può avere un peso enorme.

Se dice:

“Chiamate questa impresa, sono persone affidabili”,

la famiglia difficilmente interpreterà quella frase come una semplice opinione.

La considererà una raccomandazione autorevole.

Per questo occorre grande prudenza.

Il medico può certamente aiutare una famiglia a comprendere le procedure sanitarie e amministrative di propria competenza.

Ma la scelta commerciale dell'impresa funebre dovrebbe restare libera e autonoma.

MEDICI LEGALI: INDIPENDENZA E TRASPARENZA DEVONO ESSERE ASSOLUTE

Anche nell'ambito medico-legale la separazione tra funzione professionale e interessi commerciali deve essere rigorosa.

Il medico legale può intervenire in contesti estremamente delicati:

morti improvvise;

decessi sospetti;

autopsie;

riscontri diagnostici;

procedimenti giudiziari;

identificazione;

valutazioni medico-legali.

In questi contesti la famiglia vive una condizione di vulnerabilità ancora maggiore.

Qualunque indicazione commerciale proveniente da chi ricopre un ruolo tecnico o istituzionale può essere percepita come particolarmente autorevole.

Per questo l'indipendenza deve essere non soltanto reale.

Deve essere anche evidente.

E SE ESISTESSE UN CORRISPETTIVO?

Qui entriamo nello scenario più grave.

Se dietro una segnalazione dovesse emergere un vantaggio economico, una promessa, uno scambio di utilità o qualsiasi altra forma di accordo improprio, la questione cambierebbe completamente natura.

Non parleremmo più di semplice consiglio.

Saremmo davanti a fatti che dovrebbero essere valutati dalle autorità competenti sulla base delle circostanze concrete e delle norme applicabili.

È fondamentale non generalizzare.

Ma è altrettanto fondamentale non minimizzare.

Ogni eventuale scambio economico collegato all'indirizzamento di una famiglia verso un'impresa funebre dovrebbe essere oggetto di immediata attenzione.

LE REGISTRAZIONI: DOCUMENTARE, NON SPETTACOLARIZZARE

Oggi moltissime situazioni possono essere documentate.

Telefonate.

Messaggi.

Chat.

Email.

Testimonianze.

Documenti.

Registrazioni.

Ma possedere una registrazione non significa automaticamente poterla pubblicare.

Occorre distinguere tra la possibilità di utilizzare un elemento per tutelare un proprio diritto, la sua eventuale rilevanza in un procedimento e la possibilità di diffonderlo pubblicamente.

Per questo eventuali registrazioni devono essere conservate integralmente, senza manipolazioni, accompagnate da data, contesto e circostanze nelle quali sono state acquisite.

Prima della pubblicazione devono essere sottoposte a una verifica legale.

Il nostro obiettivo non deve essere creare uno scandalo mediatico.

Deve essere accertare la verità.

NON VOGLIAMO UNA CACCIA AL MEDICO

Questo deve essere chiarissimo.

Non stiamo accusando la categoria medica.

Sarebbe profondamente ingiusto.

Migliaia di medici lavorano quotidianamente con straordinaria professionalità.

Molti accompagnano le famiglie nei momenti più difficili con umanità e rispetto.

Proprio loro devono essere i primi a pretendere chiarezza.

Perché un eventuale comportamento scorretto di pochi danneggia la reputazione di tutti.

Lo stesso vale per le imprese funebri.

Non esistono “medici contro impresari”.

Esistono professionisti corretti e comportamenti che, se segnalati e documentati, devono essere verificati.

E LA ASL COSA FA?

Se pratiche di questo tipo dovessero risultare realmente diffuse e reiterate nel territorio della Marsica, sarebbe inevitabile interrogarsi anche sul ruolo di chi ha il dovere di vigilare. Possibile che i vertici e i dirigenti della ASL non si siano mai accorti di nulla? Si tratta di carenze nei controlli, di comportamenti tollerati o esistono interessi che meritano di essere approfonditi?

Non spetta a noi formulare accuse senza prove né affermare che qualcuno tragga vantaggi economici da tali situazioni. Ma proprio per fugare ogni dubbio è necessario che la ASL faccia piena chiarezza, verifichi eventuali rapporti anomali e renda trasparenti i controlli effettuati. Quando un fenomeno sospetto sembra protrarsi nel tempo, infatti, la domanda non riguarda più soltanto chi potrebbe esserne direttamente coinvolto, ma anche chi aveva il compito di controllare e, eventualmente, perché non sia intervenuto.

La trasparenza è nell'interesse di tutti, a cominciare dai dirigenti e dai professionisti che operano correttamente.

SERVE UN SISTEMA DI TRACCIABILITÀ?

Una proposta potrebbe essere quella di aumentare la trasparenza.

Perché non prevedere procedure più chiare affinché, nelle strutture sanitarie e nei contesti pubblici, alle famiglie venga esplicitamente ricordato che:

“La scelta dell'impresa funebre è libera.”

Nessun elenco privilegiato.

Nessuna indicazione selettiva.

Nessun numero telefonico consegnato informalmente.

Nessuna impresa avvisata prima della scelta della famiglia.

Si potrebbero prevedere protocolli uniformi.

Cartelli informativi.

Moduli di trasparenza.

Canali anonimi di segnalazione.

Controlli a campione.

Audit sui flussi anomali di servizi, laddove consentito dalla legge e nel rispetto della privacy.

Sono strumenti che proteggerebbero tutti.

ORDINI DEI MEDICI E ASL DEVONO VIGILARE

Gli Ordini professionali hanno un ruolo fondamentale nella tutela dell'etica della professione.

Le aziende sanitarie hanno il dovere di garantire trasparenza nelle strutture e nei servizi di propria competenza.

Quando emergono segnalazioni circostanziate, non dovrebbero essere ignorate.

Devono essere valutate.

Verificate.

Approfondite.

Naturalmente nel pieno rispetto del diritto di difesa e della presunzione di innocenza.

Ma il principio deve essere semplice:

chi non ha nulla da nascondere non deve temere la trasparenza.

ANCHE LE IMPRESE FUNEBRI DEVONO ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ

Non possiamo parlare soltanto dei medici.

Se esistesse un sistema di segnalazioni improprie, dall'altra parte dovrebbe esserci qualcuno disposto a beneficiarne.

Per questo la responsabilità etica riguarda anche le imprese.

Un'impresa funebre seria non dovrebbe cercare scorciatoie.

Non dovrebbe pagare intermediari.

Non dovrebbe costruire reti occulte di segnalazione.

Non dovrebbe cercare informazioni privilegiate sui decessi.

Deve essere scelta perché è brava.

Perché è affidabile.

Perché offre un servizio dignitoso.

Perché pratica prezzi trasparenti.

Perché ha conquistato la fiducia della comunità.

Questa è concorrenza.

Il resto, se accertato, appartiene a un'altra logica.

LA FAMIGLIA DEVE POTER DIRE: “SCELGO IO”

Questo dovrebbe essere il principio più semplice dell'intero sistema funerario.

Muore una persona.

La famiglia sceglie.

Nessuno anticipa quella scelta.

Nessuno suggerisce interessatamente.

Nessuno telefona all'impresa prima della famiglia.

Nessuno trasforma il lutto in un'occasione commerciale.

La famiglia deve poter dire: “Scelgo io.”

E quella scelta deve essere rispettata.

Sempre.

UNA DOMANDA ALLE ISTITUZIONI

TanMagazine pone pubblicamente alcune domande.

Esistono controlli sufficienti per verificare eventuali rapporti anomali tra soggetti che vengono a conoscenza dei decessi e imprese funebri?

Esistono procedure uniformi per garantire alle famiglie una scelta realmente libera?

Esistono sistemi efficaci per segnalare comportamenti sospetti senza esporsi a ritorsioni?

Gli Ordini professionali dispongono di strumenti adeguati per intervenire quando ricevono segnalazioni documentate?

Le aziende sanitarie monitorano adeguatamente ciò che avviene nelle strutture e nei momenti immediatamente successivi al decesso?

Sono domande alle quali il settore merita risposte.

TANMAGAZINE NON SI FERMERÀ ALLE VOCI

La nostra posizione è chiara.

Non pubblicheremo accuse prive di riscontri.

Non costruiremo processi mediatici.

Non trasformeremo sospetti in sentenze.

Ma allo stesso tempo non faremo finta di non vedere.

Le segnalazioni documentate saranno approfondite.

Gli elementi disponibili saranno valutati.

Quando necessario, saranno trasmessi o messi a disposizione delle autorità competenti secondo le modalità previste dalla legge.

E qualora emergessero fatti di rilevanza pubblica adeguatamente verificati e legalmente pubblicabili, TanMagazine eserciterà il proprio diritto-dovere di informare.

Perché denunciare un possibile sistema non significa condannare qualcuno senza processo.

Significa chiedere che quel sistema venga controllato.

UN APPELLO AI PROFESSIONISTI ONESTI

Ai medici diciamo:

difendete l'indipendenza della vostra professione.

Alle imprese funebri diciamo:

competete sulla qualità, non sulle conoscenze.

Alle strutture sanitarie diciamo:

garantite procedure trasparenti.

Agli Ordini professionali diciamo:

vigilate e intervenite quando necessario.

Alle istituzioni diciamo:

non considerate il settore funerario un comparto marginale.

Alle famiglie diciamo:

nessuno deve scegliere al vostro posto.

Potete decidere liberamente a quale impresa affidarvi.

Chiedete informazioni.

Confrontate.

Fate domande.

Pretendete trasparenza.

IL LUTTO NON È UN MERCATO DA SPARTIRE

Dietro ogni servizio funebre c'è una persona morta.

Dietro quella persona c'è una famiglia.

Dietro quella famiglia c'è dolore.

Questo dovrebbe bastare a imporre a tutti un limite morale.

Il settore funerario ha bisogno di professionalità, formazione, innovazione e regole moderne.

Ma soprattutto ha bisogno di etica.

Non possiamo accettare l'idea che il successo di un'impresa possa dipendere dalla possibilità di conoscere un decesso prima degli altri.

Non possiamo accettare che un ruolo sanitario o istituzionale possa trasformarsi, anche indirettamente, in uno strumento di acquisizione commerciale.

Non possiamo accettare che una famiglia, nel momento della massima fragilità, possa essere considerata un “cliente da indirizzare”.

Se esistono comportamenti di questo tipo, devono emergere.

Se non esistono, controlli seri serviranno a dissipare ogni sospetto.

In entrambi i casi la trasparenza è la soluzione.

TanMagazine continuerà a fare domande.

Perché il settore funerario italiano ha bisogno di luce, non di zone d'ombra.

Perché le imprese corrette meritano un mercato corretto.

Perché i medici onesti meritano che la loro professione non venga macchiata dai comportamenti eventualmente scorretti di pochi.

E soprattutto perché una famiglia colpita da un lutto non è un'opportunità commerciale.

È una famiglia da rispettare.

TanMagazine

Informazione, trasparenza e cultura professionale per un settore funerario più etico.

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Chiara Ricciarelli 17/09/2020

Coronavirus e settore funerario

Il nuovo flagello epidemico di proporzioni ormai globali sta minando tutto il sistema, compreso il settore funerario. I numeri del Coronavirus sono impressionanti: al 24 marzo, in Italia, ci sono 69.176 contagiati (5.249 persone in più rispetto al giorno precedente, per una crescita dell’8,2%), dei quali 6820 sono deceduti, (+743). Per effetto delle disposizioni messe a punto dal Governo per prevenire il contagio da Covid-19, oggi, è vietata la celebrazione dei funerali in chiesa e sono chiuse le case funerarie e le sale di commiato. Resta ammessa soltanto la cremazione e la benedizione della salma è concessa soltanto al cimitero in forma privata.

Il Coronavirus sta mutando molti aspetti del trapasso: a cambiare è la capacità di gestione dei bisogni spirituali ed emotivi dei familiari che non possono assistere al funerale del caro scomparso. Vengono a mancare i sentimenti di compassione umana. L’elaborazione del doloroso evento, per una famiglia, in questi tempi di emergenza, è davvero difficile. Le stesse pratiche di tanatoprassi e tanatoestetica, importanti per ridare dignità alla morte e per restituire un aspetto quanto migliore possibile alla salma, non sono possibili. L’ aspetto “umano” del decesso viene inevitabilmente a perdere forza e vigore.

Purtroppo, il Coronavirus si sta diffondendo drammaticamente e sta creando non poche difficoltà da gestire. Ma dietro le quinte di questa emergenza, ci sono gli operatori: sono tante le figure che hanno a che fare con questa sorta di “filiera dell’ evento morte”, anche se nessuno ne parla.

Una volta dichiarato, infatti, da parte del medico, il decesso di un paziente, i portantini trasportano la salma dal reparto ospedaliero alla camera mortuaria. Qui, i necrofori gestiscono la salma all'interno dell'obitorio: luogo spesso sotterraneo ed angusto, dove può essere pericolosa un’ alta carica virale. Successivamente, gli operatori funebri depongono la salma in un cofano, chiudono ermeticamente la bara e si occupano, quando questo è possibile, del funerale.

Nel frattempo, le salme vengono portate in luoghi dove resteranno finché non saranno trasferite definitivamente al cimitero o al forno crematorio, ma questo è un processo lungo, ingessato dalla  lenta burocrazia. L’ ufficio di Stato Civile Comunale deve infatti procedere al controllo della correttezza formale di tutta la documentazione, prodotta dalla struttura nella quale il decesso è avvenuto. E al giorno, in media, possono esserci anche oltre 100 pratiche da seguire.

Laddove la salma sarà cremata, poi, la documentazione da produrre ed esibire sarà ancora ulteriore. Le Regioni del Nord, quelle più colpite dall’emergenza, come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, sono al collasso. A Bergamo, città fra le più afflitte, non c’è nemmeno più tempo per i funerali, e tragicamente, neanche più spazio. Eclatante, è, in questo senso, il corteo funebre di camion militari, usati per trasportare le troppe salme delle vittime in altre Regioni.

Posto che un forno crematorio riesca a cremare circa 15 salme al giorno, il tempo necessario per poter “smaltire” i centinaia di corpi in attesa, diventa tragicamente lungo. Alle istituzioni, gli operatori chiedono a gran voce un provvedimento specifico, misure straordinarie per gestire l' emergenza: una semplificazione della burocrazia, con limitazione o eliminazione di determinate prescrizioni debilitanti e penalizzanti per alcuni impianti e alcune parti del settore. 

É importante che tutte le istituzioni regionali modifichino le disposizioni in materia funeraria mettendo a punto particolari misure di protocollo che indichino la procedura per il trattamento di salme e adaveri. Alcune, come la Lombardia e il Lazio, per citare un esempio, hanno provveduto a dare alcune indicazioni in merito. Utilitalia, recentemente, ha diffuso, al riguardo, alcune regole da seguire. Le salme devono essere ricomposte all'interno di una duplice cassa, il cadavere non va spogliato dei suoi abiti ed è necessario avvolgerlo in un lenzuolo imbevuto di disinfettante, che funga da barriera igienizzante.

Prima della chiusura della bara, in modo ermetico poiché è fatto divieto di compiere operazioni a cassa aperta, va posta particolare attenzione agli oggetti potenzialmente contaminati dal virus, come letto e comodini. È importante anche, durante la manipolazione del cadavere, evitare di venire a contatto con fuoriuscite di aria dai polmoni, gas e materiali biologici fluidi: il virus ha elevata sopravvivenza in ambiente esterno e forte potere infettante, per questo è necessaria una disinfezione anche dopo.

È questo che spaventa maggiormente gli operatori funebri, che chiedono tutela. Ovviamente, occorre la massima prudenza: mascherine, guanti di lattice, grembiuli, prodotti igienizzanti. Materiale però che sta cominciando a scarseggiare, prova ne sono le tante segnalazioni, - soprattutto dalla Regione Campania, che però rimane una delle poche che ancora non ha attuato il protocollo -, che in questi giorni stanno giungendo da parte delle imprese funebri, costrette a lavorare oramai senza essere provviste di alcun dispositivo di protezione, per effetto della loro scarsa reperibilità su tutto il territorio nazionale. La norma in tema di trattamento delle salme stabilisce, poi, che il rito funebre può essere anche vietato, in caso di diffusione della malattia. E, laddove si svolge, nella prassi, la benedizione del prete spesso è necessariamente frettolosa, il feretro non può essere toccato e il segno delle condoglianze si traduce in un inchino. Per semplificare al massimo lo snellimento burocratico, si fa indicazione agli operatori funebri di usare tablet, telefonini, pc affinché possano agilmente e velocemente trasmettere in via telematica le documentazioni di morte. Infine, l’ eventuale esumazione di una persona deceduta per malattia infettiva non potrà compiersi se non dopo almeno due anni dalla relativa inumazione.

Non possiamo allora non sottolineare che le conseguenze del Coronavirus sul settore funerario sono allarmanti: troppe vittime fra i nostri cittadini e un lavoro senza sosta tra gli operatori del settore, nel tentativo, anche, di restituire, per quanto sia difficile, compassione ed umanità ai tragici eventi.

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Andrea Pastore 13/10/2024

Il Regolamento di Polizia Mortuaria: un quadro in evoluzione

Il Regolamento di Polizia Mortuaria, introdotto con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 10 settembre 1990, rappresenta un punto di riferimento fondamentale nell'ambito della gestione dei defunti in Italia. Questo complesso di norme, costantemente aggiornato in base alle evoluzioni sociali, sanitarie e tecnologiche, definisce le procedure da seguire in caso di decesso, dalla constatazione medica alla sepoltura, passando per il trasporto e la conservazione delle salme.

L'importanza di un quadro normativo aggiornato

Il settore funerario è profondamente legato alle tradizioni culturali e religiose di un paese, ma allo stesso tempo è soggetto a rapidi cambiamenti. L'allungamento della vita media, l'evoluzione delle pratiche mediche, l'emergenza sanitaria globale e le nuove esigenze della società civile richiedono un continuo adeguamento del Regolamento di Polizia Mortuaria.

Quali potrebbero essere i prossimi aggiornamenti?

Sulla base delle tendenze attuali e delle sfide future, è possibile ipotizzare alcune possibili evoluzioni del Regolamento:

  • Digitalizzazione dei processi: L'introduzione di strumenti digitali per la gestione delle pratiche funerarie potrebbe semplificare le procedure, ridurre i tempi e garantire una maggiore trasparenza. Si potrebbe pensare a un'anagrafe dei defunti digitalizzata, alla dematerializzazione dei certificati e alla possibilità di effettuare alcune operazioni online.
  • Valorizzazione della volontà anticipata: Sempre più persone desiderano esprimere le proprie volontà in merito alle proprie esequie. Una revisione del regolamento potrebbe prevedere una maggiore tutela della volontà anticipata, facilitando la sua espressione e garantendone il rispetto.
  • Sostenibilità ambientale: Il tema della sostenibilità ambientale sta diventando sempre più centrale in tutti i settori. Anche il settore funerario potrebbe essere interessato da un processo di ecologizzazione, con l'incentivazione di pratiche più rispettose dell'ambiente, come la cremazione o la sepoltura naturale.
  • Tutela dei diritti dei familiari: Il decesso di un congiunto rappresenta un momento molto delicato per i familiari. Il regolamento potrebbe essere aggiornato per garantire una maggiore assistenza e tutela dei loro diritti, sia dal punto di vista emotivo che pratico.

Conclusioni

Il Regolamento di Polizia Mortuaria è uno strumento dinamico, che si adatta ai cambiamenti della società. I prossimi anni potrebbero portare a significative novità in questo ambito, con l'obiettivo di garantire un servizio sempre più efficiente, trasparente e rispettoso delle esigenze di tutti.

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Pasqualino Caterisano 02/07/2021

Morire in Italia da immigrati.

I decessi di cittadini stranieri, poco più di 5.000 l’anno (circa 1 ogni 1.450 persone, inclusa la componente irregolare, mentre tra gli italiani sono circa 1 ogni 140) sono molto meno numerosi rispetto alle nascite. In ogni caso, sempre più anche gli immigrati di prima generazione desiderano essere seppelliti in Italia, dove si sono insediati stabilmente anche i loro figli, seppure in uno scenario molto modificato rispetto alle tradizioni caratteristiche dei Paesi d’origine. Per alcuni, però, la tumulazione in patria conserva una grande importanza, rappresentando un ritorno “simbolico” nella terra degli avi e delle proprie tradizioni, anche se questo desiderio è fonte per i familiari di notevoli complessità. Ragioni di sensibilità umana e religiosa inducono a porre riflessione su questa delicata questione, partendo da brevi considerazioni relative al rituale-religioso e dai dati statistici per entrare nel merito degli aspetti economici, normativi e burocratici, per giungere, quindi, ad alcune conclusioni pratiche. In generale gli immigrati cristiani incontrano meno difficoltà in un Paese come l’Italia, dove però i protestanti, così come avveniva per gli ebrei, nel passato non potevano essere sepolti nei cimiteri comunali, che altrimenti sarebbero stati sconsacrati. Per questo venivano loro riservate apposite aree o costruiti speciali cimiteri, soluzione tuttora valida e adottata anche per i musulmani. Il rito hindu e quello sikh contemplano la cremazione, alla quale in patria si provvede bruciando la salma su una pira e disperdendo le ceneri nei luoghi riconosciuti come importanti per il defunto. La collettività cinese, nel suo insieme, pur favorevole all’inumazione basata sul taoismo popolare, ricorre di regola alla cremazione, che consente di tenere le ceneri presso le abitazioni dei congiunti in Italia o di inviarle a quelli rimasti in Cina. Secondo una parte delle religioni tradizionali africane, il rito funebre deve accompagnare le anime dei defunti così da farle diventare parte del mondo degli antenati, che rappresentano una sorta di autorità suprema, intermediaria tra i mortali e il divino. Per i musulmani, da una parte, è importante “riposare in terra d’Islam” e, dall’altra, è preferibile seppellire il corpo (che secondo la tradizione andrebbe avvolto nel solo sudario) in terra d’immigrazione per provvedere al seppellimento entro breve tempo, prescrizione impossibile in caso di rimpatrio delle salme, che può richiedere anche dei mesi.

 

 

Aspetti burocratici di un rimpatrio

Per avere un’idea della complessità della trafila burocratica, seguiamo il trasporto di una salma dall’Italia al Marocco. Come prescritto per tutti gli immigrati, la rappresentanza diplomatica o consolare, contattata dai familiari del defunto, deve inoltrare una richiesta al Comune italiano dove si è verificato il decesso per ottenere il “nulla osta all’introduzione della salma

” (indispensabile per l’agenzia di pompe funebri), come anche si deve presentare la denuncia di morte ed eventualmente una relazione dettagliata sul decesso dell’autorità giudiziaria. A complicare le cose si aggiunge il fatto che più della metà degli stranieri che muoiono in Italia non sono residenti, in pratica persone di passaggio o, più di frequente, immigrati irregolari che

non possono contare sulla rete di parenti e di amici. Se il defunto non ha documenti, non è regolarmente residente o non si è certi della sua identità, si richiedono le impronte digitali per l’identificazione; i documenti e il passaporto vengono annullati.

Il consolato deve inoltrare una richiesta al ministero degli Affari Esteri del Marocco, dove sono indicate le generalità, il luogo del

decesso, la causa e il luogo di inumazione; da lì è possibile, in seguito, avvertire i familiari. Il Ministero invia al consolato un codice da inserire nel lasciapassare mortuario per provvedere al trasporto della salma. In seguito all’agenzia di pompe funebri, prescelta dai familiari, vengono rilasciati alcuni documenti: il passaporto mortuario; la dichiarazione che la morte non è riconducibile a malattie contagiose (in caso contrario la Asl prescrive che la cassa non venga aperta per alcun motivo), un documento in lingua francese indispensabile per la dogana marocchina e, infine, il lasciapassare del consolato in lingua italiana. Questi documenti, firmati dal Console, vengono consegnati dall’agenzia di pompe funebri alla Prefettura per legalizzare la firma, così che poi si possa procedere al trasporto della cassa. Quando il feretro arriva in Marocco, sono necessari il visto della dogana e della polizia di frontiera; inoltre deve essere comunicato l’orario di arrivo dell’aereo per far trovare un Carro Funebre che si occuperà  del trasporto della salma fino al cimitero ubicato nel luogo di sepoltura indicato nel lasciapassare. Sono le agenzie di pompe funebri a sapersi districare in questa selva di adempimenti e negli ultimi anni ne sono nate diverse anche tra gli immigrati. In conclusione, la questione del trasporto salme richiede che si intervenga per temperare i costi praticati finora dal “mercato” e a questo scopo si auspica: la Costituzione di un Tavolo nazionale ad hoc per coinvolgere i Ministeri interessati (Interno, Lavoro Salute e Politiche Sociali, Infrastrutture), il Coordinamento delle Regioni, le Compagnie aeree; la semplificazione e riduzione degli oneri burocratici (passaporto mortuario e oneri locali) che pesano per circa un quarto sui costi complessivi; una maggiore considerazione di queste necessità sia nella legislazione nazionale che negli interventi regionali che nella contrattazione collettiva, con specifiche agevolazioni per i parenti chiamati a far fronte al trasporto delle loro salme.

Aspetti statistici

I decessi tra gli stranieri sono poco diffusi rispetto a quanto si rileva tra gli italiani. Ciò si giustifica per il fatto che a emigrare sono solitamente i soggetti più giovani e di robusta costituzione, destinati semmai a conoscere un peggioramento della loro salute a causa delle pregiudizievoli condizioni di insediamento: è il cosiddetto “effetto migrante sano” posto in rilievo dalla medicina delle migrazioni. Nel periodo 1992-2002 sono stati registrati 32.738 decessi di cittadini stranieri. Dall’archivio dell’Istat risulta che poco più della metà di questi riguarda cittadini stranieri non residenti, per lo più maschi, giovani, provenienti da Paesi a forte pressione migratoria e in condizione di irregolarità. Negli ultimi anni i decessi dei residenti hanno superato per la prima volta di oltre le 2.000 unità . Nel 2018 sono state superate per la prima volta le 5.000 unità. Poiché nel complesso i decessi delle persone non residenti hanno superato sempre quello delle persone residenti, è ragionevole ipotizzare che i numeri riportati  vanno all’incirca raddoppiati. La Regione con il più alto numero di morti è stata la Lombardia (983), seguita dal Lazio (644) e dal Veneto e l’Emilia Romagna, con più di 500 decessi ciascuna, e dal Piemonte e la Toscana con 400, mentre il Molise e la Basilicata registrano appena una ventina di decessi. L’archivio Istat, dove sono registrate le cause di morte, pone in risalto una differenza rispetto all’origine nazionale. Per gli italiani e gli immigrati provenienti dall’Occidente industrializzato le malattie del sistema circolatorio e i tumori sono le prime cause di morte, mentre per gli immigrati provenienti dai Paesi a forte pressione migratoria lo sono i traumatismi e gli avvelenamenti: così, ad esempio,  è stato per gli albanesi (50,2% per questi motivi) e per i marocchini (55,5%), mentre per gli italiani l’incidenza è stata solo del 4,7%. Per traumatismi e avvelenamenti si intendono diverse cause, quali infortuni mortali sul lavoro, incidenti stradali, omicidi, suicidi, incidenti domestici e altro. Tra le cause di morte dei cittadini stranieri sono molto ricorrenti anche le malattie dell’apparato digerente, i disturbi psichici e le malattie del sistema nervoso e delle ghiandole endocrine. Per quanto riguarda la mortalità infantile gli studiosi hanno sottolineato che le disuguaglianze tra italiani e stranieri si riducono nel corso del tempo, tuttavia con l’eccezione di alcune aree di origine che presentano aspetti problematici meritevoli di ulteriori approfondimenti.  Elaborazioni su dati Istat Una quota non trascurabile di questi eventi è legata agli infortuni mortali sul lavoro, con un tasso di ricorrenza più elevato rispetto a quanto avviene tra gli italiani, essendo gli immigrati impegnati in settori a più alto rischio, segnatamente in edilizia.

Aspetti economici

La sepoltura all’estero riveste per gli immigrati notevoli implicazioni di natura finanziaria, più di quanto avvenga per gli italiani che, peraltro, talvolta in caso di sepoltura hanno dovuto ricorrere agli usurai. I costi comuni riguardano il tipo e qualità della cassa, il servizio auto, i fiori, gli annunci mortuari. Ad essi si aggiungono quelli proprio delle spese di rimpatrio della salma. Per il trasporto della salma dalla località di residenza all’aeroporto la tariffa minima è di 1 euro al chilometro con una spesa che può arrivare, a seconda delle località di partenza, fino a 3.500 euro. I costi di trasporto internazionale variano in considerazione dell’aeroporto di partenza in Italia, del Paese di destinazione, del periodo dell’anno e del vettore e possono arrivare mediamente fino a 2.600 euro. Nell’ipotesi che il defunto sia un immigrato originario della Costa d’Avorio, le spese complessive possono aggirarsi tra poco più di 4.000 euro fino a più di 5.500 euro. 3 Le spese sono più contenute nell’ipotesi di convenzioni tra le agenzie funebri e le agenzie assicurative che coprono le polizze in caso di morte e le compagnie aeree, le quali possono effettuare il rimpatrio della salma con forti sconti (lo fa gratuitamente quella di bandiera bangladese). Naturalmente, nel caso di un’apposita polizza, sono la banca o l’agenzia assicurativa a intervenire. La banca nazionale marocchina (Wafabank) per pochi euro al mese garantisce la copertura delle spese del rimpatrio e dei funerali. Anche le banche italiane hanno iniziato a prevedere pacchetti specifici che garantiscono un contributo differenziato (da 2.500 a 6.000 euro). Tra gli immigrati sono sorte anche associazioni che secondo statuto si occupano dell’assistenza burocratica ed economica in caso di malattia e di decesso. Aspetti normativi A livello internazionale i precedenti normativi sono scarsi. È datata 10 febbraio 1937 la Convenzione di Berlino ed è del 5-13 dicembre 1965 la Dichiarazione della Conferenza dell’Organizzazione Panamericana della Sanità, che si sono occupati dei documenti necessari per il trasporto delle salme e dell’obbligo di una bara chiusa ermeuticamente La questione è stata affrontata anche dal Parlamento Europeo, partendo dalla constatazione che, sono numerosi i cittadini comunitari che abitano in uno Stato membro diverso da quello in cui, in caso di morte, deve aver luogo l’inumazione o la cremazione. Ciò nonostante non esistono disposizioni che disciplinino in maniera uniforme il rimpatrio di una salma senza eccessive spese e procedure amministrative, mentre questo obiettivo deve essere considerato un corollario del diritto di cui dispone ciascun cittadino europeo di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Perciò il Parlamento Europeo, con la Risoluzione 2003/2032(INI ha chiesto alla Commissione di adoperarsi per un’armonizzazione delle procedure e delle norme applicate al trasporto transfrontaliero delle salme sull’intero territorio dell’Unione e di cercare di addivenire in questo contesto, per quanto possibile, a una assimilazione dei cittadini comunitari a quelli nazionali. In Italia, in passato, la copertura per i lavoratori non comunitari era stata praticata a livello previdenziale. Il Fondo Inps per il rimpatrio, istituito nel 1986 (art. 13 legge 943 del 1986) e poi confluito nella gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti (art. 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88), veniva alimentato dallo 0,5% prelevato dalle retribuzioni dei lavoratori non comunitari. Scopo del Fondo era quello di coprire le spese per il rimpatrio, in pratica il biglietto di viaggio degli immigrati regolari restati privi di mezzi dopo aver versato almeno un contributo obbligatorio e anche le spese per il trasporto delle salme di lavoratori morti in Italia, tramite le agenzie funebri. Dopo l’entrata in vigore della legge 40/1998 (Turco-Napolitano), che ha inquadrato l’immigrazione come una realtà stabile, il Fondo per il rimpatrio ha operato fino al 31 dicembre 1999 e poi è stato soppresso. La legge 189/2002 (Bossi-Fini) ha introdotto il pagamento del viaggio di ritorno, ponendolo a carico della ditta o della persona che assume il lavoratore immigrato chiamato dall’estero, mentre non viene affrontata la copertura del trasporto delle salme. In assenza di una legge nazionale, la competenza specifica è degli Enti Locali. Sostanzialmente le ipotesi che ricorrono sono due. 1.Alcune Regioni prevedono nelle loro leggi sull’immigrazione interventi a sostegno del trasporto delle salme. L’Emilia Romagna (L. R. 5/2004, art. 5) attua un rimborso di almeno il 50% dell’importo complessivo documentato, mentre la Toscana favorisce l’adozione di apposite misure volte a facilitare il rimpatrio delle salme (L.R. 29/2009, art. 54). 2.Le altre leggi regionali sull’immigrazione non dispongono appositi interventi (Piemonte, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Puglia, Sardegna e Provincia di Trento). A maggior ragione questa è l’ipotesi riguardante le Regioni sprovviste di una legge specifica sugli immigrati. Ciò non esclude che i Comuni possano erogare un contributo o con i propri fondi o attingendo al fondo regionale per l’immigrazione o a quello per l’emergenza sociale (Basilicata, Campania, Sardegna). 4 La richiesta del contributo può essere inoltrata dai parenti, residenti in Italia o nei Paesi di origine, da organismi rappresentativi degli immigrati, dalle associazioni registrate di cittadini stranieri immigrati o di italiani che si occupano degli immigrati. Naturalmente, si procede all’erogazione del contributo previa acquisizione della documentazione di tipo anagrafico e contabile e le spese ammissibili sono solo quelle riconducibili alla procedura di traslazione di salme, cadaveri e resti mortali di cittadini stranieri immigrati. 

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