Marsica, ombre sul settore funerario: medici, segnalazioni e imprese privilegiate. È ora di fare chiarezza
Marsica sotto la lente: segnalazioni ad Avezzano e nei comuni limitrofi sollevano interrogativi su possibili rapporti privilegiati tra alcuni professionisti sanitari e specifiche imprese funebri. TanMagazine accende i riflettori sulla legalità
Nicolas Tiburzi 20/07/2026 0
Famiglie vulnerabili, segnalazioni di imprese, possibili conflitti di interesse e rapporti privilegiati: il settore funerario Marsicano e della Valle Roveto deve avere il coraggio di affrontare una questione che da troppo tempo viene raccontata sottovoce
TanMagazine apre una riflessione su uno dei temi più delicati del comparto funerario italiano: il possibile condizionamento della libera scelta delle famiglie attraverso segnalazioni, indicazioni o rapporti privilegiati tra professionisti che intervengono al momento del decesso e determinate imprese di onoranze funebri.
C'è un momento nel quale una famiglia è più vulnerabile di qualsiasi altro.
È il momento della morte.
Quando muore una persona cara non si ragiona come in una situazione normale. C'è dolore, confusione, urgenza. Bisogna affrontare documenti, certificazioni, autorizzazioni, trasferimenti, organizzare il funerale e prendere in poche ore decisioni che normalmente richiederebbero giorni.
È proprio in questo momento che la libertà di scelta deve essere protetta più che mai.
E invece è proprio in questo momento che può diventare estremamente facile condizionarla.
Da anni, nel mondo funerario, si parla di un fenomeno che merita finalmente di essere affrontato apertamente: quello delle segnalazioni di imprese funebri da parte di soggetti che, per il ruolo professionale ricoperto, entrano inevitabilmente in contatto con le famiglie immediatamente dopo un decesso.
Medici curanti.
Medici necroscopi.
Medici legali.
Personale sanitario.
Operatori che, direttamente o indirettamente, vengono a conoscenza di un decesso prima ancora che la famiglia abbia scelto liberamente l'impresa alla quale affidarsi.
È necessario essere estremamente chiari.
Non stiamo accusando un'intera categoria.
La stragrande maggioranza dei medici italiani svolge quotidianamente il proprio lavoro con serietà, indipendenza e rispetto assoluto della propria funzione.
Proprio per questo, però, eventuali comportamenti scorretti di pochi devono essere individuati e isolati.
Perché anche pochi episodi possono compromettere la credibilità di un intero sistema.
LA DOMANDA CHE DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI PORCI
La domanda è semplice:
può un professionista che interviene istituzionalmente o professionalmente in occasione di un decesso indicare alla famiglia una specifica impresa funebre?
E soprattutto:
cosa accade quando determinate segnalazioni sembrano ripetersi sistematicamente sempre verso le stesse aziende?
Un conto è rispondere a una richiesta generica di informazioni.
Un altro è suggerire esplicitamente:
“Chiamate questa impresa.”
“Conosco io qualcuno.”
“Vi mando una persona di fiducia.”
“Telefonate a loro, penseranno a tutto.”
Frasi apparentemente innocue possono assumere un peso enorme quando vengono pronunciate da una persona che, agli occhi della famiglia, rappresenta un'autorità o comunque un professionista di fiducia.
La famiglia, in quel momento, difficilmente percepisce quella frase come una normale indicazione commerciale.
La percepisce come un consiglio autorevole.
Ed è qui che nasce il problema.
IL CONFINE TRA CONSIGLIO E CONDIZIONAMENTO
Nel mercato ordinario il consumatore confronta.
Chiede preventivi.
Consulta internet.
Valuta recensioni.
Decide.
Nel settore funerario tutto questo spesso accade in poche ore.
Il tempo è limitato e la vulnerabilità emotiva è enorme.
Chi possiede per primo l'informazione relativa al decesso può quindi trovarsi, anche indirettamente, in una posizione capace di influenzare il mercato.
Per questo il settore funerario non può essere considerato un mercato come tutti gli altri.
La libera scelta della famiglia deve essere tutelata con particolare rigore.
Il problema non è soltanto economico.
È soprattutto etico.
QUANDO LE SEGNALAZIONI DIVENTANO SISTEMATICHE
Un episodio isolato può essere casuale.
Ma quando emergono segnalazioni ricorrenti, quando determinati professionisti sembrano indicare frequentemente le medesime imprese, quando alcune aziende sembrano beneficiare con particolare continuità di determinati canali di segnalazione, allora è legittimo chiedere maggiore trasparenza.
Attenzione: una ricorrenza non dimostra automaticamente l'esistenza di un illecito.
Ma può rappresentare un elemento che merita verifica.
Ed è proprio questo il punto.
Non servono processi mediatici.
Servono controlli.
Non servono accuse indiscriminate.
Servono accertamenti.
Se tutto è corretto, i controlli proteggeranno chi lavora onestamente.
Se invece dovessero emergere comportamenti incompatibili con le regole professionali o con la legge, sarà compito delle autorità competenti intervenire.
TANMAGAZINE HA RICEVUTO SEGNALAZIONI
La nostra redazione è venuta a conoscenza di segnalazioni relative a presunti episodi nei quali famiglie colpite da un lutto sarebbero state indirizzate verso determinate imprese funebri.
Disponiamo inoltre di materiale informativo e documentale che riteniamo meritevole di approfondimento.
Tra questo materiale figurano anche conversazioni e registrazioni la cui rilevanza, liceità di utilizzo e possibilità di eventuale pubblicazione dovranno essere preventivamente valutate nelle sedi competenti.
Non pubblicheremo nomi né attribuiremo responsabilità individuali senza verifiche adeguate.
Non è questo il nostro compito.
Ma non possiamo neppure ignorare ciò che ci viene segnalato.
Il giornalismo serio non deve emettere sentenze.
Deve fare domande.
E alcune domande, oggi, devono essere poste.
PERCHÉ SEMPRE LE STESSE IMPRESE?
Se un'impresa funebre riceve una chiamata perché una famiglia l'ha scelta liberamente, non esiste alcun problema.
È il normale funzionamento del mercato.
Ma se un'impresa riceve sistematicamente famiglie provenienti dallo stesso circuito professionale o sanitario, può essere legittimo chiedersi come avvenga quella scelta.
La famiglia conosceva già quell'impresa?
L'ha trovata autonomamente?
Ha confrontato diverse aziende?
Oppure qualcuno le ha fornito direttamente un numero telefonico?
Qualcuno ha fatto una telefonata al posto suo?
Qualcuno ha comunicato il decesso all'impresa prima ancora che la famiglia la contattasse?
Sono domande semplici.
Ma le risposte potrebbero raccontare molto sul funzionamento reale di una parte del mercato funerario.
IL VALORE ECONOMICO DELL'INFORMAZIONE SUL DECESSO
Nel settore funerario esiste una realtà economica evidente.
Sapere per primi che una persona è deceduta può rappresentare un enorme vantaggio commerciale.
Chi conosce il decesso prima degli altri può potenzialmente arrivare prima alla famiglia.
Ed è proprio per questo che l'informazione relativa alla morte di una persona deve essere trattata con estrema responsabilità.
Non può trasformarsi in una notizia commerciale.
Non può diventare una segnalazione privilegiata.
Non può essere utilizzata per creare corsie preferenziali tra determinati soggetti e determinate aziende.
Se questo dovesse accadere, non avremmo più un mercato basato sulla qualità.
Avremmo un mercato basato sull'accesso privilegiato all'informazione.
E sarebbe profondamente ingiusto.
LE IMPRESE ONESTE PAGANO IL PREZZO PIÙ ALTO
Immaginiamo due imprese funebri.
La prima investe.
Forma il personale.
Mantiene strutture adeguate.
Acquista mezzi moderni.
Rispetta i contratti di lavoro.
Investe nella qualità.
Comunica correttamente.
Costruisce nel tempo la propria reputazione.
La seconda, ipoteticamente, dispone invece di una rete di segnalazioni privilegiate.
Chi avrà più possibilità di acquisire servizi?
Se il mercato viene alterato da canali preferenziali, la qualità rischia di diventare secondaria.
Questo produce una concorrenza profondamente distorta.
E alla lunga danneggia tutti.
Le imprese serie.
I lavoratori.
Le famiglie.
E l'immagine dell'intero comparto funerario.
IL RUOLO DEL MEDICO DEVE RESTARE IMPARZIALE
Il medico occupa una posizione di enorme fiducia sociale.
Proprio per questo la sua indipendenza deve essere assoluta.
Il medico deve occuparsi della propria funzione sanitaria, certificativa, medico-legale o necroscopica secondo le competenze previste.
La scelta dell'impresa funebre appartiene invece alla famiglia.
Sono due piani che devono restare distinti.
Qualunque sovrapposizione sistematica tra funzione sanitaria e interesse commerciale deve essere osservata con grande attenzione.
Non perché ogni indicazione sia automaticamente illecita.
Ma perché il rischio di conflitto di interesse è evidente.
La fiducia del cittadino deve essere protetta anche dall'apparenza di possibili condizionamenti.
MEDICI NECROSCOPI: UNA FUNZIONE PARTICOLARMENTE DELICATA
Il medico necroscopo svolge una funzione fondamentale nell'ambito della polizia mortuaria.
Il suo intervento è collegato all'accertamento della morte e alle procedure previste dall'ordinamento.
Proprio per la natura della funzione esercitata, deve essere garantita una netta separazione rispetto agli interessi commerciali delle imprese funebri.
Il medico necroscopo non dovrebbe trasformarsi, direttamente o indirettamente, in un intermediario commerciale.
La sua autorevolezza non deve diventare uno strumento capace di orientare il mercato.
MEDICI CURANTI: IL RAPPORTO DI FIDUCIA NON DEVE DIVENTARE UN CANALE COMMERCIALE
Ancora più delicata può essere la posizione del medico curante.
Spesso conosce la famiglia da anni.
Ha seguito il paziente.
È una persona di fiducia.
Quando avviene il decesso, una sua indicazione può avere un peso enorme.
Se dice:
“Chiamate questa impresa, sono persone affidabili”,
la famiglia difficilmente interpreterà quella frase come una semplice opinione.
La considererà una raccomandazione autorevole.
Per questo occorre grande prudenza.
Il medico può certamente aiutare una famiglia a comprendere le procedure sanitarie e amministrative di propria competenza.
Ma la scelta commerciale dell'impresa funebre dovrebbe restare libera e autonoma.
MEDICI LEGALI: INDIPENDENZA E TRASPARENZA DEVONO ESSERE ASSOLUTE
Anche nell'ambito medico-legale la separazione tra funzione professionale e interessi commerciali deve essere rigorosa.
Il medico legale può intervenire in contesti estremamente delicati:
morti improvvise;
decessi sospetti;
autopsie;
riscontri diagnostici;
procedimenti giudiziari;
identificazione;
valutazioni medico-legali.
In questi contesti la famiglia vive una condizione di vulnerabilità ancora maggiore.
Qualunque indicazione commerciale proveniente da chi ricopre un ruolo tecnico o istituzionale può essere percepita come particolarmente autorevole.
Per questo l'indipendenza deve essere non soltanto reale.
Deve essere anche evidente.
E SE ESISTESSE UN CORRISPETTIVO?
Qui entriamo nello scenario più grave.
Se dietro una segnalazione dovesse emergere un vantaggio economico, una promessa, uno scambio di utilità o qualsiasi altra forma di accordo improprio, la questione cambierebbe completamente natura.
Non parleremmo più di semplice consiglio.
Saremmo davanti a fatti che dovrebbero essere valutati dalle autorità competenti sulla base delle circostanze concrete e delle norme applicabili.
È fondamentale non generalizzare.
Ma è altrettanto fondamentale non minimizzare.
Ogni eventuale scambio economico collegato all'indirizzamento di una famiglia verso un'impresa funebre dovrebbe essere oggetto di immediata attenzione.
LE REGISTRAZIONI: DOCUMENTARE, NON SPETTACOLARIZZARE
Oggi moltissime situazioni possono essere documentate.
Telefonate.
Messaggi.
Chat.
Email.
Testimonianze.
Documenti.
Registrazioni.
Ma possedere una registrazione non significa automaticamente poterla pubblicare.
Occorre distinguere tra la possibilità di utilizzare un elemento per tutelare un proprio diritto, la sua eventuale rilevanza in un procedimento e la possibilità di diffonderlo pubblicamente.
Per questo eventuali registrazioni devono essere conservate integralmente, senza manipolazioni, accompagnate da data, contesto e circostanze nelle quali sono state acquisite.
Prima della pubblicazione devono essere sottoposte a una verifica legale.
Il nostro obiettivo non deve essere creare uno scandalo mediatico.
Deve essere accertare la verità.
NON VOGLIAMO UNA CACCIA AL MEDICO
Questo deve essere chiarissimo.
Non stiamo accusando la categoria medica.
Sarebbe profondamente ingiusto.
Migliaia di medici lavorano quotidianamente con straordinaria professionalità.
Molti accompagnano le famiglie nei momenti più difficili con umanità e rispetto.
Proprio loro devono essere i primi a pretendere chiarezza.
Perché un eventuale comportamento scorretto di pochi danneggia la reputazione di tutti.
Lo stesso vale per le imprese funebri.
Non esistono “medici contro impresari”.
Esistono professionisti corretti e comportamenti che, se segnalati e documentati, devono essere verificati.
E LA ASL COSA FA?
Se pratiche di questo tipo dovessero risultare realmente diffuse e reiterate nel territorio della Marsica, sarebbe inevitabile interrogarsi anche sul ruolo di chi ha il dovere di vigilare. Possibile che i vertici e i dirigenti della ASL non si siano mai accorti di nulla? Si tratta di carenze nei controlli, di comportamenti tollerati o esistono interessi che meritano di essere approfonditi?
Non spetta a noi formulare accuse senza prove né affermare che qualcuno tragga vantaggi economici da tali situazioni. Ma proprio per fugare ogni dubbio è necessario che la ASL faccia piena chiarezza, verifichi eventuali rapporti anomali e renda trasparenti i controlli effettuati. Quando un fenomeno sospetto sembra protrarsi nel tempo, infatti, la domanda non riguarda più soltanto chi potrebbe esserne direttamente coinvolto, ma anche chi aveva il compito di controllare e, eventualmente, perché non sia intervenuto.
La trasparenza è nell'interesse di tutti, a cominciare dai dirigenti e dai professionisti che operano correttamente.
SERVE UN SISTEMA DI TRACCIABILITÀ?
Una proposta potrebbe essere quella di aumentare la trasparenza.
Perché non prevedere procedure più chiare affinché, nelle strutture sanitarie e nei contesti pubblici, alle famiglie venga esplicitamente ricordato che:
“La scelta dell'impresa funebre è libera.”
Nessun elenco privilegiato.
Nessuna indicazione selettiva.
Nessun numero telefonico consegnato informalmente.
Nessuna impresa avvisata prima della scelta della famiglia.
Si potrebbero prevedere protocolli uniformi.
Cartelli informativi.
Moduli di trasparenza.
Canali anonimi di segnalazione.
Controlli a campione.
Audit sui flussi anomali di servizi, laddove consentito dalla legge e nel rispetto della privacy.
Sono strumenti che proteggerebbero tutti.
ORDINI DEI MEDICI E ASL DEVONO VIGILARE
Gli Ordini professionali hanno un ruolo fondamentale nella tutela dell'etica della professione.
Le aziende sanitarie hanno il dovere di garantire trasparenza nelle strutture e nei servizi di propria competenza.
Quando emergono segnalazioni circostanziate, non dovrebbero essere ignorate.
Devono essere valutate.
Verificate.
Approfondite.
Naturalmente nel pieno rispetto del diritto di difesa e della presunzione di innocenza.
Ma il principio deve essere semplice:
chi non ha nulla da nascondere non deve temere la trasparenza.
ANCHE LE IMPRESE FUNEBRI DEVONO ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ
Non possiamo parlare soltanto dei medici.
Se esistesse un sistema di segnalazioni improprie, dall'altra parte dovrebbe esserci qualcuno disposto a beneficiarne.
Per questo la responsabilità etica riguarda anche le imprese.
Un'impresa funebre seria non dovrebbe cercare scorciatoie.
Non dovrebbe pagare intermediari.
Non dovrebbe costruire reti occulte di segnalazione.
Non dovrebbe cercare informazioni privilegiate sui decessi.
Deve essere scelta perché è brava.
Perché è affidabile.
Perché offre un servizio dignitoso.
Perché pratica prezzi trasparenti.
Perché ha conquistato la fiducia della comunità.
Questa è concorrenza.
Il resto, se accertato, appartiene a un'altra logica.
LA FAMIGLIA DEVE POTER DIRE: “SCELGO IO”
Questo dovrebbe essere il principio più semplice dell'intero sistema funerario.
Muore una persona.
La famiglia sceglie.
Nessuno anticipa quella scelta.
Nessuno suggerisce interessatamente.
Nessuno telefona all'impresa prima della famiglia.
Nessuno trasforma il lutto in un'occasione commerciale.
La famiglia deve poter dire: “Scelgo io.”
E quella scelta deve essere rispettata.
Sempre.
UNA DOMANDA ALLE ISTITUZIONI
TanMagazine pone pubblicamente alcune domande.
Esistono controlli sufficienti per verificare eventuali rapporti anomali tra soggetti che vengono a conoscenza dei decessi e imprese funebri?
Esistono procedure uniformi per garantire alle famiglie una scelta realmente libera?
Esistono sistemi efficaci per segnalare comportamenti sospetti senza esporsi a ritorsioni?
Gli Ordini professionali dispongono di strumenti adeguati per intervenire quando ricevono segnalazioni documentate?
Le aziende sanitarie monitorano adeguatamente ciò che avviene nelle strutture e nei momenti immediatamente successivi al decesso?
Sono domande alle quali il settore merita risposte.
TANMAGAZINE NON SI FERMERÀ ALLE VOCI
La nostra posizione è chiara.
Non pubblicheremo accuse prive di riscontri.
Non costruiremo processi mediatici.
Non trasformeremo sospetti in sentenze.
Ma allo stesso tempo non faremo finta di non vedere.
Le segnalazioni documentate saranno approfondite.
Gli elementi disponibili saranno valutati.
Quando necessario, saranno trasmessi o messi a disposizione delle autorità competenti secondo le modalità previste dalla legge.
E qualora emergessero fatti di rilevanza pubblica adeguatamente verificati e legalmente pubblicabili, TanMagazine eserciterà il proprio diritto-dovere di informare.
Perché denunciare un possibile sistema non significa condannare qualcuno senza processo.
Significa chiedere che quel sistema venga controllato.
UN APPELLO AI PROFESSIONISTI ONESTI
Ai medici diciamo:
difendete l'indipendenza della vostra professione.
Alle imprese funebri diciamo:
competete sulla qualità, non sulle conoscenze.
Alle strutture sanitarie diciamo:
garantite procedure trasparenti.
Agli Ordini professionali diciamo:
vigilate e intervenite quando necessario.
Alle istituzioni diciamo:
non considerate il settore funerario un comparto marginale.
Alle famiglie diciamo:
nessuno deve scegliere al vostro posto.
Potete decidere liberamente a quale impresa affidarvi.
Chiedete informazioni.
Confrontate.
Fate domande.
Pretendete trasparenza.
IL LUTTO NON È UN MERCATO DA SPARTIRE
Dietro ogni servizio funebre c'è una persona morta.
Dietro quella persona c'è una famiglia.
Dietro quella famiglia c'è dolore.
Questo dovrebbe bastare a imporre a tutti un limite morale.
Il settore funerario ha bisogno di professionalità, formazione, innovazione e regole moderne.
Ma soprattutto ha bisogno di etica.
Non possiamo accettare l'idea che il successo di un'impresa possa dipendere dalla possibilità di conoscere un decesso prima degli altri.
Non possiamo accettare che un ruolo sanitario o istituzionale possa trasformarsi, anche indirettamente, in uno strumento di acquisizione commerciale.
Non possiamo accettare che una famiglia, nel momento della massima fragilità, possa essere considerata un “cliente da indirizzare”.
Se esistono comportamenti di questo tipo, devono emergere.
Se non esistono, controlli seri serviranno a dissipare ogni sospetto.
In entrambi i casi la trasparenza è la soluzione.
TanMagazine continuerà a fare domande.
Perché il settore funerario italiano ha bisogno di luce, non di zone d'ombra.
Perché le imprese corrette meritano un mercato corretto.
Perché i medici onesti meritano che la loro professione non venga macchiata dai comportamenti eventualmente scorretti di pochi.
E soprattutto perché una famiglia colpita da un lutto non è un'opportunità commerciale.
È una famiglia da rispettare.
TanMagazine
Informazione, trasparenza e cultura professionale per un settore funerario più etico.
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Barbara Ruscitti 30/11/2023
Come conservo il cadavere?
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maggiori informazioni sul prodotto Fluytan www.fluytan.it
Nicolas Tiburzi 24/08/2021
"I cinesi che non muoiono mai” : gli affari funebri della camorra
Una dichiarazione del pentito Alfonso Mazzarella svela “gli affari funebri” della camorra sulle salme dei cinesi.
L’indagine
“Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell’aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a dominare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l’uno sull’altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l’uno con l’altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d’intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese”.
Inizia così il libro di Roberto Saviano, Gomorra. Un libro che ha restituito allo scrittore napoletano tante lodi quanto accuse. Un’indagine giornalistica, un romanzo storico: dov’è la verità? Dove il romanzato?
DOVE VANNO A FINIRE I CINESI MORTI IN ITALIA?
Ecco la mia spiegazione seria a quello che forse è il quesito per eccellenza che attanaglia, non solo gli italiani, ma chiunque abbia mai avuto a che fare con l’Asia in generale : e poi volevo segnalarvi le interessanti Obiezioni in merito fatte dai ragazzi di AssoCina (italo-cinesi di seconda generazione). https://www.associna.com/it/2006/12/30/gomorra-i-cinesi-morti-trasportati-nei-container/
CHE FINE FANNO I CINESI MORTI IN ITALIA
Contrariamente a quanto affermano le ironiche dicerie, ammettiamolo, completamente prive di tatto, nei confronti di un argomento che andrebbe invece trattato con rispetto, i defunti cinesi non vengono sotterrati alla meglio, gettati in mare o serviti sulle tavole dei ristorantini gestiti dai loro connazionali. È tantomeno possibile poi parlare di immortalità dovuta alla “miracolosa” medicina tradizionale cinese.
“Ma allora perché non ho mai visto un funerale cinese?”
I motivi sono diversi e legati a questioni di carattere culturale e sociologico:
Per prima cosa va tenuto presente il fatto che l’emigrazione di massa cinese in Italia è un fenomeno relativamente recente. Sebbene, infatti, si siano registrati numerosi ingressi durante gli anni 80’ del Novecento, il vero e proprio boom dell’immigrazione cinese in Italia si è verificato nei decenni successivi, per cui, l’età media degli immigrati è decisamente bassa.
Ad oggi, il 48,6% di essi ha meno di 30 anni e solo il 2,0% ha un’età superiore ai 60 anni.
Va poi considerato che, per la cultura cinese, morire nella propria casa rientra nella concezione di “buona morte”: pertanto trascorrere in patria l’ultima fase della propria vita è un desiderio comune a molti cinesi.
Va inoltre considerato che curarsi in Cina, per i cinesi, è certamente più facile ed economico.
Quando però la morte sopravviene senza lasciare il tempo di prendere le ultime decisioni in merito, restano due opzioni: la prima è quella di seppellire il defunto in uno dei cimiteri della Penisola, che, contrariamente a quello che si afferma senza fondamento, ospitano anche tombe di cinesi morti in Italia; la seconda è quella di rimpatriare la salma o, come accade nella maggior parte dei casi, le ceneri nel Paese di Mezzo, per fa sì che esse beneficino dei riti funebri del culto professato.
I RITI FUNEBRI CINESI
I riti, notevolmente semplificati dai tempi del “Grande Balzo” (1958- 1959), variano in base alla credenza della famiglia e allo status sociale del defunto.
In ogni caso essi rappresentano per i cinesi, un momento determinante nel passaggio dalla vita terrena all’aldilà e un rito male organizzato influirebbe non solo sul destino dello spirito, ma anche sulla sorte della famiglia del defunto.
Non è però sempre possibile, per le famiglie cinesi emigrate in Italia, osservare in terra straniera tutte le proprie tradizioni: pratiche come quelle di bruciare soldi e oggetti di carta o di onorare il defunto con la veglia continuata nelle camere mortuarie non sono consentite.
In genere i familiari rimediano bruciando i piccoli oggetti di carta all’aperto e accendendo candele e diffondendo musica all’interno della camera.
Anche il tradizionale corteo che accompagna la salma con musica e scoppio di petardi durante il percorso dalla casa al cimitero, ormai sopravvissuto soltanto nelle aree rurali cinesi, è difficilmente avvistabile in Italia.
Qui, infatti, le famiglie preferiscono trasferire direttamente il feretro dalla abitazione al luogo di sepoltura.
Il colore legato al lutto, nella cultura Cinese, è il bianco, ovvero l’assenza di colore. Bianchi sono i fiori, i foglietti di carta appesi alle porte e bianchi sono anche i panni che coprono il capo dei familiari del defunto.
I foglietti di carta rossi, invece, proteggono i presenti dalla energia mortale. Per scongiurare l’eventualità che partecipanti alla veglia subiscano un lutto in famiglia, vengono coperti o rimossi gli specchi: sarebbe la visione della bara riflessa a causare la nefasta conseguenza.
La bruciatura di incensi è considerata molto importante perché si ritiene renda possibile laconnessione tra il mondo dei vivi e l’aldilà.
A cerimonia finita, secondo la tradizione, la famiglia non può tornare direttamente a casa, perché sarebbe di cattivo auspicio; in genere i presenti prendono parte ad un banchetto in memoria del defunto.
Barbara Ruscitti 30/05/2026
IL SETTORE FUNERARIO ITALIANO VERSO IL CAMBIAMENTO: COSA CI ATTENDE NEI PROSSIMI ANNI?
Tra nuove esigenze sociali, innovazione e riforme legislative
Per oltre trent'anni il settore funerario italiano ha operato all'interno di un quadro normativo sostanzialmente immutato. Il DPR 285 del 1990, ancora oggi riferimento principale della polizia mortuaria italiana, è nato in un Paese profondamente diverso da quello attuale.
Da allora sono cambiate le famiglie, sono cambiate le città, sono cambiate le modalità di commemorazione dei defunti e, soprattutto, sono cambiate le aspettative dei cittadini.
Oggi il comparto funerario si trova di fronte a una svolta storica.
Le recenti modifiche legislative e i numerosi disegni di legge in discussione lasciano intravedere un futuro in cui il settore sarà chiamato a modernizzarsi, digitalizzarsi e, soprattutto, a ripensare il proprio ruolo all'interno della società contemporanea.
Un sistema che chiede da tempo una riforma organica
Da anni gli operatori denunciano una situazione caratterizzata da una forte frammentazione normativa.
Accanto alle disposizioni nazionali convivono infatti leggi regionali molto differenti tra loro, regolamenti comunali spesso contrastanti e interpretazioni applicative che variano da territorio a territorio.
Questa situazione genera incertezza per le imprese, difficoltà operative per gli enti pubblici e, non di rado, disorientamento per le famiglie che affrontano un lutto.
La necessità di una legge funeraria nazionale moderna non rappresenta più soltanto una richiesta delle associazioni di categoria, ma una vera esigenza del sistema.
La digitalizzazione entra nel settore funerario
Uno degli aspetti più innovativi delle recenti riforme riguarda la progressiva digitalizzazione delle procedure.
Autorizzazioni, certificazioni, pratiche amministrative e trasmissione degli atti sono destinate a diventare sempre più telematiche.
Un cambiamento che consentirà di ridurre tempi burocratici e costi amministrativi, favorendo una maggiore efficienza sia per i Comuni che per le imprese funebri.
La sfida sarà accompagnare questa trasformazione senza perdere quel rapporto umano che costituisce il cuore del servizio funerario.
Perché dietro ogni pratica amministrativa esiste una famiglia che vive uno dei momenti più delicati della propria vita.
Cresce il ruolo delle Case Funerarie
Uno dei fenomeni più evidenti degli ultimi anni è l'espansione delle Case Funerarie.
Sempre più famiglie scelgono strutture dedicate, accoglienti e riservate, in grado di offrire ambienti adeguati per il commiato.
Quello che fino a pochi anni fa appariva come un modello innovativo, oggi rappresenta una realtà consolidata in molte regioni italiane.
Le Case Funerarie stanno progressivamente modificando il modo di vivere il lutto, restituendo dignità, tempo e serenità ai familiari.
La futura normativa nazionale sarà inevitabilmente chiamata a disciplinare in modo uniforme questi spazi, definendone requisiti, funzioni e standard qualitativi.
Cremazione: una crescita che non si arresta
La cremazione continua a registrare numeri in costante aumento.
In molte aree del Paese rappresenta ormai una scelta diffusa e consolidata.
Questa evoluzione comporta nuove esigenze organizzative, gestionali e normative.
Diventano centrali temi quali:
- gestione delle ceneri;
- affidamento familiare;
- dispersione;
- trasporto dei resti;
- organizzazione dei crematori;
- sostenibilità ambientale.
Le recenti modifiche legislative rappresentano soltanto il primo passo di un percorso destinato a proseguire nei prossimi anni.
Tanatoprassi: il grande tema ancora aperto
Tra gli argomenti più discussi vi è certamente quello della tanatoprassi.
Nonostante la crescente diffusione delle tecniche conservative in numerosi Paesi europei e nel resto del mondo, l'Italia continua a non disporre di una disciplina nazionale specifica che regolamenti la professione del tanatoprattore.
Si tratta di un tema che coinvolge aspetti sanitari, formativi, etici e organizzativi.
Sempre più operatori ritengono che sia giunto il momento di affrontare apertamente il tema, definendo standard professionali, percorsi formativi e protocolli condivisi.
La tanatoprassi non rappresenta soltanto una tecnica conservativa.
È soprattutto uno strumento di tutela della dignità del defunto, di supporto alle famiglie e di miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle strutture funerarie.
Il dibattito è aperto e difficilmente potrà essere ignorato nelle future riforme del settore.
Il futuro sarà costruito dagli operatori
Le leggi sono importanti, ma non saranno sufficienti da sole a determinare il futuro del comparto.
La vera trasformazione dipenderà dalla capacità degli operatori di interpretare i cambiamenti e di coglierne le opportunità.
Innovazione, formazione continua, qualità dei servizi, attenzione alle famiglie e sostenibilità saranno le parole chiave dei prossimi anni.
Il settore funerario italiano possiede competenze, professionalità e tradizioni che meritano di essere valorizzate.
Le future riforme dovranno accompagnare questa crescita, senza snaturare quei valori di rispetto, umanità e servizio che da sempre caratterizzano il lavoro di migliaia di professionisti.
Una stagione decisiva
Ci troviamo probabilmente all'inizio di una nuova stagione per il comparto funerario italiano.
Le prossime decisioni legislative influenzeranno il settore per i decenni a venire.
Per questo motivo è fondamentale che tutti gli attori coinvolti — istituzioni, imprese, associazioni professionali e mondo della formazione — partecipino attivamente al dibattito.
Il cambiamento è già iniziato.
La vera domanda non è più se il settore funerario cambierà, ma come saprà guidare e governare questa trasformazione, mettendo sempre al centro la dignità della persona, il rispetto del lutto e la qualità del servizio offerto alle famiglie.